Massimo Campigli. Storia di un artista e di un figlio illegittimo

Fondazione Magnani Rocca, Traversetolo – fino al 29 giugno 2014. Un artista piuttosto sottovalutato, Massimo Campigli, ora omaggiato con una articolata e rigorosa antologica. Per raccontare un uomo colto e libero, che ha attraversato il secolo senza farsi mai attirare troppo da movimenti e mode.

Massimo Campigli, Scuola di danza, 1941, olio su tela, 110 x 150 cm
Massimo Campigli, Scuola di danza, 1941, olio su tela, 110 x 150 cm

Massimo Campigli (all’anagrafe Max Inhlefeld) nasce a Berlino nel 1895 da una ragazza di diciotto anni non sposata che, per tutelarsi dallo scandalo, scappa in Italia, vicino a Firenze, dove il piccolo Max viene allevato dalla nonna. La vera madre, Anna Paolina, lo incontrerà saltuariamente facendosi passare per zia. Max trascorre un’infanzia come in un harem, circondato da donne: oltre alla madre, due sorelle, nate dal matrimonio con un impresario inglese. A quattordici anni scopre la verità sulla sua famiglia e il velo da telenovela si squarcia, diventando coriacea illustrazione di una psicologia complessa, stimolo poi per una ricerca raffinata e unica nel panorama italiano.
Campigli si inserisce nel mondo della cultura italiana come giornalista del Corriere della Sera e di riviste come Lacerba. Coltissimo e poliglotta, frequenta i circoli futuristi, ma non sarà sotto questo influsso che, dopo la Prima guerra mondiale e dopo un soggiorno da corrispondente a Parigi, inizierà la sua vicenda artistica.
Nell’elegante villa di Mamiano, vicino a Parma, il percorso creativo di Campigli viene sviluppato con rigore in cinque sezioni che suggeriscono prospettive diverse sul tema principale. Una donna distante appare spersonalizzata e chiusa in una geometria astratta per essenza, ma intatta nella sua chiusa, antica intoccabilità. Precisamente collocata oltre la possibilità di ogni contatto, questa donna diviene forma arcaicizzata che si definisce in uno spazio pittorico rigorosamente sezionato e controllato. Queste figure femminili inconoscibili, misteriose e lontane, scandiscono contemporaneità e antichità amalgamandoli su due livelli indistinguibili.
Affascinato dall’arte etrusca, dal classico, dalla ritrattistica romana o dai ritratti del Fayoum, l’artista crea un linguaggio personale che gli consente di liberare il suo io dall’infanzia, spostandolo dal sogno al presente.

Massimo Campigli alla Fondazione Magnani Rocca
Massimo Campigli alla Fondazione Magnani Rocca

La figura femminile attraversa un percorso di stilizzazione che giunge nell’ultimo decennio alla definizione di una donna-anfora fortemente geometrica, un segno che si ripete sempre più caratteristico. Questo aspetto è sottolineato con l’interessante accostamento di quattro enormi tele che Campigli teneva nel proprio atelier e per la prima volta esposte insieme.
La mostra ben congegnata sazia senza tralasciare nessun aspetto, così eventuali lacune svaniscono sotto un apparato informativo che il catalogo, i pannelli e il personale in sala stendono a esaustiva copertura di ogni vuoto, mettendo facilmente in contatto il grande pubblico con un artista unico e raffinato.

Domenico Russo

Traversetolo // fino al 29 giugno 2014
Massimo Campigli – Il Novecento antico
a cura di Stefano Roffi
Catalogo Silvana Editoriale
FONDAZIONE MAGNANI ROCCA
Via Fondazione Magnani Rocca 4
0521 848327
[email protected]
www.magnanirocca.it

 

 

 

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Domenico Russo
Domenico Russo è laureato in Beni Artistici, Teatrali, Cinematografici e dei Nuovi Media presso l’Università di Parma. Ha collaborato con il Teatro Lenz e con la Fondazione Magnani Rocca. È impegnato come curatore in una ricerca che lo spinge alla continua scoperta dei linguaggi emergenti dell’arte contemporanea.