L’arte (non) accessibile di Cildo Meireles

Hangar Bicocca, Milano – fino al 20 luglio 2014. La prima grande retrospettiva italiana di Cildo Meireles propone alcune delle installazioni più celebri dell’artista brasiliano. Che dagli Anni Settanta in poi ha tradotto le regole del concettuale in opere multisensoriali, “anti-monumentali”, accessibili a tutti. O quasi.

Cildo Meireles, Entrevendo, 1970/1994 - veduta dell'allestimento presso la Fondazione HangarBicocca, Milano 2014 - Photo Agostino Osio - Courtesy Fondazione HangarBicocca, Milan; Cildo Meireles

C’è qualcosa di sospeso e ambiguo nell’importante retrospettiva dedicata a Cildo Meireles (Rio de Janeiro, 1948) curata da Vincente Todolí per la Fondazione HangarBicocca. Nel grande spazio che accoglie le dodici opere che ripercorrono il suo lavoro dagli esordi dei primi Settanta alle più recenti installazioni, queste sembrano mostrarsi al visitatore come episodi sospesi nello spazio e nel tempo. Partendo da oggetti piccolissimi, di cui appena ci si accorge, come Cruzeiro do Sul (1969-70), ad altri giganteschi e rumorosi che inghiottono lo spettatore, come Entrevedendo (1974-1994), passando per installazioni che si attraversano con difficoltà o appena si sfiorano.
Cildo Meireles è stato, soprattutto a partire dagli Anni Ottanta, uno dei primi artisti dell’America Latina a leggere, criticare e infine restituire quell’estetica dell’arte concettuale che negli Stati Uniti s’impose con forza a partire da mostre quali Information del 1970 al MoMA. L’artista brasiliano si è confrontato con quel mondo, con le sue diverse espressioni formali, imparando modalità che vediamo perfettamente applicate in esempi d’installazioni multimediali, environment e minimal in cui però il rigore formale convive con una certa ironia ed erotismo della materia che ricordano talvolta artisti come Eva Hesse, e che probabilmente si avvicinano di più a quella categoria che Robert Pincus-Witten identificò come postminimal.

Cildo Meireles, Marulho, 1991/1997 - veduta dell'allestimento presso la Fondazione HangarBicocca, Milano 2014 - Photo Agostino Osio - Courtesy Fondazione HangarBicocca, Milan; Cildo Meireles
Cildo Meireles, Marulho, 1991/1997 – veduta dell’allestimento presso la Fondazione HangarBicocca, Milano 2014 – Photo Agostino Osio – Courtesy Fondazione HangarBicocca, Milan; Cildo
Meireles

Ma, a differenza della versione algida e tutta di testa del concettuale, quel tocco seducente, talvolta divertito, che ritroviamo in ogni opera rappresenta indubitabilmente uno dei segni più personali del lavoro di Meireles. L’artista utilizza materiali tra i più disparati, che prima di tutto sono simboli e persino statement politici attraverso i quali evoca tematiche che indagano aspetti precisi delle radici etniche del Brasile e il rapporto con l’Occidente, o che in altri casi vengono accostati per suggerire contrasti non solo visivi ma sinestetici, producendosi in esperienze tattili, olfattive, uditive che mirano al coinvolgimento dello spettatore.
Ed è forse questo l’aspetto più fragile nella selezione di opere scelte per la mostra: le dinamiche di fruizione dello spettatore presentano sempre delle limitazioni, degli inviti parziali che trattengono il visitatore da un reale coinvolgimento. Certo non è raro nell’industria dell’arte dover leggere dei documenti che scaricano da ogni responsabilità il museo (o in questo caso la fondazione) prima di visitare un’installazione, qui soprattutto nel caso della bella e pericolosa Através (1983-1989), alla quale i minorenni non possono accedere. Rimane tuttavia la sensazione di un’esperienza compromissoria che da un lato apre alla libertà, all’immaginazione, all’immersione dei sensi, mentre dall’altro si scontra evidentemente con i limiti dei dispositivi artistici messi in scena dell’artista.

Cildo Meireles, Cinza, 1984-1986 - veduta dell'allestimento presso la Fondazione HangarBicocca, Milano 2014 - Photo Agostino Osio - Courtesy Fondazione HangarBicocca, Milan; Cildo Meireles
Cildo Meireles, Cinza, 1984-1986 – veduta dell’allestimento presso la Fondazione HangarBicocca, Milano 2014 – Photo Agostino Osio – Courtesy Fondazione HangarBicocca, Milan; Cildo
Meireles

Ci sono poi opere dal forte impatto emotivo e simbolico come Olvido (1987-89), dal tono cupo anti-monumentale e dall’odore pungente delle 70mila candele di paraffina e 3 tonnellate di ossa bovine. E altri lavori in cui il confine tra poetico e patetico appare esilissimo, come in Marulho (1991/97) e Para Pedro (1984/1993), forse le due installazione più “invecchiate” nel tempo, ma che esposte oggi in mostre come questa godono di una nuova vita grazie a un altro tipo d’interazione da parte del pubblico dell’arte, che alacremente le trasforma in cartoline digitali corredate da decine di hashtag. Per la gioia dei social network.

Riccardo Conti

Milano // fino al 20 luglio 2014
Cildo Meireles – Installations
a cura di Vicente Todolí
HANGARBICOCCA
Via Chiese 2
02 66111573
[email protected]
www.hangarbicocca.org

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Riccardo Conti
Riccardo Conti (Como, 1979) è critico d’arte e free lance editor per numerose pubblicazioni nazionali ed internazionali occupandosi principalmente di cultura visiva e sperimentazione audio e video. Ha curato diverse mostre per gallerie e spazi privati ed è autore di alcuni format televisivi riguardanti arti visive e cultura contemporanea. Ha insegnato presso l’Accademia di Belle Arti di Brera, e tenuto seminari presso altre università ed istituzioni quali NABA, IULM, e KHIO di Oslo, attualmente insegna presso la facoltà di Architettura del Politecnico di Milano ed è docente di Visual Culture e Video Culture presso IED moda Lab. Dal 2011 fa parte dello staff editoriale di Artribune.