Il nostro paesaggio? Si è mescolato con il web. Una mostra a Udine

Spazio Ultra, Udine – fino al 10 maggio 2014. Una rilettura dell’idea di paesaggio, a partire dai cambiamenti di visione indotti dai new media e da Internet. Un confronto in cui la visione si sovrappone ai nuovi contenuti mediali.

Landshape, le opere di Elisa Giardina Papa

Benché le cose stiano cambiando, è tuttora una grande confusione quella che regna in Italia sull’idea di paesaggio. Non solo nella percezione comune, ma anche nei pensieri degli amministratori e talvolta presso lo stesso mondo intellettuale, è considerato paesaggio solo quello naturale, caratterizzato dalla bellezza del territorio. E quindi i viali alberati, le colline toscane, le scogliere, mentre la presenza umana è ampiamente sottovalutata, se non addirittura demonizzata. Al contrario, se si eccettuano i contesti selvaggi o di difficile antropizzazione, è l’uomo uno dei principali costruttori di paesaggio, e molto spesso quelli che vengono considerati “bei paesaggi” sono l’effetto di buone politiche di gestione territoriale. Non sfugga poi che a essere paesaggio sono anche le città con le loro strade, le piazze, alla cui cura, con pochissime eccezioni, il nostro Paese non dedica grande attenzione.
Ma, come racconta questa mostra, il paesaggio è anche altro, poiché la tecnologia e il web si sono sovrapposti alla nostra visione, rafforzando la definizione che ne dà la Convenzione europea, cioè “una determinata parte di territorio, così come è percepita dalle persone, il cui carattere deriva dall’azione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni”. Landshape infatti indaga la percezione di paesaggio sovrapponendo il bagaglio di relazioni e informazioni che ci derivano dal web, caratterizzato dall’onnipresenza e dalla trasparenza, determinate, come spiegano i curatori, “dall’uso spasmodico che ne facciamo e dal fatto che possa sussistere solo per mancanza, per differenza, per antonomasia nell’assenza della figura umana”.

Landshape, le opere di Elena Radice
Landshape, le opere di Elena Radice

Ecco così come esso sia immagine e rappresentazione nell’opera di Elena Radice, gioco (non a caso riversato su cemento) per Marco Mendeni, oppure il codice Ascii delle immagini stampato su dibond di Simon Perathoner. Ma, come si vede nel video di Marco Cadioli, i codici sono anche fonte dell’errore che in Google Earth crea uno spostamento in versione optical, e la quintessenza delle cancellature parziali di Elisa Giardina Papa.
I Colora propongono ironicamente la coloratura di immagini in bianco/nero (reperite su web) che sono usualmente impiegate dai bambini come propedeutica dei disegni, mentre è una decostruzione quella proposta da Stefano Spera, che sperimenta la pittura in forme tridimensionali in cui la nostra capacità di visione sembra essere figlia dello Street View che conduciamo quotidianamente di fronte al nostro monitor.

Daniele Capra

Udine // fino al 10 maggio 2014
Landshape
a cura di Chiara Moro e Stefano Monti
artisti: Marco Cadioli, Colora, Elisa Giardina Papa, Marco Mendeni, Simon Perathoner, Elena Radice, Stefano Spera
SPAZIO ULTRA
Via Mantica 7
[email protected]
www.spazioultra.org


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Daniele Capra (1976) è giornalista, curatore indipendente ma militante. Tra le mostre curate la personale di Matteo Fato alla Fondazione Dena di Parigi, Contractions presso Dolomiti Contemporanee, Fisiologia del Paesaggio per i Musei di Zoologia e Anatomia Comparata dell’Università di Bologna, Let’s Go Outside per il Comune di Milano, Drawing a Video al Museo Janco Dada di Haifa e la IV edizione del festival Tina-B di Praga. È stato curatore del Premio Emergente Europeo Trieste Contemporanea nel 2008 e nel 2009, giurato all’International Onufri Prize di Tirana. Scrive per Artribune, per Nordest Europa e per i quotidiani veneti del Gruppo Espresso. È membro del comitato scientifico del festival culturale Comodamente. Vive un po’ troppo di corsa, con molti libri ancora da leggere ed il portatile sempre acceso.