Duello a colpi di astrazione. Arp e Licini a Lugano

Museo d’arte, Lugano – fino al 20 luglio 2014. Il cosmopolita Jean Arp e l’appartato Osvaldo Licini rivelano affinità sorprendenti. In una mostra che li mette a confronto e accosta alle loro opere quelle di Matisse, Albers, Kandinsky, Klee…

Jean Arp / Osvaldo Licini - veduta della mostra presso il Museo d'arte, Lugano 2014

Il Museo d’arte di Lugano prosegue il suo “gioco delle coppie”, mai pretestuoso anche quando condotto per libere associazioni. Dopo il confronto tra Klee e Melotti, arriva ora quello tra Jean Arp (Strasburgo, 1887 – Basilea, 1966) e Osvaldo Licini (Monte Vidon Corrado, 1894-1958), basato su affinità più “occasionali” e forse proprio per questo ancor più interessante.
I curatori Bettina Della Casa e Guido Comis hanno scelto due mondi per certi versi opposti per poi scovarne i punti di convergenza, basandosi su affinità di forme e atmosfere. Arp fu un cosmopolita, Licini rimase sempre legato al suo “piccolo mondo”. Ma, prima di tornare nel suo irrinunciabile rifugio marchigiano, Licini soggiornò a Parigi e incontrò i grandi artisti dell’epoca. E la sua opera ha certamente valenze universali, soprattutto sul piano simbolico.
Una frase di Arp, poi”, spiega la curatrice, “si adatta perfettamente anche a Licini: ‘Unopera che non sia radicata nel mito, nella poesia, che non partecipa della profondità, dell’essenza dell’universo, è solo un fantasma’”. Aggiunge Comis: “L’uomo è l’argomento della ricerca di entrambi gli artisti. Arp indaga ciò che viene prima dell’uomo, le forze primigenie; Licini quello che segue, ovvero l’universo, il paesaggio”.

Jean Arp / Osvaldo Licini - veduta della mostra presso il Museo d'arte, Lugano 2014
Jean Arp / Osvaldo Licini – veduta della mostra presso il Museo d’arte, Lugano 2014

La mostra si apre con un excursus di ciò che precede il processo di astrazione delle forme che sarà di entrambi gli artisti. La sala Gli esordi figurativi, prologo di pregio che già da sé vale la visita, si apre infatti con due autoritratti giovanili, uno di Arp e uno di Licini. E prosegue con un confronto serrato di ritratti femminili. Carnali e intensi, già a modo loro geometrici quelli di Licini, taglienti e senza compromessi quelli di Arp.
Ci si tuffa poi nell’astrazione matura dei due autori, con sezioni come Equilibri instabili, Architettura dello spazio, Tra natura e mito, Caratteri e segni evocativi. Le opere di Licini sono lande desolate eppure vitali, mai vitalistiche: spazi ipotetici ognuno dotato della dignità di un intero universo. Vi si alternano linee d’orizzonte di scarni paesaggi astratti, geometrie più o meno morbide, spesso instabili e in precario equilibrio, volti stilizzati e simboli a metà tra l’amuleto e la stilizzazione intellettuale di un concetto. Le opere di Arp celebrano la potenza delle forme, mai perdendo di vista la metafora antropomorfa. E il contenuto sta, lampante, nella forma stessa, molto prima e molto meglio delle “eroiche” elucubrazioni greenberghiane.
Un punto di forza della mostra, poi, è la presenza di opere di altri artisti: Sophie Tauber-Arp, Klee, Kandinsky, Albers, Matisse, Ernst, Rodin e altri. Un modo efficace e onesto per ricondurre anche e soprattutto al contesto le affinità tra Arp e Licini.

Stefano Castelli

Lugano // fino al 20 luglio 2014
Jean Arp / Osvaldo Licini
a cura di Guido Comis e Bettina Della Casa
MUSEO D’ARTE
Riva Caccia 5
+41 (0)58 866721
[email protected]
www.mda.lugano.ch

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Stefano Castelli
Stefano Castelli (Milano, 1979) è giornalista, critico d'arte e curatore. Si è laureato in Scienze Politiche all'Università degli studi di Milano con una tesi di filosofia politica su Andy Warhol come critico sociale. Ha vinto nel 2007 il concorso per giovani critici indetto dal Castello di Rivoli con un saggio su "Scatologicità e Pop Art in Bruce Nauman". Come giornalista scrive per Artribune, dal 2011, e Arte Mondadori, dal 2007. Come curatore è impegnato nella scoperta di giovani artisti e ha curato una trentina di mostre tra gallerie e musei. Come critico ha scritto tra l'altro per la mostra Big Bang, Museo Bilotti, Roma, 2008. Il suo taglio critico è orientato a una lettura politico-sociale dell'arte e a una lettura dell'estetica come fenomeno non disgiungibile dall'etica.