A Pescara, i “ready-made” duchampiani. Ma sono di Bethan Huws

Galleria Vistamare, Pescara – fino al 17 maggio 2014. Un’interrogazione sul ruolo degli artisti, sui manufatti artistici e su come questi vengano recepiti. L’esordio del gallese Bethan Huws è tutto un omaggio (parricida) a Marcel Duchamp.

Bethan Huws - veduta della mostra presso la Galleria Vistamare, Pescara 2014

La galleria Vistamare inaugura la prima personale in Italia dell’artista gallese Bethan Huws (Bangor, 1961) presentando lavori eterogenei che mantengono il filo rosso del concettualismo di stampo duchampiano. È proprio a Marcel Duchamp che Huws si rifà dichiaratamente con la sua serie di ready made “alla seconda”: Tour, scultura in neon del 2007, ricalca lo scolabottiglie dell’artista francese, ma l’ironico significato viene annunciato dal sottile gioco intellettuale delle parole del titolo. L’arte di Bethan Huws, tra oggetti rettificati, video, acquerelli e word vitrines, non dona mai risposte, ma ingenera nello spettatore domande e aspettative riflettendo costantemente sull’essenza dell’arte. Un’altra sua opera in neon sintetizza al meglio l’oggetto della sua ricerca: Artists interpret the world and then we interpret the artists. Il percorso espositivo chiude con Fountain (2009), video in cui vengono inquadrate 49 fontane di Roma commentate dalla voce dell’artista, la quale si abbandona a divagazioni simboliche su esse; l’ispirazione di quest’opera è indubbiamente Etant Données di Duchamp.

Martina Lolli

Pescara // fino al 17 maggio 2014
Bethan Huws
VISTAMARE
Largo dei Frentani 13
085 694570
[email protected]
www.vistamare.com

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Martina Lolli
Curatrice e giornalista freelance nei settori di arte e musica. Dopo aver frequentato “La Sapienza” e l’Accademia di Brera (comunicazione e didattica per l'arte contemporanea) conclude la formazione con il corso per curatori CAMPO 14 alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. Attualmente redattrice per Artribune e OUTsider magazine, si dedica a progetti in cui arte, musica e scrittura si contaminano creando cortocircuiti estetici e favorendo una sensibilità allargata. Ha curato "Quello che rimane", prima personale del collettivo minimalista Minus.log al Museolaboratorio di Città S.Angelo (Pescara, 2016); "Our generation. Pittura emergente in Italia" con A. Zimarino (XVIII Biennale dell'Arte di Penne, Pescara, 2015); "Formazioni della luccicanza" con C. Fiasca a Palazzo Parissi di Monteprandone (Ascoli Piceno, 2015); "INCODEC" con I. D'Alberto, G. De Cerchio e M. Sconci al MUSPAC di L'Aquila (2015). Ha contribuito alla pubblicazione del volume "CORPO estraneo/straniero" (ed. Verdone) dedicato alla storia della performance art in Abruzzo con un capitolo sulla città di Teramo.