Diciannove visioni pittoriche per Andrea Bruciati

Fondazione Bevilacqua La Masa, Venezia – fino al 21 aprile 2014. Sulla scia delle tradizionali collettive, la Galleria di Piazza San Marco si apre a un progetto di Andrea Bruciati. Che disegna la sua personale “mappa del navegar pitoresco”, lasciando però il timone in mano ai giovani artisti.

Lorenzo Morri, Come dieci piccoli indiani (serie di 10 dipinti), 2013 - pittura olio e spray su cartoncino, 30 x 20 cm - Courtesy dell’artista

Mentre qualcuno continua a suggerire che il ruolo dell’artista, oggi, sia sempre più occupato dal curatore, il recente progetto di Andrea Bruciati tenta se non altro una possibile mediazione. Ma il compito è complesso e necessariamente autocontraddittorio. Nella mostra allestita da Bevilacqua La Masa, Bruciati sceglie, da un lato, di porre una maggiore distanza tra sé e i diciannove artisti selezionati. E lo fa inserendo una serie di filtri sovrapposti: come quello delle didascalie in mostra, tutte affidate alla giovane critica d’arte Elisa Plesnicar; o come quello del catalogo, sospeso tra lo sviluppo tematico e la semplice inventariazione, offerta a uso del pubblico (e del collezionista). Un ulteriore tramite è offerto poi dal riferimento allo scrittore secentesco Marco Boschini: un chiaro omaggio alla città di Venezia, che implica però anche un forte statement critico-storiografico. E qui il peso curatoriale torna a farsi sentire: perché parlando di “sentire romantico” e di archetipi junghiani, Bruciati tenta di annullare le distanze storiche per proporre un unico principio di ordinamento: quello della sensibilità del pittore, posto di fronte e dentro al mondo. Nel darsi un filtro così sottile, il curatore si concede un altissimo grado di libertà (nella selezione, nella costruzione teorica…), come il direttore celato di un’orchestra fatta di soli solisti.

Simone Berti (opera da ultimare e titolo non definitivo), Lei, 2014 - tecnica mista su tela, 150 x 120 cm - Courtesy dell'artista e Vistamare, Pescara
Simone Berti (opera da ultimare e titolo non definitivo), Lei, 2014 – tecnica mista su tela, 150 x 120 cm – Courtesy dell’artista e Vistamare, Pescara

Ma veniamo quindi ai protagonisti, esaltati da un allestimento che, pur ambendo a un’armonia d’insieme, tenta il più possibile di isolarli sulle singole pareti. Si parte dall’ironica (ma tecnicamente ineccepibile) allusività di Thomas Braida, per addentrarsi poi in un percorso espositivo dove la figurazione si mescola a vari simbolismi, senza disdegnare deviazioni nel puro amorfismo. Sulle iconografie misteriche di Luigi Presicce si affacciano quelle ipermoderne e stranianti di Giovanni Sartori Braido e di Simone Berti, mentre l’ampia gestualità di Paola Angelini si contrappone alla concentrazione di Pierpaolo Campanini, pur conservando la stessa densità emblematica. Un simbolismo che sarà poi egualmente distillato da Vito Stassi, moltiplicato da Lorenzo Morri, perturbato da Valerio Carrubba e imploso in Valerio Nicolai. Per rasentare infine i limiti dell’astrazione, in Dario Pecoraro e Jacopo Casadei. Su tutti, domina un approccio analitico che non è mai espressione pura e autoreferenziale: per raccontare il mondo senza rappresentarlo, ma filtrandolo attraverso “le fibrillazioni telluriche della psiche”.

Simone Rebora

Venezia // fino al 21 aprile 2014
Visioni per un inventario: una mappa del navegar pitoresco
a cura di Andrea Bruciati
artisti: Paola Angelini, Simone Berti, Lorenza Boisi, Thomas Braida, Rossana Buremi, Pierpaolo Campanini, Valerio Carrubba, Jacopo Casadei, Paolo Chiasera,Tomaso De Luca, Giulio Frigo, Lorenzo Morri, Valerio Nicolai, Dario Pecoraro, Luigi Presicce, Alessandro Roma, Marco Salvetti, Giovanni Sartori Braido, Vito Stassi
Catalogo Quodlibet
FONDAZIONE BEVILACQUA LA MASA
Piazza San Marco 71c
041 5237819
[email protected]
www.bevilacqualamasa.it

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Simone Rebora
Laureatosi in Ingegneria Elettronica dopo una gioventù di stenti, Simone capisce che non è questa la sua strada: lascia Torino e si dedica con passione allo studio della letteratura. Novello bohémien, s’iscrive così alla Facoltà di Lettere a Firenze, si lascia crescere i capelli, cambia guardaroba e conclude il suo percorso con una tesi sul Finnegans Wake e la teoria della complessità. Perplesso e stranito dal gravoso delirio filosofico, precipita nel limbo del mondo giornalistico, impiegato presso una piccola agenzia di stampa. È qui che inizia suo malgrado a occuparsi di arte, trovando spazio su riviste quali “Artribune” ed “Espoarte”, e scrivendo per l’inserto culturale del (defunto) “Nuovo Corriere di Firenze”. Attualmente vive a Verona, per un PhD in Scienze della Letteratura. Non vede l’ora di lasciarsi tutto ciò alle spalle.