Robert Overby. Tempus fugit in latex

CAC, Ginevra – fino al 27 aprile 2014. Grandi calchi con resine sintetiche di elementi architettonici e frammentari ritratti venati di un erotismo sensuale, mai morboso. Testimonianze di una caducità insieme intima e collettiva nella prima retrospettiva europea per l’americano Robert Overby.

Robert Overby - Works 1969-1987 - veduta della mostra presso il CAC, Ginevra 2014 - photo Annik Wetter

Nasce graphic designer, immagina logotipi di successo (in primis quello, ancora in uso, della Toyota), poi cambia registro e lascia tutto per l’arte. Entrando in una furibonda fase creativa che lo vede sperimentare ogni tipo di linguaggio, producendo senza freni per il periodo che coincide con gli ultimi vent’anni della sua vita. Vicenda pazzesca, quella di Robert Overby (Harvey, 1935 – Los Angeles, 1993), figura simbolo dell’irregolare, dell’estroso, dell’eclettico e dell’eccentrico; uomo fuori dagli schemi e lontano dalle liturgie di un mondo – quello dell’arte – che in vita lo ha sempre guardato con il bieco timore che si riserva agli spiriti liberi. Come tali ritenuti pericolosi.
Il risarcimento arriva con la prima grande retrospettiva a lui dedicata in Europa, un’autentica tournée che muove i primi passi al Cac di Ginevra, salvo spostarsi in maggio alla Gamec di Bergamo e prendere infine le strade della Kunsthal di Bergen e del Consortium di Digione.
Come molti grandi, anche Overby trova solo oggi, lontano dalla concitazione della cronaca, il giusto riconoscimento per la propria capacità di testimone e narratore di un presente – il suo – sinistramente vicino per tensioni e sbandamenti al nostro. L’ossessione è data del tempo, condizione fluida che scioglie il reale in una completa liquefazione sensoriale: tutto scivola via, cade e si degrada in una stratificazione di funebri segni materici.

I primi Anni Settanta sono quelli dei calchi a grandezza naturale di porte, finestre e intere pareti, elementi connaturati alla struttura sociale dell’uomo che diventano materia archeologica – di un’archeologia da discarica però – dove gomme e paste sintetiche rilevano pattern dalla fascinosa crudezza. Non una concessione poverista, semmai la lucida espressione dell’epoca che ha preconizzato il crollo delle illusioni di benessere eterno su cui si è retto il grande sogno americano: difficile non pensare alle crisi petrolifere del ’73 e del ’79 al confronto con le plastiche esacerbate e martirizzate di un artista che sa trattare con il giusto medium ogni sfera di interesse.
Perché se i segnali del decadimento strutturale della società vivono in forma tridimensionale, fortemente tattile, la conseguente analisi sulla crisi dell’individuo segna il passaggio alla pittura e al collage. In una figurazione disperata, che sfrutta l’immaginario erotico come grimaldello per forzare le ultime resistenze della coscienza. E mettere letteralmente a nudo un’intera epoca.

Francesco Sala

Ginevra || fino al 27 aprile 2014
Robert Overby – Works 1969-1987
a cura di Alessandro Rabottini
CAC – CENTRE D’ART CONTEMPORAIN
Rue des Vieux-Grenadiers 10
+41 (0)22 3291842
[email protected]
www.centre.ch  

 

CONDIVIDI
Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.