L’arte in sella e la musica da guardare. Al Mac di Lione

Lione, Mac, fino al 20 aprile 2014. Motopoétique racconta in modo alternativo e curioso l’immaginario legato alla motocicletta. Mentre Listen profoundly incrocia musica contemporanea e arti visive con l’ausilio di tre grandi compositori. A conferma di una programmazione museale senza confini.

Motopoétique - MAC, Lione 2014

Il Mac cambia faccia con Motopoétique, la mostra ideata dal critico e romanziere Paul Ardenne. Nell’atrio, dove sono stati a lungo esposti gli evanescenti lavori di George Brecht, troneggia ora una selezione di modelli storici di motociclette. Al primo e secondo piano, poi, s’incontrano molti altri bolidi a due ruote. Ma da subito si capisce che non si tratta di una celebrazione pedissequa dell’immaginario della moto, almeno non dei suoi aspetti stereotipati. Quasi tutte le opere sono détournement che modificano, amplificano oppure smentiscono l’aura dell’oggetto in questione.
Da rilettura alternativa dell’immaginario motard, la mostra diventa una curiosa sfilata di pretesti iconografici e tematici: vengono raccolte opere di autori dalla poetica differente che per scelta occasionale, strutturalmente o anche per caso si accostano alla motocicletta.
Più ortodosso l’approccio di alcuni artisti, come Shaun Gladwell, che nel suo video mostra la tensione alla libertà e all’infinito di un motociclista in corsa. Laurent Faulon altera la moto utilizzando però un elemento attinente, il grasso per motori. Luc Mattenberger e Raphaël Zarka espandono in modo surreale le possibilità tecniche del mezzo, Pierre & Gilles si autoritraggono in veste di biker misteriosi. Per quanto riguarda la pittura, Moo Chew Wong sbeffeggia l’immaginario erotico legato al tema, mentre Charles Moody allude con poetica raffinata alla moto e alle avventure on the road.

Motopoétique - MAC, Lione 2014
Motopoétique – MAC, Lione 2014

Non mancano usi spiazzanti dei materiali, come le ricostruzioni in cartone di Chris Gilmour e quelle in legno di Conrad Baker. Elisabetta Benassi, in mostra con due opere, coglie il tema come una componente tra le altre della cultura odierna, destinata a una mezza via tra popolare e colto.
E in Motopoétique si scopre anche la passione per la moto di un insospettabile, il sobrio astrattista Olivier Mosset, ripreso a un raduno da Cristina da Silva. La sala più spettacolare rimane comunque quella che riunisce opere di Jeremy Deller, Florent Lamouroux, Lionel Scoccimaro, Michaela Spiegel. E merita davvero una citazione il video di Clayton Burkhart, che traspone Orfeo e Euridice nella New York contemporanea.
Al terzo piano del Mac, l’atmosfera cambia totalmente con la mostra Listen profounldly (nell’ambito del festival Musiques en scène), che unisce musica contemporanea e installazione visivo-sonora. Tre grandi compositori ne sono i protagonisti. Heiner Goebbels ambienta una sua composizione in una stanza buia che altera la percezione e invita a fissare un cerchio e un quadrato luminosi e immobili, simbolici ed enigmatici. Ulf Langheinrich accompagna due sue composizioni minimaliste con altrettante videoproiezioni superspettacolari grazie all’ausilio del 3d.

Ulf Langheinrich - MAC, Lione 2014
Ulf Langheinrich – MAC, Lione 2014

Di Morton Feldman, infine, oltre a poter ascoltare una selezione di composizioni, si possono vedere i disegni del ciclo XXX, Anecdotes and Drawings: appunti, dichiarazioni di poetica, notazioni che fanno capire per sprazzi quasi situazionisti la poetica della sua musica.

Stefano Castelli 

Lione// fino al 20 aprile 2014
Motopoétique
a cura di Paul Ardenne
Listen profoundly. Heiner Goebbels, Morton Feldman, Ulf Langheinrich
MAC
81 quai Charles de Gaulle
+33 (0)4 72691717
www.mac-lyon.com

CONDIVIDI
Stefano Castelli
Stefano Castelli (Milano, 1979) è giornalista, critico d'arte e curatore. Si è laureato in Scienze Politiche all'Università degli studi di Milano con una tesi di filosofia politica su Andy Warhol come critico sociale. Ha vinto nel 2007 il concorso per giovani critici indetto dal Castello di Rivoli con un saggio su "Scatologicità e Pop Art in Bruce Nauman". Come giornalista scrive per Artribune, dal 2011, e Arte Mondadori, dal 2007. Come curatore è impegnato nella scoperta di giovani artisti e ha curato una trentina di mostre tra gallerie e musei. Come critico ha scritto tra l'altro per la mostra Big Bang, Museo Bilotti, Roma, 2008. Il suo taglio critico è orientato a una lettura politico-sociale dell'arte e a una lettura dell'estetica come fenomeno non disgiungibile dall'etica.