La guerra di Loredana Longo. Despota e ribelle

GAM, Palermo – fino al 5 maggio 2014. Installazioni, performance, video, fotografie. La personale dell’artista siciliana Loredana Longo si concentra su quattro progetti, tutti dal forte impatto emotivo. Dal raccoglimento della lettura alla retorica dei regimi dittatoriali.

Loredana Longo, FREEDOM 2013/2014 tavolo rivestito in velluto nero, 46 libri selezionati, registrazione audio vocale 1000x100x70cm, Courtesy Francesco Pantaleone, Palermo

Una mostra strutturata in tre parti, distinte e interconnesse. Loredana Longo (Catania, 1967), per l’intensa My Own War allestita alla Gam di Palermo, sembra sintetizzare in questo schema i codici di una lunga e appassionata ricerca: la libertà e il concetto, la ferita e la memoria, l’oppressione e l’azione.
Freedom, poetica installazione che emerge dal buio della prima sala, dischiude una dimensione raccolta, meditativa, magica. Su un lungo tavolo, illuminato da lampade direzionali, sono distesi dei libri aperti, ognuno con un brano sottolineato in rosso. Testi scelti da artisti, curatori, amici, ognuno a raccontare, in un pugno di parole, una possibile idea di libertà. Sussurrata, interiorizzata, offerta in dono. E mentre l’occhio scorre, con lentezza, una registrazione audio confonde, moltiplica e contraddice il senso, restituendo le frasi lette al contrario.
La sala centrale, anch’essa misuratissima, è dominata dal pavimento di cemento in cui sono intrappolati frammenti di tessuto, come reliquie carbonizzate: metafora e memoria dell’incendio che, nel 1911, travolse una fabbrica di camicie di New York, uccidendo 146 operaie. La lacerazione, il dolore, la fatica e il sacrificio celebrati da un monumento austero. A fianco fa eco la testimonianza video e fotografica di My Own Bunker, realizzata nel rifugio antiaereo nascosto nel chiostro del museo. Qui Longo ha allestito un luogo di isolamento e resistenza, disponendo foto, oggetti, disegni; poi, come in un rito necessario, nel solco di quell’“estetica della distruzione” cavalcata da anni, ha fatto saltare con un carico di esplosivo la sua cellula abitativa. Ancora in una tensione dialettica tra sentimento dell’appartenenza e disorientamento, calore intimo e irrimediabile frattura, sicurezza e rischio, claustrofobia e ribellione.

Loredana Longo, FREEDOM 2013/2014 tavolo rivestito in velluto nero, 46 libri selezionati, registrazione audio vocale 1000x100x70cm, Courtesy Francesco Pantaleone, Palermo
Loredana Longo, FREEDOM 2013/2014
tavolo rivestito in velluto nero, 46 libri selezionati, registrazione audio vocale
1000x100x70cm, Courtesy Francesco Pantaleone, Palermo

Ultima sala, ultimo atto. L’artista, con indosso una maschera virile e un’uniforme disegnata dal giovane stilista Vincent Billeci, declama in playback i discorsi di celebri dittatori del passato, da Hitler a Mao, a Mussolini. Ritta su una tribuna, si rivolge a un pubblico di uomini-pecora, plaudenti e belanti, solo alla fine capaci di voltarle le spalle, quando tutte le maschere saranno calate, impietosamente.
Mimica severa, presenza scenica, look impeccabile, sonorità classiche miste a distorsioni noise e un efficace leitmotiv grafico, fusione di storiche icone di regime. E però, scegliendo un côté più grottesco che tragico, The Circle – di cui restano un video di Salvo Cuccia e un’installazione – si carica di facili cliché (popolo-gregge, maschera-finzione, autocrate-orco) e punta su una teatralità che non sostiene la complessità della materia. Progetto ambizioso, in cui il racconto di una generica retorica dispotico-nazionalista resta impigliato nella retorica drammaturgica. Così, fra i tumulti del presente e le ferite aspre di una storia controversa, il tema invoca chiavi interpretative e strategie simboliche più sottili di un’estetizzante mise en scène, tutta giocata – pur volutamente – sulla sintassi del luogo comune.

