Masselli, stacchi e strappi. Il trasporto di pitture murali nella storia del restauro italiano

MAR – Museo d’arte della città, Ravenna – fino al 15 giugno 2014. Una mostra ripercorre la storia e la dibattuta fortuna di una tecnica, quella del distacco, che fu prettamente italiana. Indagando il fenomeno da Pompei fino a Tiepolo.

Prospero Fontana, Leone con quatto putti, 1551-1552, affresco strappato e collocato su tela (con telaio di alluminio), 84x208, Bologna, Pinacoteca Nazionale

La mostra L’incanto dell’affresco. Capolavori strappati da Pompei a Giotto da Correggio a Tiepolo” porta a Ravenna, nelle sale della Loggetta Lombardesca del MAR, centodieci capolavori del nostro ricchissimo patrimonio murale. Della tecnica dell’estrazione delle pitture a fresco è qui raccontata la vicenda italiana, compiutamente sviluppatasi fra il XVIII e il XIX secolo ma praticata sin dai tempi dell’Impero romano.
Una scelta difficile, quella dei curatori Claudio Spadoni e Luca Ciancabilla, sia per la specificità dell’argomento, forse più familiare agli addetti al settore, sia per la querelle ormai storica circa la maggiore o minore bontà e inevitabilità di stacchi e strappi, solitamente giustificati da ragioni devozionali, collezionistiche e di tutela. I detrattori diffidavano infatti dal procedimento a causa soprattutto del “depauperamento arbitrario” (Argan) dei contesti originali, spogliati spesso irreversibilmente dei propri cicli pittorici. Gli affreschi trasportati su tela o tavola si costituiscono come opere a sé, perché decontestualizzati; per questo motivo i pannelli introduttivi delle sei sezioni e i cartellini indicanti il nome dell’estrattista e il luogo di provenienza non bastano a illustrare la complessità delle vicissitudini di ogni singola opera.
Forse un minor numero di pezzi, meglio approfonditi da punto di vista della collocazione e del procedimento estrattivo, avrebbero raccontato in modo più esaustivo questa lunga e appassionante storia.

Carlo Cignani, Cupido bendato seduto sul globo terrestre, 1678-1679, affresco strappato e trasportato su tela, cm 138x104x4, Parma, Galleria Nazionale
Carlo Cignani, Cupido bendato seduto sul globo terrestre, 1678-1679, affresco strappato e trasportato su tela, cm 138x104x4, Parma, Galleria Nazionale

In progressione tematica più che cronologica, s’incontra la tecnica del massello con frammenti di Beato AngelicoIl volto di Cristo – della Chiesa di Santa Chiara a Priverno e un presunto Raffaello SanzioPutto – proveniente dall’Accademia di San Luca. Del Volto di Maria Maddalena piangente di Ercole de’ Roberti si ha una piccola ricostruzione grafica della Crocifissione, ora distrutta, cui il frammento apparteneva: perché non fare altrettanto, laddove possibile, con le altre opere in mostra? Il Busto di Vecchio di Bernardino Luini e Il Leone con quattro putti di Prospero Fontana ben rappresentano la sezione dedicata ai primordi della pratica estrattista, quelli compresi tra il Settecento e l’Ottocento. I Putti alati del Veronese e il Cupido bendato del Cignani si collocano nella sezione dei restauri scientifici e amatoriali, divisi tra conservazione e afflato collezionistico, conducendo quindi alla parte dedicata alla scuola lombarda, quindi a Giovanni Secco Suardo, colui che diede alle  stampe, nel 1866, il Manuale ragionato per la parte meccanica dell’Arte del Restauratore di dipinti. All’ultimo dei tre piani, affreschi di epoca medievale e tardogotica testimoniano la corsa dei neomusei patri ad ampliare le proprie raccolte, mentre la stagione postbellica degli stacchi preventivi, avallata da storici dell’arte del calibro di Roberto Longhi e Cesare Brandi, è qui ben illustrata dalla seconda pelle dell’affresco Minerva e putti di Giambattista Tiepolo, proveniente da Villa Valmarana ai Nani, colpita nel 1944 dal fuoco alleato.

Barbara Morosini

Ravenna // fino al 15 giugno 2014
L’incanto dell’affresco
a cura di Claudio Spadoni e Luca Ciancabilla
MAR
Via di Roma 13
0544 482477
[email protected]
www.mar.ra.it