La democracy di Davide Bramante a Vigevano

Castello Sforzesco, Vigevano – fino al 15 giugno 2014 – Nella suggestiva cornice della Nuova Strada Sotterranea, una mostra che unisce diverse città (e diverse attualità) in un una visione fotografica stratificata. Davide Bramante presenta la sua “democracy”.

Davide Bramante, "My own rave" Firenze (Piccini - banca)

Mai come oggi la parola ‘democracy’ potrebbe suscitare riflessioni alquanto eterogenee, con l’inevitabile risultato di palesare umori e sentimenti contrastanti. Il fatto di scegliere questo termine a titolo di una mostra è da un lato coraggioso, dall’altro pericoloso: l’arte visiva è democratica? Sembrerebbe retorica, ma la domanda – considerato il contesto – sorge spontanea. Davide Bramante (Siracusa, 1970) dà una sua interpretazione, facendo parlare direttamente le immagini.
In quest’ottica, la tecnica utilizzata, la fotografia, rinuncia alla sua naturale (e meccanica) propensione verso un punto di vista predefinito in favore di una commistione di visuali, soggetti e colori. L’esito è una crasi di più elementi: una sorta di “democrazia dell’immagine”, appunto, in cui lo sguardo si sente libero di eleggere a oggetto della propria attenzione uno o più aspetti della composizione. Bramante (curioso come anche il nome dell’artista si “sposi” con il contesto tardoquattrocentesco della Nuova Strada Sotterranea, rimandando per omonimia al Bramante dell’epoca) crea così opere stratificate, calibrate nella struttura ma, allo stesso tempo, fortemente evocative, mai rigide.

Vedute di Vigevano, Milano e Firenze si scorgono nelle sovrapposizioni delle inquadrature, fondendosi in nuove immagini e costituendo nuovi luoghi. Tratti di tessuto urbano, monumenti, cantieri e costruzioni assumono significati chiave inaspettati. L’effetto può risultare inizialmente caotico, ma gradualmente, una volta che lo sguardo incomincia a identificare i singoli particolari, ciò che sembrava indistinto acquista una forma e un significato. Partendo dal dato reale si raggiunge così una dimensione più evocativa che parla il linguaggio del passato e del presente, dell’antico e del moderno, e in cui il glorioso vissuto storico delle tre città italiane si fonde con i simboli e le architetture contemporanee, fino ad armonizzarsi anche con gli intrecci asfaltati delle infrastrutture autostradali.
E poi New York, Parigi e Hong Kong: la metropoli globalizzata, in cui il paesaggio diventa un tutt’uno con le immagini pubblicitarie, è lo specchio di se stessa. Brand di tendenza, colori fluo e neon si affastellano in composizioni che qui si fanno più avveniristiche e concitate. Luoghi che simulano visioni e immaginari lontani ma dopotutto così comuni, così inevitabilmente “di tutti”.

Serena Vanzaghi

Vigevano // fino al 15 giugno 2014
Davide Bramante – Democracy
CASTELLO SFORZESCO
Piazza Ducale
0381 691636
[email protected]
www.poggialieforconi.com

 

 

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Serena Vanzaghi
Serena Vanzaghi (Milano, 1984) è laureata in Storia dell'arte con una specializzazione incentrata sulla promozione e l'organizzazione per l'arte contemporanea. Dal 2011 si occupa di comunicazione e progettazione in ambito culturale ed editoriale.