Helga Marsala

Palermo // fino al 5 maggio 2014
Loredana Longo – My Own War
a cura di Agata Polizzi
progetto: Ars Mediterranea, in collaborazione con la Galleria Francesco Pantaleone
GAM – COMPLESSO DI SANT’ANNA
Via Sant’Anna 21
091 843 1605
[email protected]
www.galleriadartemodernapalermo.it

CONDIVIDI
Helga Marsala
Helga Marsala è giornalista, critico d'arte contemporanea e curatore. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Oggi membro dello staff di direzione di Artribune, è responsabile di Artribune Television. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanee. È stata curatore nel 2009 dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico di SACS nel 2013, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura progetti espositivi presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali, specificamente delle ultime generazioni.
  • Francesco Pantaleone

    So che può sfuggire, ma segnalerei che la mostra è (egregiamente) curata da Agata Polizzi e che in catalogo ci sono testi di Valentina Bruschi e Pietro Gaglianò, oltre a quelli naturalmente di Antonella Purpura (direttore della GAM) Francesco Giambrone (ass. alla cultura del comune di Palermo) e Leoluca Orlando (sindaco di Palermo)

    • Marco Enrico Giacomelli

      Ciao Francesco,
      hai ragione, può sfuggire a qualsiasi lettore il fatto che la curatrice sia indicata nella scheda tecnica in calce alla recensione. Infatti è capitato anche a te! Quanto agli interventi in catalogo, non siamo usi a fare lo spoglio dei contributi, credo non lo faccia nemmeno la Biblioteca Centrale di Firenze :)

      • Ok, I beg your pardon! Però secondo me la Biblioteca Centrale di Firenze lo fa :-)

        • Mi sembra già curioso che la GAM di Palermo presenti un artista di una gelleria cittadina (anche se è pratica diffusa) diventando una sorta di seconda sede della galleria.

          • alex gianotti

            Buona osservazione!!

          • Non è la prima artista della mia galleria alla GAM, c’è una logica in questa scelta, la GAM di Palermo sta ospitando un ciclo di mostre di artisti siciliani.

          • Non credo che questi focus sulla situazione locale facciano bene degli artisti locali. Sicuramente sono mostre comode economicamente (le opere sono già in loco) e politicamente (sostenere la comunità locale), ma sono un trappolone.

          • Caro Luca Rossi, credi pure quello che vuoi.

          • Ripeto, non credo che questi programmi per gli artisti del territorio siano utili per gli artisti del territorio. Un po’ il solito campanilismo italiano, molto utile e comodo in tempi di crisi. A Basilea, Bregenz, Londra, NY…farebbero mai una serie di mostre di artisti locali? Non credo, perchè in questo modo si svilisce l’autorevolezza del museo. A meno che non stiamo parlando di gallerie e progetti no profit e semmai autogestiti. Ma forse mi sbaglio, quale la ragione di questi programmi per il territorio?

            Caro Francesco, mi sembra spiacevole anche questo (tuo) atteggiamento un poco snob di rifiuto al confronto. “Credi pure quello che vuoi”. Da queste piccole cose si può capire il vuoto artistico italiano di questi ultimi anni (vedi ultimi 4 padiglioni italia). E gli artisti sono le prime vittime di questo atteggiamento.

          • Marco Enrico Giacomelli

            Scherzi vero? In tutte le città del mondo i musei ospitano gli artisti locali (giovani e affermati), ed è proprio quello che poco e male fanno i musei italiani! Proprio per questo li si accusa – spesso a ragione – di una sorta di provincialismo paradossale. Luca, senza polemiche: se staccassi un po’ dal PC e ogni tanto prendessi un aereo per andare a vedere cosa succede fuori dall’Emilia Romagna, ti farebbe del bene :)

          • Esempi di rassegne locali?

          • Marco Enrico Giacomelli

            Londra: dal Turner Prize (che forse definiresti premio
            provinciale, visto che è fatto per artisti locali) alla Hayward Gallery, che
            ospita a ritmo cadenzato artisti London based (l’ultimo, Martin Creed).

            Parigi: al Palais de Tokyo ci sono sempre almeno 2-3 mostre
            di artisti francesi/francofoni (quindi che vivono a Parigi e lavorano con
            gallerie parigine, al 98%). Al momento, David Douard e Angelika Markul. Idem al
            MAM, per parlare del museo dirimpettaio: ora c’è Raymond Mason, che come certo
            saprai ha vissuto pressoché per tutta la vita a Parigi.

