Luci e ombre. Il sogno di Palazzo Grassi

Palazzo Grassi, Venezia – fino al 31 dicembre 2014. Impadronirsi della luce, ispirare forme e, poi, creare l’illusione. Le opere di venti artisti contemporanei parlano del potere della luce (e del buio): una piccola indagine artistica che non vi lascerà indifferenti.

Julio Le Parc, Continuel Lumière Cylindre - 1962-2012

E luce fu. Anche a Palazzo Grassi, che ospita uno dei principali musei d’arte contemporanea d’Italia, dove si è da poco inaugurata la mostra L’illusione della luce, a cura di Caroline Bourgeois. E se l’argomento vi sembra più adatto a un museo scientifico, vi state sbagliando. Perché? Semplice: la mostra ha la funzione di illustrare gli svariati effetti della luce sulla materia, non di interrogarsi a livello scientifico o di indagare – anche se potrebbe sembrare il contrario – il potere della luce (questa, sì, è roba da scienziati).
Parliamoci chiaro: in arte la luce è fondamentale e non c’è artista – soprattutto dal Settecento in poi – che non cerchi di intrappolarla nei propri lavori. A Palazzo Grassi, dunque, potrete ammirare opere contemporanee in cui la luce è cuore e sostanza. E dubbi non ne avrete, appena varcata la soglia del museo: il grande atrio – che fino a qualche mese fa era tappezzato dall’installazione di Rudolf Stingel – è una gigantesca opera di Doug Wheeler (celebre fondatore del movimento Light and Space, famoso per le sue installazioni luminose), che catturerà totalmente la vostra attenzione, alterando la percezione dello spazio.

Bertrand Lavier, Itafa III - 2013
Bertrand Lavier, Itafa III – 2013

Il secondo piano, invece, è un po’ meno visivamente invasivo, ma merita altrettanto: padroni della scena sono i lavori fluorescenti dei neon di Robert Irwin, dove la luce è spazio; poi ci sono le opere ipnotiche di Julio Le Parc, tra i principali protagonisti della gloriosa Op Art. Poi, nuovamente, luci e ombre nei lavori, rispettivamente, di General Idea (il cui bianco abbagliante vuole simboleggiare la minaccia dell’Aids) e Troy Brauntuch, che indaga, attraverso quadri neri, l’oscurità, il buio e le nostre più recondite paure. Degne di nota, per la loro semplicità materiale (ma non concettuale), le opere di Antoni Muntadas e Robert Whitman. Non vi basta? Allora lasciate andare il vostro sguardo – preparatevi a stare con naso all’insù – su Marquee di Philippe Parreno, dove gli effetti luminosi sovvertono il sistema dei segni, sui cui si snoda il mondo dello spettacolo, evocandone, al tempo stesso, l’irresistibile potere d’attrazione. L’esposizione non fa rimpiangere i tappeti di Stingel, anzi, conferma la linea espositiva di Palazzo Grassi: esperienze sensoriali prima di tutto. Nonostante le diversità delle opere presenti, i concetti cui esse tendono sono semplici: buio e luce, giorno e notte, sole e luna, realtà e illusione. Durante il percorso espositivo, troverete anche un interruttore. Premetelo. E se la luce non si spenge, forse, state sognando.

Paolo Marella

Venezia // fino al 31 dicembre 2014
L’illusione della luce
a cura di Caroline Bourgeois
PALAZZO GRASSI
Campo San Samuele
041 5231680
www.palazzograssi.it


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Paolo Marella
Barese, classe 1987, trapiantato maldestramente a Venezia. Laureando in Economia e Gestione dei Beni Culturali all'Università Ca' Foscari, coltiva da anni una forte passione per l'arte e la scrittura. Gli piace il mondo della comunicazione: quest'anno ha lavorato nell'ufficio stampa del Carnevale di 2012. E' giornalista pubblicista, anche se non lo dice in giro. In passato si è occupato di cronaca giudiziaria per il Quotidiano Puglia. A Venezia ha lavorato, come mediatore culturale, nei maggiori musei d'arte contemporanea e moderna - Palazzo Grassi, La Biennale e Peggy Guggenheim Collection. Ha un blog (anche se ci scrive poco) e gli piace molto il cinema. Fa scherma. O almeno ci prova.