Luigi Rossini: un ritrattista di Roma in mostra a Chiasso

m.a.x. museo, Chiasso, fino al 4 maggio 2014. Le spettacolari incisioni di Luigi Rossini sulla Roma dell’Ottocento riunite al confine svizzero. In una mostra che ricostruisce il processo esecutivo e i gabinetti delle stampe dell’epoca.

Luigi Rossini, Il Monte Capitolino e parte del Foro Romano coll’incendio nel Tempio di Giove Capitolino, e col saccheggio dato da Genserico a Roma, 1827, matita e inchiostro color seppia acquerellato su carta vergata con cornice riquadrata, 60,5 x 83 cm, Collezione privata

Le incisioni di Luigi Rossini (Ravenna, 1790 – Roma, 1857) stupiscono per la qualità altissima, la ricchezza di particolari, la maestosità. Ma anche per la modernità e per l’autonomia dello stile. Fatto sorprendente anche considerando il contesto: le sue stampe erano concepite come souvenir di lusso per la piccola massa privilegiata che si concedeva il Grand Tour in Italia (alla partenza di Piranesi da Roma, il ravennate prese il suo posto come “illustratore” della Roma dell’epoca).
Pur rimanendo nell’ambito delle scene di genere e nei canoni di un’arte che con termine odierno si potrebbe definire “commerciale”, Rossini sublima il tutto con slanci di artisticità liberi e arditi e con tratti di anticonvenzionalità. Il realismo marcato delle sue vedute si concilia alla perfezione con l’idealizzazione, e finisce per prevalere. E ciò avviene anche nelle scene di genere, caratterizzate da personaggi vestiti non alla maniera antica, ma in quella dell’epoca di realizzazione dell’opera (i personaggi non erano eseguiti da Rossini ma da Bartolomeo Pinelli, e infatti non compaiono negli acquerelli preparatori).
La mostra al m.a.x. di Chiasso è stata preceduta da un lavoro filologico e dal recupero di opere finora disperse. Il risultato è la presentazione di materiali inediti e soprattutto il confronto che viene proposto tra acquerello preparatorio, lastra e incisione. Anche grazie all’ausilio della lente d’ingrandimento consegnata all’ingresso, la comparazione fra le tre versioni consente di cogliere particolari sottili e aspetti del procedimento tecnico altrimenti nascosti.

Luigi Rossini - Il viaggio segreto - veduta della mostra presso il m.a.x. museo, Chiasso 2014
Luigi Rossini – Il viaggio segreto – veduta della mostra presso il m.a.x. museo, Chiasso 2014

L’esposizione si apre con una sala che raccoglie molte delle incisioni del ciclo Raccolta delle antichità romane. Qui l’allestimento su più livelli ricrea l’aspetto di un “gabinetto delle stampe”, compresa la presenza di souvenir del Grand Tour. La prima sala si completa con un confronto con le stampe dallo scopo eminentemente esplicativo di Pietro Bianchi e con una ricostruzione della querelle tra lo stesso Bianchi e Carlo Fea, che coinvolse anche Rossini schieratosi al fianco di Bianchi.
Al piano superiore, una prima stanza raccoglie le incisioni della serie Antichità di Pompei. E la mostra prosegue poi con un ricco nucleo di lavori che esemplificano lo stile maturo dell’autore tra cui spiccano i Sette colli di Roma antica e moderna (riuniti anche in una visione panottica davvero spettacolare). E infine, come un colpo di scena giunge l’adeguamento dello stile di Rossini alla nascita della fotografia. In queste opere l’autore infittisce il tratto e definisce maggiormente le superfici, senza per nulla scadere nella didascalicità, ma anzi inaugurando una nuova poetica precisa e suggestiva.

Stefano Castelli

Chiasso // fino al 4 maggio 2014
Luigi Rossini – Il viaggio segreto
a cura di Maria Antonella Fusco e Nicoletta Ossanna Cavadini
M.A.X. MUSEO
Via Dante Alighieri 6
+49 (0)91 6950888
[email protected]
www.maxmuseo.ch

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Stefano Castelli
Stefano Castelli (Milano, 1979) è giornalista, critico d'arte e curatore. Si è laureato in Scienze Politiche all'Università degli studi di Milano con una tesi di filosofia politica su Andy Warhol come critico sociale. Ha vinto nel 2007 il concorso per giovani critici indetto dal Castello di Rivoli con un saggio su "Scatologicità e Pop Art in Bruce Nauman". Come giornalista scrive per Artribune, dal 2011, e Arte Mondadori, dal 2007. Come curatore è impegnato nella scoperta di giovani artisti e ha curato una trentina di mostre tra gallerie e musei. Come critico ha scritto tra l'altro per la mostra Big Bang, Museo Bilotti, Roma, 2008. Il suo taglio critico è orientato a una lettura politico-sociale dell'arte e a una lettura dell'estetica come fenomeno non disgiungibile dall'etica.