Regina José Galindo: vita contro la morte, sempre

Pac, Milano – fino all’8 giugno 2014. Regina José Galindo sorprende ancora con Exhalacion (estoy viva), una performance che la vede sprofondare in uno stato di morte apparente. In mostra tante altre opere importanti, che compongono un vero viaggio nella poetica dell’artista guatemalteca.

Regina José Galindo, Exhlaciòn (estoy viva), 2014 - photo Andrea Sartoki - Courtesy PAC - Padiglione d’Arte Contemporanea, Milano

Durante la performance Exhalacion (estoy viva), Regina José Galindo (Guatemala City, 1974), in una stanza appositamente allestita al Pac di Milano, estende i propri limiti all’estremo, trasportando, con l’ausilio di farmaci, il proprio corpo in uno stato di morte apparente. Il ruolo attivo del pubblico consiste nell’avvicinarsi con uno specchietto tondo e catturarne il respiro. Sembrerebbe facile, ma l’organismo si oppone ai medicinali e la gente si ritrova ad aspettare, costretta a un atto di resistenza contro un tempo dilatato. Varcata la soglia del piccolo sepolcro, si rivela il corpo narcotizzato, inerme su una specie di pietra tombale e illuminato da una luce bianca, zenitale, espansa, che esalta la sacralità del momento e segnala il distacco dal mondo sensibile, dalla realtà storica. In processione si giunge al cospetto della “santa”, per ricevere il suo fiato, l’alito di un corpo che sembrava morto. Il respiro, impresso per pochi istanti e subito svanito dallo specchietto, testimonia la vita che, nonostante tutto il male, esiste e resiste.
La performance è il momento culmine della vasta mostra antologica Estoy Viva, curata da Diego Sileo ed Eugenio Viola e divisa in cinque sezioni: Politica, Donna, Violenza, Organico e Morte.

Regina José Galindo, La verdad, 2013 - photo David Pérez / Jorge Linares - Centro de Cultura de España, Ciudad de Guatemala - Courtesy dell'artista e PrometeoGallery
Regina José Galindo, La verdad, 2013 – photo David Pérez / Jorge Linares – Centro de Cultura de España, Ciudad de Guatemala – Courtesy dell’artista e PrometeoGallery

Non è una mostra sul corpo, ma fatta con il corpo, perché proprio da esso muove l’indagine sulle tematiche legate alla violenza esercitata dal potere politico sull’individuo, sulle minoranze e sulle donne. Si parla di una distesa di carne segnata e martoriata; è il corpo dell’artista che rivivendo i tormenti della terra guatemalteca, ne salvaguarda la memoria collettiva.
¿Quien puede borrar las huellas? è un’importante performance realizzata nel 2003 durante la quale l’artista percorse a piedi nudi, intinti nel sangue umano, il tragitto che va dalla Corte Costituzionale fino al Palazzo Nazionale del Guatemala. Ogni impronta è un segno in memoria delle vittime del conflitto armato e contro la candidatura dell’ex dittatore Efrain Rios Montt.
In esposizione troviamo anche disegni, poesie e sculture. Alcune hanno un percorso produttivo particolare, come nel caso di Falso leon (2011). Dopo aver vinto nel 2005 il Leone d’oro alla 51esima Biennale di Venezia come miglior artista giovane, la Galindo vende la statuetta a Santiago Serra, che a sua volta la rivende a un collezionista. Nel 2011 la Galindo se ne fa costruire una copia precisa in bronzo, fusa, però, nell’oro guatemalteco.

Regina José Galindo, Exhlaciòn (estoy viva), 2014 - photo Nico Covre/Vulcano - veduta del PAC - Padiglione d’Arte Contemporanea, Milano
Regina José Galindo, Exhlaciòn (estoy viva), 2014 – photo Nico Covre/Vulcano – veduta del PAC – Padiglione d’Arte Contemporanea, Milano

Mentre ci si muove per le stanze del Pac tra carne che sgocciola, compressioni asfissianti e sepolture di massa, si ha l’impressione di camminare incespicando sulle macerie di un muro crollato, sui rimasugli della barriera vita-arte che la Galindo sfonda ripetutamente ormai da anni, quasi diventando una icona classica dell’attuale storia dell’arte. La divisione in sezioni pone l’accento su alcuni aspetti e favorisce la partecipazione all’azione disturbante dell’artista. Così si partecipa alla formazione del processo di ripescaggio della memoria rimossa e se ne assorbe il metodo di attuazione, un metodo che la Galindo mette costantemente in pratica e di cui la nostra società ha sempre bisogno.

Domenico Russo

Milano // fino all’8 giugno 2014
Regina José Galindo – Estoy Viva
a cura di Eugenio Viola e Diego Sileo
Catalogo Skira
PAC
Via Palestro 14
02 76020400
[email protected]
www.comune.milano.it/pac

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Domenico Russo
Domenico Russo è laureato in Beni Artistici, Teatrali, Cinematografici e dei Nuovi Media presso l’Università di Parma. Ha collaborato con il Teatro Lenz e con la Fondazione Magnani Rocca. È impegnato come curatore in una ricerca che lo spinge alla continua scoperta dei linguaggi emergenti dell’arte contemporanea.