Vittorio Sgarbi l’ispanico

La collezione (anzi, una parte) di Vittorio Sgarbi (e della madre) in mostra in Spagna. Seconda tappa di un tour che comprende soste iberiche e sudamericane. Qui trovate il racconto della mostra e le tante dichiarazioni del critico ferrarese rilasciate in occasione del vernissage.

Vittorio Sgarbi e Pietro Di Natale davanti al quadro di Guercino

Nella mia vita ho speso nell’arte i tanti soldi guadagnati con la televisione”. Un Vittorio Sgarbi compiaciuto e particolarmente ispirato ha inaugurato lo scorso 27 febbraio a Caceres, antica capitale dell’Estremadura, la seconda esposizione in Spagna della sua collezione d’arte. Il furore della ricerca. Grandi maestri della pittura italiana nella collezione Cavallini-Sgarbi è in realtà solo una ridotta selezione degli oltre cinquecento capolavori che “don Vittorio” – come lo chiamano gli spagnoli con deferenza – ha raccolto in trent’anni di studi e ricerche, con l’aiuto di sua madre Rina Cavallini.
Non ho mai negato prestiti nel mondo”, spiega Sgarbi, “ma mi stupisce che, essendo io italiano, e così fortemente italiano, sia stata proprio la Spagna per prima a interessarsi alla mia collezione. Una collezione è un lascito privato, famigliare, che diventa post mortem eredità pubblica: spero che, prima o poi, anche le mie opere trovino posto in qualche fondazione, perché tutti ne possano godere”. Esplicito il riferimento a Luigi Magnani e alla fondazione di Mamiano di Traversetolo, nei pressi di Parma.
Dopo Burgos – dove in autunno la mostra intitolata Il giardino segreto ha ricevuto 55mila visitatori – gli stessi quaranta quadri di proprietà Sgarbi-Cavallini sono ospitati fino al 30 giugno nel Palacio de los Becerras, sede della Fondazione Mercedes Calles e Carlos Ballestero. Un’istituzione privata che da tempo contribuisce ad animare la vita culturale della città spagnola patrimonio dell’Unesco, offrendo ai turisti mostre a ingresso gratuito.
Nella veste di appassionato collezionista, non privo del consueto edonismo, Sgarbi svela agli spagnoli le ragioni profonde delle sue scelte: “Al di là del mio ruolo pubblico e politico, sono convinto che in queste opere sia riflessa l’essenza della mia autobiografia critica e del mio pensiero intellettuale. Questa mostra è un po’ come vedere, dall’al di là, ciò che resterà di me e del mio lavoro. Non sono un uomo ricco, ma attento, che ha proiettato il proprio anelito all’immortalità sulla grandezza delle opere che possiede. Condivido con D’Annunzio e con lo spagnolo Unamuno, scrittori vissuti nella medesima epoca, la visione eroica di chi vuole lasciare un segno di sé attraverso le cose”.

La Cleopatra di Artemisia Gentileschi appartenente alla collezione Sgarbi-Cavallini
La Cleopatra di Artemisia Gentileschi appartenente alla collezione Sgarbi-Cavallini

Dal 1983 a oggi, spinto da un’insaziabile curiosità e con l’aiuto di antiquari colti e originali, Sgarbi ha riunito nella casa di famiglia di Rho Ferrarese opere di epoche e fattezze diversissime, in un complesso impressionante per quantità ed eterogeneità che raggruppa pittura, scultura, libri e oggetti decorativi insoliti. Esaltante la storia della madre del critico, Rina Cavallini, che sfruttando l’esperienza giovanile nella compravendita all’incanto di proprietà immobiliari, per conto del padre costruttore, ha poi gestito le operazioni d’acquisto del figlio sui mercati d’asta del mondo.
A Caceres è visibile però solo una selezione di squisita pittura, italiana e non, dal XV al XVIII secolo. Il bellissimo Ritratto del legale Francesco Righetti di Guercino, un enigmatico uomo di Tiziano, e ancora due Ribeira, Vivarini, Cantarini, Veronese e opere di artisti minori, ma di splendida fattura e dai dettagli sorprendenti; come il Gesù bambino dai cappelli sparsi sugli occhi nella pala d’altare di Pietro Paolini, pittore lucchese del primo Seicento, o i delicatissimi decori floreali della tela dell’astigiana Orsola Maddalena Caccia. La sensualissima Cleopatra di Artemisia Gentileschi, il tenero San Giuseppe, coccolando un paffuto Gesù, del Piazzetta, ma anche la tela di Agostino Sant’Agostino o la tavola di Antonio Cavalluccio sono solo alcune delle meraviglie esposte a Caceres nell’allestimento cronologico proposto da Pietro Di Natale, curatore scientifico della mostra, che ricrea l’atmosfera intima della casa di Rho Ferrarese.
Ogni dipinto ha una sua storia”, racconta Sgarbi con la consueta vena affabulatoria, prodiga di citazioni colte ma chiarissima nelle idee. “Il Guercino lo riportai in Italia quando il museo di Forth Worth, in Texas, decise di venderlo. Il Tiziano era in un museo a Cleveland, ma erroneamente attribuito a Lotto: lo feci restaurare e apparse la firma ‘Tizianus’. Mi sono imbattuto, poi, per ben diciassette volte, nei quadri del tedesco Ignaz Stern (Ignazio Stella in Italia) e non ho potuto fare a meno di possederli in preda a una inspiegabile eccitazione”.

