L’acqua di Lecce. Collettiva pugliese al Museo MUST

Must, Lecce – fino al 26 aprile 2014. L’interpretazione in chiave postmoderna dell’acqua foriera di vita. In un percorso di ricerca articolato da sette artisti, quasi tutti pugliesi. Tra giochi di luce, forme e materiali.

Sarah Ciracì, Waterhed - frame da video

L’eterea luminosità artificiale, declinata nei soffusi toni del blu e dell’azzurro, è il fil rouge espressivo delle opere esposte in Acqua. Attraverso differenti linguaggi, sette artisti, per la maggior parte pugliesi, rappresentano in chiave contemporanea l’energia vitale che scaturisce dell’acqua, archè di tutte le cose secondo Talete. In un contesto espositivo dominato dal buio, simbolo del caos esistenziale, spicca la luce e la purezza dell’elemento primigenio nelle opere e nelle installazioni site specific che formano la rassegna curata dal critico Lorenzo Madaro, frutto a sua volta di un progetto ideato da Gianmichele Arrivo della galleria Co61 Artecontemporanea di Grottaglie, coordinatore della mostra stessa.
Magnetica come sempre l’opera di Giulio De Mitri, artista tarantino che evoca il Mar Mediterraneo attraverso la poetica del “profondo blu”: in una saletta del museo storico si stagliano maestose e luminose tre stelle marine irradianti luce azzurra. Un’altra opera che cattura l’attenzione è quella di Paola Mancinelli, artista che si esprime attraverso il connubio tra poesia e scrittura visuale. “E ti dirò di più: che c’entro anch’io con l’acqua, con tutta questa geografia che mi contiene, così nascosta nei tessuti urbani della materia cuore. So per certo che c’è una marea nuova che mi comprende, alta come il mondo”: con questi versi, Mancinelli esprime la sua concezione dell’acqua come elemento costitutivo del corpo. La scritta luminosa in neon azzurro, 27.01, simboleggia infatti il volume totale dell’acqua, espressa in litri, presente nel corpo dell’artista.

Giulio De Mitri, Lucis
Giulio De Mitri, Lucis

Pregna di significati reconditi è l’opera del barese Michele Giangrande che, attraverso un’installazione costituita da laterizi, interpreta il tema dell’acqua rappresentando un pozzo e l’orizzonte. Originale l’installazione sonora del salentino Stefano Urkuma De Santis, sound designer e compositore di musica elettronica: incessante è il suono di gocce d’acqua che cadono in un contenitore di ferro. Spazio anche al rigore minimale di Raffaele Quida, salentino che rappresenta il moto perpetuo delle onde in chiave eraclitea, utilizzando due grandi lastre in ferro illuminate da neon azzurro alle estremità; e all’elogio della creazione della scultrice calabrese Lucia Rotundo, che in Genesi rappresenta la trasparenza di un “altare laico della riflessione sulla creazione”, come scrive Lorenzo Madaro.
Diverse concezioni dell’acqua, infine, vista come bene comune da tutelare secondo Nichi Vendola, come elemento proveniente dallo spazio secondo l’architetto Maurice Nio e come causa di trasformazioni naturali secondo Jan Fabre, vengono invece illustrate nel video di Sarah Ciracì.

Cecilia Pavone

Lecce // fino al 26 aprile 2014
Acqua

a cura di Lorenzo Madaro
MUST
Via degli Ammirati 11
www.mustlecce.it

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Cecilia Pavone
Giornalista professionista, Cecilia Pavone è nata a Taranto e ha conseguito la laurea in Filosofia con specializzazione in Storia delle Dottrine Politiche all'Università degli Studi di Bari. Nel suo percorso professionale giornalistico ha lavorato per il quotidiano "Nuovo Corriere Barisera" di Bari specializzandosi nel settore cultura e spettacoli. Tra le sue collaborazioni: "Il Settimanale" di Bari, "Il Resto del Carlino" di Bologna, "Exibart" dal 2007 fino al febbraio 2011, quando ha seguito Massimiliano Tonelli e Marco Enrico Giacomelli alla nuova testata d'arte "Artribune". Attualmente scrive anche su "Lobodilattice.com" e "Metalwave.com".