Violenza di genere: quando sono gli uomini a parlarne

Galleria Civica, Bolzano – fino al 7 maggio 2014. Quattro giovani artisti tentano di farsi interpreti di un problema sociale tra i più scottanti. Tra castrazioni simboliche, transfert e percorsi fallimentari, un progetto che merita attenzione.

Benjamin Tomasi, Alex, multi part sound and object installation, dimensioni variabili, 2014

La violenza di genere è argomento scottante, ma anche tendenzialmente inflazionato nella pratica artistica, specie quando si scavalca la fatidica data dell’otto marzo. Ma il tema non può in alcun modo ritenersi esaurito e il problema diviene semmai distinguere la sperimentazione artistica dal puro impegno di sensibilizzazione (che può e deve far propria una certa retorica didascalica, riottosa o anche sensazionalistica). Nel profluvio di eventi svoltisi in occasione della giornata internazionale della donna, un caso interessante è il progetto curato da Susanna Sara Mandice, che ha scelto di affidare l’argomento a un gruppo di soli uomini, quattro giovani artisti da lei selezionati e “formati” attraverso una breve residenza-workshop nel Comune di Bolzano.
La mostra che ne è scaturita propone quattro sperimentazioni diverse nello stile e nell’impostazione, ma accomunate dalla metodologia del transfert e da una sostanziale fallimentarietà dello sforzo ultimo. Gianni Moretti elabora il suo discorso ponendo al centro la propria esperienza di vita: i ritratti delle donne a lui più vicine sono stampati su carta velina e resi irriconoscibili da un lento lavoro di taglio col bisturi. Il risultato finale unisce l’eleganza di uno stile ormai consolidato alla più intima lacerazione autoinflitta. Cosimo Veneziano parte invece da più lontano, proponendo un rovesciamento della freudiana “invidia del pene”: le pratiche rituali da lui illustrate appaiono finalizzate all’androginia e oscillano tra la riscoperta giocosa e l’auto-castrazione.

Ma il transfert più intenso è certo quello di Benno Steinegger, che offre il suo corpo e la sua voce come tramite per una testimonianza di violenza. Il circuito dialogico così messo in scena coinvolge proprio perché inconcluso: la parola è tramite, ma anche primo agente della distanza. E tutta la frustrazione qui latente esplode poi nell’installazione conclusiva di Benjamin Tomasi: in un vorticoso (quanto cervellotico) processo di transcodificazione digitale, la definizione di “Violenza contro le donne” è tramutata in suono, poi in immagine e ancora in suono, disperdendo il messaggio d’origine in una pura esperienza straniante. E non basterà nemmeno il riferimento alla rivoluzionaria Tina Modotti per riscattare l’intera operazione dall’aura del fallimento. Ma forse, in fondo, è proprio questa la via dell’arte nel presunto “ordine sociale” del mondo odierno: un’esplorazione inesausta e fallimentare del proprio limite incolmabile.

Simone Rebora

Bolzano // fino al 7 maggio 2014
Cose da uomini. La violenza sulle donne nelle opere di quattro artisti contemporanei
a cura di Susanna Sara Mandice
GALLERIA CIVICA
Piazza Domenicani 18
0471 977855
www.comune.bolzano.it

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Simone Rebora
Laureatosi in Ingegneria Elettronica dopo una gioventù di stenti, Simone capisce che non è questa la sua strada: lascia Torino e si dedica con passione allo studio della letteratura. Novello bohémien, s’iscrive così alla Facoltà di Lettere a Firenze, si lascia crescere i capelli, cambia guardaroba e conclude il suo percorso con una tesi sul Finnegans Wake e la teoria della complessità. Perplesso e stranito dal gravoso delirio filosofico, precipita nel limbo del mondo giornalistico, impiegato presso una piccola agenzia di stampa. È qui che inizia suo malgrado a occuparsi di arte, trovando spazio su riviste quali “Artribune” ed “Espoarte”, e scrivendo per l’inserto culturale del (defunto) “Nuovo Corriere di Firenze”. Attualmente vive a Verona, per un PhD in Scienze della Letteratura. Non vede l’ora di lasciarsi tutto ciò alle spalle.
  • Linda

    Bella la mostra, i ragazzi sono coraggiosi.