La conferenza stampa di Vittorio Sgarbi a Caceres
La conferenza stampa di Vittorio Sgarbi a Caceres

La mia è una collezione molto capricciosa”, conclude Sgarbi, “all’antica, rapsodica ed eterogenea, per nulla settoriale. Citando Leporello nel Don Giovanni di Mozart, è il ‘catalogo delle opere che amò il padron mio’, tende all’esaustività, ma è dispersivo e contraddittorio, dove insieme ai grandi nomi ci sono moltissimi sconosciuti, perché in Italia anche i minori sono grandi”.
Dopo Caceres, i quadri di Sgarbi partiranno per Città del Messico (Museo San Carlos, dal luglio 2014) e poi al Nacional di Bogotà. Probabile anche una tappa in Cile. Un secondo diverso corpus della Collezione Sgarbi Cavallini sarà invece dal 6 giugno a Palazzo Campana di Osimo, nelle Marche.

Federica Lonati

Caceres // fino al 30 giugno 2014
Il furore della ricerca. Grandes maestros de la pintura italiana en la colección Sgarbi-Cavallini a cura di Pietro Di Natale
FUNDACIÓN MERCEDES CALLES Y CARLOS BALLESTERO
Plaza de San Jorge 2
+34 (0)927 223611
www.fmercedescalle.org

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Federica Lonati, nata a Milano nel 1967, diploma di Liceo classico a Varese, si è laureata nel 1992 in Lettere Moderne alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Cattolica di Milano con una tesi dedicata all’opera lirica e alla sua riproducibilità audiovisiva (Comunicazioni Sociali). Giornalista professionista dal 1997, dai primi anni Novanta collabora con “La Prealpina”, quotidiano di Varese, scrivendo soprattutto di teatro, opera lirica e musica classica. Dal 1995 è assunta nella redazione di “Lombardia Oggi”, settimanale di attualità, spettacoli e tempo libero, allegato domenicale al quotidiano “La Prealpina”. Redattore ordinario fino all’agosto del 2005, si occupa delle pagine di arte, musica classica e attualità in generale. Dal settembre 2005 vive a Madrid. Dalla Spagna ha scritto articoli per “Libero”, “Qui Touring”,”Il Corriere del Ticino”, “Il Sole 24 Ore” e “Grazia”. Tra il 2008 e il 2011 ha collaborato con “Agrisole”, supplemento settimanale del “Sole 24 ore”, realizzando cronache e reportage dedicati all’economia agricola spagnola.
  • And

    Ma che bravo don Vittorio, chissà quanto avrà rivalutato i suoi capolavori in vista di qualche prossima vendita….

  • Fabrizio

    And, ma se ha detto anche lui che il destino della sua collezione sarà in una fondazione. E poi, le opere hanno già un valore storico e commerciale consolidato, non vanno in cerca di “legittimazione” e di rivalutazione. Ci fossero tanti privati con simili raccolte e soprattutto con la disponibilità ad esibirle in pubblico.

    • And

      Appunto, lo ha detto lui. E sono anni che organizza mostre piazzandoci molte opere di sua proprietà. vediamolo quando creerà questa fondazione….

  • Lorenzo Bonini

    Cómo organizar una exhibición de arte a Carceres – Estremadura.
    di Lorenzo Bonini
    Non è un’impresa priva di sfide e per fare centro si dovrà pianificare tutto nei minimi dettagli!
    Organizzare una mostra d’arte può essere un progetto gratificante e creativo, soprattutto nel caso in cui siano esposte opere d’arte della tua personale collezione. Non basta esporre un buon numero di opere, ma è necessario trovare un filo conduttore, che accomuni le opere tra loro e, con il luogo dove avviene la rassegna. Bisogna essere specifici nella scelta del tema, soprattutto quando si tratta di artisti conosciuti e ostentati. Di modo che si riesca ad attirare un pubblico interessato sull’argomento. Un tema specifico di collegamento o di raffronto può essere di grande aiuto per risolvere aspetti pratici della rassegna. La scelta del titolo è fondamentale in eventi come questo, poiché se ne facilità il contributo culturale.