Mario Radice, fra arte e architettura

Mart, Rovereto – fino all’8 giugno 2014. Come l’architettura, il numero e il colore possono interagire in maniera equilibrata. Lo si può capire nell’opera di Mario Radice, che trova la strada nel campo infinito della natura.

Mart - Mario Radice. Architettura, numero, colore

Nell’attuale turbinio di mostre, dove le opere vengono spostate come merci e dove è spesso solo la movimentazione economica a contare, questa esposizione su Mario Radice (Como, 1898 – Milano, 1987) si differenzia. L’iniziativa nasce infatti dal bisogno di valorizzare materiali e opere provenienti dal Fondo Radice, depositato al Mart e costituito da 1.700 pezzi, tra cui 1.500 disegni. Qui non si tratta della tipica mostra storica, dove si espongono il maggior numero di opere di un artista, ma di qualcosa di diverso. Attraverso un percorso cronologico, con disegni, materiali preparatori e schizzi, si è voluto ricostruire minuziosamente il rapporto fondamentale con Giuseppe Terragni, padre del razionalismo italiano, che trova nella Casa del Fascio il suo compimento progettuale. Radice è posto al centro di un momento storico, quello prima e dopo la Seconda Guerra Mondiale, per arrivare fino agli anni Settanta. È una ricerca espositiva che indaga su uno dei rapporti più maturi tra architettura e arte che la modernità abbia mai prodotto. La collaborazione tra Terragni e Radice, che per la Casa del Fascio ha realizzato le decorazioni, pone la questione delicata e complessa del rapporto fra architetto e artista. Nell’area comasca tra gli architetti ci fu anche Cesare Cattaneo, anche lui legatissimo e presente in altri progetti, come alcune chiese e la famosa Fontana di Cameralta. Ma ciò che lega tutto, architettura e pittura, è la dimensione connessa all’astrattismo. In questa fase storica il travaso è continuo, come del resto le frequentazioni.

Mart - Mario Radice. Architettura, numero, colore
Mart – Mario Radice. Architettura, numero, colore

Architetti come Cattaneo, Terragni e Alberto Sartoris sono in stretto rapporto con artisti della Galleria del Milione come Melotti, Fontana, Licini, Soldati, Veronesi, Reggiani e Galli, oltre a quelli di Como: Rho, Badiali e anche Magnelli e Munari. L’allestimento è pensato per illustrare in modo puntuale la contiguità delle opere di Radice con quelle degli artisti e degli architetti a lui coevi e gli intrecci teorici di quell’epoca vissuta a Como. Il percorso è simile alla lettura di un libro e permette di conoscere a fondo il lavoro dell’artista e la sua costante riflessione. Per Radice, che visse la stagione astratta così intensamente, tutto il movimento fu importante, compreso il periodo che visse dopo la morte dei due architetti. La sua pittura, basata principalmente sull’idea antica della perfezione geometrica, comincia a vacillare e Radice, che sopravvive temporalmente alla crisi del razionalismo e della generazione che l’aveva vissuta, passa un periodo diverso. Una crisi testimoniata dalla serie dei “crolli”, cuore di tenebra della mostra, rappresentazioni che prefigurano il futuro, dominato dagli orrori della guerra.

Claudio Cucco

Rovereto // fino all’8 giugno 2014
Mario Radice – Architettura, numero, colore
a cura di Giovanni Marzari
MART
Corso Bettini 43
0464 438887 / 800 397760
[email protected]
www.mart.tn.it


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Claudio Cucco
Claudio Cucco (Malles Venosta, 1954) attualmente è residente a Rovereto. I suoi studi di Filosofia sono stati fatti a Bologna, è direttore della Biblioteca di Calliano (TN) e critico d’arte. S’interessa principalmente di arte contemporanea e di architettura e dell’editoria legata a questi due linguaggi. Collabora con il quotidiano L’Adige, con la rivista Arte e Critica e la rivista Nuova Informazione Bibliografica, edita da Il Mulino. Dal 2011 fa parte dei collaboratori di Artribune, dopo aver collaborato per anni a Exibart e precedentemente a Tema Celeste.