Josh Smith. Mistero irrisolto alla Galleria Massimo De Carlo

Galleria Massimo De Carlo, Milano – fino al 16 maggio 2014. Alla sua seconda personale nello spazio milanese, l’artista nato a Okinawa presenta una galleria continua di dipinti e alcune sculture fittili. La ricorsività compulsiva dei lavori e l’evasione apparente dei soggetti rimarcano la discrepanza del titolo: “Unsolved Mistery”.

Josh Smith - Unsolved Mystery - veduta della mostra presso la Galleria Massimo De Carlo, Milano 2014 - photo Roberto Marossi - courtesy Massimo De Carlo, Milano-Londra

Unsolved Mystery è il titolo della seconda personale milanese di Josh Smith (Okinawa, 1976; vive a New York). L’artista americano dipinge seguendo la compulsione quieta, incontrovertibile, sprigionata dalla riproduzione ossessiva del medesimo soggetto. Gli orli pastosi di una palma, inscurita dai cieli ipnotici della fissità di un tramonto, si ripetono per decine di volte, su tele e pannelli in legno dipinti a olio e poi allestiti a piano terra, in Galleria De Carlo. Serialità, originalità ed evasione ruotano attorno alla simbologia estatica di una palma oscura che, ripetuta nelle forme molteplici del proprio significante, modifica il senso e la leggerezza della visione. L’oggetto del desiderio, a ogni sua rappresentazione, diventa afferrabile e concreto, ancestrale e inspiegabile, proprio come  il nucleo di sculture in ceramica, allestito in parallelo.

Ginevra Bria

Milano // fino al 16 maggio 2014
Josh Smith – Unsolved Mystery
Massimo De Carlo
Via Ventura 5
02 70003987
[email protected]
www.massimodecarlo.com

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Ginevra Bria
Ginevra Bria è critico d’arte e curatore di Isisuf – Istituto Internazionale di Studi sul Futurismo di Milano. E’ specializzata in arte contemporanea latinoamericana. In qualità di giornalista, in Italia, lavora come redattore di Artribune e Alfabeta2. Vive e lavora a Milano.
  • A mio avviso una pittura fine anni Ottanta spacciata per novità

    • piero

      daniele, ci sei andato leggero….

      • Riferisco quello che vedo! ;)
        A quei prezzi penso ci sia molto di meglio, sia in Germania che in Italia o in Belgio. E’ che essendo americano…

    • Ivan Dal Cin

      No Daniele, non dire così suvvia… non ti avevo mostrato il libro ‘Currents’ di Smith? Dai un’occhiata al suo percorso, è stato allievo di Wool. E’ sempre e comunque un lavoro sull’astrazione. Le palme sono solo un pretesto (o un pre-immagine).

      • Ciao Ivan, ma qui c’è una spocchia smisurata. Si può lavorare anche al grado zero dell’immagine, stimolando l’osservatore a compiere un percorso visivo immaginario, ma questo non viene fatto e la serialità diventa davvero la prigione dell’immagine dalla quale egli vuole uscire. A mio avviso c’è una distanza siderale con altri progetti sulla non-immagine, o anche i Name Paintings dello stesso autore. L’effetto è che il processo intellettuale è cancellato da una soluzione di display così a buon mercato che trasforma gli stessi lavori in quello che sono: brutta pittura anni ’80.

        • Guest

          Mah Daniele, a me il suo percorso sembra coerente. Che vi sia un nome oppure una palma fa lo stesso, anything goes. Anzi, quando inserisce delle icone dissonanti e kitsch il gioco si fa più rischioso ed interessante. Del resto, le palme disgustano pure lui, come dice in un’intervista…

  • Lino Strangis

    Si infatti, ha ragione Piero, Daniele è stato fin troppo “gentile”… Questa è roba che già negli anni 80 era ampiamente criticabile (come tutte le trans-avanguardie che non fatto altro che recuperare e proporre soluzioni formali già ultra digerite dalla storia), oggi e specie da parte di un artista (o definito tale perché per me non lo è) nato ne 1976 come questo Smith, è un vero scandalo che offende chiunque oggi cerchi di dedicarsi seriamente alla ricerca nell’ arte contemporanea. E’ roba da arredamento stile IKEA ed è gravissimo che una delle più nominate gallerie italiane la proponga!! Ma voi galleristi fighetti ve la fate mai una bella analisi di coscienza? Forse no perché altrimenti vi saresate già suicidati da tempo!!!

    • Non ci si può lamentare di queste cose, perchè non esiste una critica d’arte che negli ultimi 20 anni (in italia il fenomeno è più grave) abbia voluto e SAPUTO argomentare le differenze tra le opere. E quindi finisce che le opere sono fatte di luoghi e pubbliche relazioni (quindi dipende dove vengono esposte le opere e chi le sostiene). Se domani Cattelan espone da De Carlo una serie di spunti fatti in galleria, fotografati in grandi fotografie, la mostra è cool, ci va una sacco di gente, si fa aperitivo e si vendono tutte le opere.

      A mio parere l’aura di luoghi e PR può andare bene perchè sottolinea cose che altrimenti si perderebbero nel caos, ma ci vuole un equilibrio. E questo equilibrio lo dovrebbe ristabilire la critica e un pubblico vero, cose che in italia mancano totalmente.

      Rimando per maggiori approfondimenti alla mostra che ho curato presso la Galleria Placentia, e ancora visibile.

  • Fedemanc

    E’ talmente brutto ed inconsistente che parlarne è già troppo