            Berlino: prima di disallestire per montare la Biennale che
            apre fra pochi giorni, ai KV c’era la retrospettiva del tedesco (e Berlin based
            fino alla morte) Christoph Schlingensief. I KV hanno nel proprio statuto, come
            tutte le Kunstverein, di promuovere l’arte locale creando un network per molti
            versi simile a quello dei FRAC in Francia.

            Credo possa bastare, ma se non è così posso continuare per
            altre 5-600 città rilevanti che promuovono il proprio “patrimonio” in maniera
            più o meno creativa ed efficace.

          • Bisogna distinguere tra project room e mostre principali. Comunque errore mio. A Palermo possono continuare a fare artisti siciliani, tanto lo fanno anche a Londra, Parigi e Berlino, il concetto non fa una piega.

          • Marco Enrico Giacomelli

            Nessuna delle mostre che ho citato è/era in una project room, tranne il Palais de Tokyo, che spezzetta sempre i propri immensi spazi. Solo in un caso, recentissimo, hanno affidato a un unico artista l’intero complesso. E quell’artista, vediamo un po’… “Né en 1964, Philippe Parreno vit et travaille à Paris”…

          • Caro Marco, se vogliamo paragonare Palermo a Berlino, Parigin e Londra SBAGLIAMO. E’ ovvio che un artista inglese/internazionale tende a vivere a Parigi, Londra, Berlino…che discorsi sono?

            Palermo dovrebbe fare artisti di qualità (ecco il punto!). Con una occhio alla situazione locale. La qualità la definisce un confronto vitale tra artisti, pubblico e critica. le ultime due cose in italia non esistono, quindi puoi immaginare.

            Ma il punto è appunto il comitato scientifico. E quindi la capacità critica di fare le differenze. Ma non critico la scelta della Longo.

            Anche se il lavoro di Loredana Longo (1997-2014) mostra un certo conformismo. Ancora una sorta di artigianato dell’arte contemporanea, che affonda le radici a fine anni 90. Ma questa scelta ci può stare.

          • Marco Enrico Giacomelli

            Non condivido affatto, è un discorso terribilmente provinciale. Di retroguardia. Palermo (nella fattispecie) deve lavorare per diventare la nuova Berlino, passami l’iperbole. Mica invitare un curatore “di nome” a dirigere Riso per fargli fare mostre di artisti “di nome”. Anche perché per quale ragione dovrei andare a vedere una mostra di, chessò, Hirschhorn curata da Todolí a Palermo? A Palermo voglio vedere l’energia che si sviluppa in quel luogo, in quel territorio, con tutte le potenzialità in gran parte inespresse che può sviluppare. E con l’aiuto – non vedo perché no – di collezionisti, galleristi, curatori, critici che in quel territorio credono, lavorano, si impegnano.

          • Sfondi una porta aperta, ogni giorno scrivo sul blog che ogni luogo è internazionale e che bisogna iniziare a pensare che l’italia sia e possa essere il centro del mondo. Tanto per esagerare e reagire appunto ad un certo provincialismo.

            Ma non bisogna neanche commettere l’errore opposto.

            Quando parlo di qualità NON parlo di artisti e curatori di grido ovviamente. Ma progetti intelligenti che lavorino da late comers. Semmai senza pretendere di coinvolgere e interessare il pubblico con le sole mostre. E quindi prevedere un programma eductaion continuativo e rivolto agli ADULTI.

            Ma servono persone capaci.

          • Hilda Hippo

            Luca Rossi visto che sei alla frutta quale preferisci? Fragole o ciliegie? Macedonia di kiwi mela arance e banane?

          • Ciliege

          • Hilda Hippo

            ciliegie con la i, grazie.

            http://www.treccani.it/enciclopedia/ciliegie-o-ciliege_%28La_grammatica_italiana%29/

            Capisco tu abbia vari e più o meno gravi deficit grammaticali che si evincono in primis dallo scorretto uso degli apostrofi e accenti che denoti a ripetizione in commenti pesanti e prolissi, ma non è una buona scusa per non applicarsi di più.

