L’India invade la Cina. Bharti Kher a Shanghai

Rockbund Art Museum, Shanghai – fino al 20 aprile 2014. 24mila presenze per la prima grande personale in Cina della scultrice e pittrice Bharti Kher. Che dall’India porta migliaia di bindi.

Bharti Kher, The skin speaks a language not its own, 2006

La mostra Misdemeanours, che occupa per intero i sei piani del Rockbund Art Museum di Shanghai, include alcune delle opere più famose di Bharti Kher (Londra, 1969) e un’installazione site specific all’esterno, Target Queen, che come un grande murale ricopre la facciata nord del palazzo.
Sono venti i pezzi scelti dalla curatrice Sandhini Poddar per presentare il lavoro di Kher, comprendenti le sculture in fibra di vetro e materiali i più disparati, la serie fotografica Hybrid con le epifanie domestiche che hanno reso celebre l’artista, i dipinti e le installazioni fatti con bindi, decorazioni tradizionali usate dalle donne indiane.
Per Kher, nata e cresciuta in Inghilterra da genitori indiani e tornata in India solo 23enne, assume connotati autobiografici il tema, ricorrente nel suo lavoro, di un’identità in bilico fra tensioni contrastanti, umanità e mondo animale, ordinario e soprannaturale. Le sue creature sono ibride, esseri in trasformazione, talvolta connessi con la mitologia indiana, più spesso con la contemporaneità domestica. Kher utilizza il ready made che combina con linguaggi diversi, sceglie oggetti per il loro valore intrinseco e la loro memoria, se ne impossessa con grande libertà e vi associa un’idea concettuale che consente di vedere oltre la realtà. Il suo stile scultoreo è elegante ed eclettico, le immagini create risultano contraddittorie, tutt’altro che scontate, i titoli dal valore narrativo rimandano ai temi del colonialismo, della società e delle tradizioni indiane.

Bharti Kher, Target Queen, 2014, facciata nord del Rockbund Art Museum, Shanghai
Bharti Kher, Target Queen, 2014, facciata nord del Rockbund Art Museum, Shanghai

Tragico e imponente il grande elefante bianco The skin speaks a language not its own, opera centrale della mostra e più in generale del suo lavoro artistico: è simbolo dell’India e rappresentazione del conflitto fra tradizione e modernità. La scultura in fibra di vetro è interamente ricoperta di bindi a forma di spermatozoo, che creano una superficie in movimento, come una seconda pelle, vellutata e attraente.
Con l’utilizzo dei bindi nei suoi dipinti, Kher propone all’osservatore una singolare esperienza visiva: da lontano le immagini formate dall’accumulo dei pattern ripetuti assumono la forma fluida di correnti d’aria tridimensionali, mentre da vicino appaiono come mappe topografiche astratte; e si può solo immaginare l’enorme lavoro che ha portato alla loro costruzione.

Alessia Di Clemente

Shanghai // fino al 20 aprile 2014
Bharti Kher – Misdemeanours
a cura di Sandhini Poddar

ROCKBUND ART MUSEUM
20 Huqiu Road
+86 (0)21 33109985
[email protected]

www.rockbundartmuseum.org

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Alessia Di Clemente
Alessia Di Clemente (Roma, 1980) ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Bologna e conseguito un master come Educatore esperto per la disabilità sensoriale presso l’Università degli Studi di Verona, con una tesi sul tema dell’esperienza estetica dell’arte per i non vedenti. Ha lavorato nel settore educazione della Galleria d’Arte Moderna di Bologna, delle Scuderie del Quirinale e del Palazzo delle Esposizioni di Roma. Ha dato vita ed è stata responsabile dei Servizi Educativi della Fondazione Malvina Menegaz di Castelbasso in Abruzzo. Esperta in pedagogia e didattica dell’arte, tiene corsi di alfabetizzazione all’arte contemporanea e lezioni per adulti; progetta e conduce laboratori creativi per giovanissimi. È curatrice, autrice e progettista culturale, esperta in europrogettazione. Attualmente vive a Shanghai.