Baccio Bandinelli. Firenze riscopre un genio del Cinquecento

Museo Nazionale del Bargello, Firenze – fino al 13 luglio 2014. È aperta nel capoluogo toscano la prima mostra monografica dedicata allo scultore fiorentino Baccio Bandinelli. E finalmente si restituisce lustro all’opera di un grande, vissuto all’ombra di Michelangelo e Cellini.

Baccio Bandinelli, Leda e il cigno (particolare) - photo Gino Pisapia

L’esposizione dedicata a Baccio Bandinelli (Firenze, 1493[?]-1560), dal carattere altamente scientifico, nasce dal progetto della direttrice Beatrice Paolozzi Strozzi e si avvale del preziosissimo contributo dello studioso Detlef Heikamp, oltre al supporto del MiBACT, Polo Museale di Firenze, Ente Cassa di Risparmio, Opera Laboratori Fiorentini e degli Amici del Bargello. La mostra intende, attraverso una serie di scoperte e sorprese, riposizionare il cavalier Bandinelli nell’Olimpo dei massimi scultori del Cinquecento.
Tanti i documenti analizzati per poter ricostruire la grandezza di una personalità “terribile di lingua e d’ingegno”, come scrive nelle Vite Giorgio Vasari, suo grande nemico ma spesso sincero biografo. Attivo presso i due papi medicei, Leone X e Clemente VII, poi alla corte di Cosimo I, Baccio Bandinelli è stato senz’ombra di dubbio un enfant prodige dalle doti straordinarie, superando nel disegno coetanei del calibro del Rosso, Pontormo e Sansovino, capacità ampiamente documentata dai numerosi disegni esposti.
Il nucleo più affascinante di opere è collocato nella Sala di Michelangelo, dove a fargli “compagnia” troviamo i suoi maestri, Michelangelo e il Rustici, i coetanei come il Sansovino, il Tribolo e il Cellini, per continuare con gli allievi Vincenzo De Rossi e Bartolomeo Ammannati e terminare con le sculture del suo successore alla corte medicea, il Giambologna. Da questi “paragoni”, usando un termine e un approccio cari a Roberto Longhi, è possibile recuperare molteplici spunti di riflessione e analizzare in maniera approfondita l’antologia bandinelliana.

Baccio Bandinelli, Ritratto di Cosimo I, 1554-58 - Galleria Palatina, Firenze - photo Gino Pisapia
Baccio Bandinelli, Ritratto di Cosimo I, 1554-58 – Galleria Palatina, Firenze – photo Gino Pisapia

Nella stessa sala inoltre è esposto, per la prima volta al pubblico, un prestito eccellente della Sorbona, la Leda del 1512, sua unica pittura superstite del periodo giovanile, prova molto deludente, per via del colore, per un così celebrato “disegnatore”. Molto riuscito e calzante invece risulta il confronto tra il busto marmoreo di Cosimo I con il coevo ritratto del Bronzino, della Galleria Sabauda, in relazione ai due grandi busti bronzei che raffigurano il Granduca in armi, rispettivamente del Bandinelli e del Cellini. Paragoni questi che rimbalzano tra le numerose sculture, bassorilievi e modelli in cera, tra cui la neoscoperta del Nettuno, per la fontana di piazza della Signoria, in prestito da Montpellier, e i bronzetti unici.
La mostra si chiude con la sala che accoglie i ritratti, gli autoritratti e le “invenzioni” del Bandinelli, primo fondatore a Roma di un’“accademia” per giovani artisti. Completa l’esposizione un prezioso catalogo monografico edito da Giunti che si pone come strumento universale per lo studio di questo grande maestro fino ad oggi poco conosciuto e vissuto in eterno all’ombra dei suoi rivali, Michelangelo e Cellini.

Gino Pisapia

Firenze // fino al 13 luglio 2014
Baccio Bandinelli. Scultore e maestro (1493-1560)
Catalogo Giunti
MUSEO DEL BARGELLO
Via del Proconsolo 4
055 2388606
www.firenzemusei.it/bargello/

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Gino Pisapia
Classe 1981, Gino Pisapia è critico d’arte e curatore indipendente, indaga e si occupa di ricerca sulle ultimissime esperienze artistiche, vive e lavora a Firenze. Nel 2006 si è laureato in Storia dell'arte Contemporanea all'Università di Napoli, nel 2007 ha conseguito un master in Management dei Beni Culturali promosso dalla Regione Campania. Ha ideato e realizzato progetti di didattica museale integrata, nel 2008 ha scritto e diretto il documentario Astrazione Napoletana sull'opera di Renato Barisani e dal 2007 al 2010 ha collaborato con la Galleria Lia Rumma di Napoli/Milano. Ha tenuto lezioni di storia dell'arte e fatto parte di varie giurie per l'assegnazione di premi legati alla cultura e all'arte contemporanea. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati tra cui Memories; vertigine [di]segno; Tempus edax rerum; Elements; Cleo Fariselli. I suoi contributi critici sono presenti in diverse pubblicazioni. Scrive per Exibart, ArsKey e Artribune.