          • scusa, faccio 5-6 cose contemporaneamente

            percepisco astio a caso. complimenti

          • Hilda Hippo

            5-6 cose contemporaneamente tipo chattare su 5 blog diversi dalla mattina alla sera? Complimenti sei veramente un uomo troppo impegnato.

          • Marco Enrico Giacomelli

            Ne deduco che, sempre nella fattispecie, ritieni incapaci e stupidi Pantaleone e Longo. Mi pare un giudizio fuori luogo, ma è per l’appunto un giudizio e ognuno è libero di esprimerne a piacimento. Va da sé però che non tutti i giudizi “pesano” allo stesso modo, per parafrasare Rossana Rossanda.

          • Assolutamente no. Non conosco a fondo la gestione della GAM di Palermo per esprimere giudizi. E conosco abbastanza bene il lavoro di Longo. Ma non credo che siano incapaci e stupidi. Rispondevo solo ad un lettore che faceva intendere come non sia possibile distinguere intelligenza e capacità.

          • Il derivò

            Ma come ? Non eri il difensore del periferico, del “tutto intorno a te”? del dove sei è il centro del mondo?
            boooooooh

          • Il derivò

            Se poi la butti sul “persone capaci e intelligenti” la querelle si riduce a un buttare la palla tribuna!
            buuuuuuuu

          • Direttori di musei poco capaci fanno mostre che assomigliano a luna park per adulti, strabiche tra ricerca artistica e ricerca del pubblico. E intanto nell’altra stanza c’è il solito laboratorio (scarica bambini per aperitivo) per bambini e adolescenti.

          • Hilda Hippo

            il Laboratorio dei tuoi amici Saccaridi zuccherosi?

          • Per avere tutto questo astio/acredine devo averti toccato nel profondo.

          • Hilda Hippo

            Ma se ti ho anche offerto di scegliere la frutta cosa vuoi di più? Io lo faccio per te ti sto servendo, l’importante è che tu sia conscio di essere alla frutta.

          • Per me oggi è fondamentale essere alla frutta, e quindi esserne anche consapevoli. Ed è bellissimo.

          • Hilda Hippo

            E’ bellissimo essere consci di non avere più argomenti e contraddirsi no stop in modo patetico e incoerente? Se lo dici tu, parlaparla stai a galla finchè puoi che tanto sott’acqua non sai nuotare.

          • Hilda Hippo

            Ma non eri tu quello che ricerca affannosamente il pubblico? Pensi che solo perchè artribune ti da’ corda tutto il resto della gente che ti legge non provi pietà per ciò che scrivi? Hai finito la frutta? Tra poco c’è il caffè poi magari sparisci.

          • Io dico solo che in Italia non esiste un pubblico vero per l’arte contemporanea oltre ai soliti 4 addetti ai lavori. Non cerco nulla affannosamente.

          • Palermo deve ragionare da Berlino ma deve essere consapevole di non esserlo. Capisco che sia un concetto difficile.

          • io mi preoccupare i dei giornalisti che non vanno a vedere le mostre che sono a 20 chilometri da dovevano vivono…a buon intenditor :)

          • Marco Enrico Giacomelli

            a 20 km da torino non mi viene in mente molto altro rispetto al castello di rivoli, dove credo di non aver mancato una mostra negli ultimi 20 anni

          • Non mi riferivo a te ovviamente .. Si dice il peccato ma non il peccatore….

          • Hilda Hippo

            Luca Rossi sei alla frutta

          • Sí , mi sono sbagliato. Una volta in 5 anni, dai…è un ottima idea questa impostazione per la GAM

  • giorgio

    ancora questi progetti ridicoli sui problemi del mondo, concettuali e per citare lucarossi “story story i love you” (non sono un suo estimatore ma, qua ci sta). noia. suprema.

  • Ulderico

    Ma stai a contare gli anni di attività?
    Cosa italianissima.

  • angelov

    Zio Mao diceva spesso,
    tra una fumatina d’oppio e l’altra,
    che la cultura è il giocattolo della borghesia,
    e che il capitalismo è una tigre di carta (straccia?);
    ma anche lui aveva commesso un errore:
    che sarà senz’altro rivelato
    e reso pubblico
    al prossimo commento…

  • loredana longo

    la differenza tra chi si espone e chi sta dietro un computer a giudicare senza nemmeno aver visto di presenza il lavoro, soprattutto e se si tratta di una performance come “the Circle”