Ileana Sonnabend. Una mostra al MoMA per la più grande gallerista del dopoguerra

MoMA, New York – fino al 21aprile 2014. Non è una bella mostra da un punto di vista curatoriale: è per lo più una serie di opere senza un filo conduttore, se non quello cronologico. La grandezza della rassegna sta invece negli artisti esposti, e nella connessione immediata con la donna che ha reso possibile tutto questo: la gallerista e nota collezionista Ileana Sonnabend.

Andy Warhol, Ileana Sonnabend, 1973

Attraverso una carriera lunga più di cinquant’anni, Ileana Sonnabend ha contribuito a modellare il corso dell’arte moderna in Europa e negli Stati Uniti, scoprendo direttamente, o portando alla ribalta internazionale, molti degli artisti-chiave delle principali avanguardie del dopoguerra.
La grande gallerista è stata determinante nell’introdurre la Pop Art e il Minimalismo americano in Europa: nella galleria parigina al 37 di quai des Grands-Augustins ha ospitato la prima mostra al di fuori degli States di – tra gli altri – Andy Warhol, Roy Lichtenstein, Tom Wesselman, Jasper Johns, Robert Morris e John McCracken. Al contempo, dai primi Anni Settanta si è fatta portavoce dell’Arte Povera negli Usa, catapultando sulla ribalta newyorchese Jannis Kounellis, Pier Paolo Calzolari, Mario Merz, e poi Piero Manzoni e Vito Acconci.

Christian Boltanski, Album de photos de la famille D., 1971
Christian Boltanski, Album de photos de la famille D., 1971

Christian Boltanski, qui presente con Album de photos de la famille D., descrive la relazione con la gallerista “semplicemente come quella di una madre con suo figlio”, mentre John Baldessari ricorda che gli fu detto: “John, probabilmente a volte farai degli show di cui non ci cureremo, ma non ha importanza, ti ameremo sempre”.
Circa le straordinarie opere esposte, una in particolare merita un’analisi più approfondita, la scintilla che ha generato tutto lo show. Si tratta di Canyon, un lavoro di Robert Rauschenberg che combina un dipinto, un cuscino legato a una corda e un’aquila impagliata. Proprio il rapace è alla base di una diatriba unica nella storia dell’arte americana, in quanto le leggi federali statunitensi vietano il traffico di tale animale, rendendo l’opera invendibile, ma al contempo il fisco reclama 40 milioni di dollari di tasse agli eredi della gallerista.

Robert Rauschenberg, Canyon, 1959
Robert Rauschenberg, Canyon, 1959

È facile quindi pensare che sia questo il motivo ultimo della cessione gratuita dell’opera al museo, essendo insostenibili i costi di gestione.
Al di là delle polemiche, la mostra rimane una straordinaria testimonianza delle capacità di una donna che è riuscita sempre a porsi le giuste domande, e a trovare i più alti interlocutori nella storia dell’arte recente.

Francesco Lecci

New York // fino al 21 aprile 2014
Ileana Sonnabend: Ambassador for the New
a cura di Ann Temkin e Claire Lehmann
MOMA
11 West 53th Street
+1 212 7089400
www.moma.org

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Francesco Lecci
Francesco Lecci, 28 anni, toscano, vive a New York. Ha studiato presso la L.U.I.S.S. Guido Carli di Roma e l’Università Cattolica di Milano. Ha lavorato per CareOf DOCVA, Alessandro De March Gallery, Fluxia, Fiorucci Art Trust, BOFFO N.Y.C.