Uklanski, i Gelitin e la filosofia del buco. Da Massimo De Carlo

Galleria Massimo De Carlo, Milano – fino al 15 marzo 2014. Il collettivo austriaco Gelitin mette in mostra la sua filosofia del buco, scavando e poi realizzando calchi in gesso. Contemporaneamente, Piotr Uklanski riflette su immigrazione ed eremitaggio.

Piotr Uklanski, Old Glory, 2012, particolare

Giugno 2013: il collettivo artistico dei Gelitin (Vienna, 1990) compie una performance artistica di sei giorni alla 21er Haus di Vienna. Scavano e scolpiscono dall’interno Loch (Buco), enorme cubo di polistirolo. Lavorano all’erosione di spazio al suo interno, entrando e uscendo dalla caverna come alacri minatori. Happening? Azionismo? Nulla di più lontano: per i Gelitin non è necessario “far succedere qualcosa”, ma vivere come eremiti in una caverna. L’otium dell’eremita non è il riposo dal lavoro: è lo stato in cui siamo nati, dal quale il negotium non fa altro che allontanarci. Filosofia del buco. In inverno i Gelitin innestano i calchi in gesso ricavati da Buco ad appendini, sedie, tavoli che De Carlo espone in galleria.

Contemporaneamente avviene l’innesto spaziale con la mostra di Piotr Uklanski (Varsavia, 1968), alle prese con il viaggio di costruzione della sua identità di immigrato polacco negli States: gli enormi lavori tye & dye, realizzati con i coloranti reattivi su cotone ossidato, reinterpretano la bandiera degli Stati Uniti nelle sfumature dell’ideologia, ma il suo dilemma privato affiora nello sguardo della figlia, cittadina statunitense, che di una sala vuota è l’eremitica protagonista.

Giulia Bombelli

Milano // fino al 15 marzo 2014
Piotr Uklanski – Red, White and Blue
Gelitin – Buco
MASSIMO DE CARLO
Via Ventura 5
02 70003987
[email protected]
www.massimodecarlo.com

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Giulia Bombelli
Giulia Bombelli (1985, Milano) collabora alla didattica museale del Fondo per l’Ambiente Italiano e della Fondazione Bagatti Valsecchi di Milano. E’ laureata in Storia e Critica dell’Arte all’Università degli Studi di Milano e specializzata in museologia dell’arte contemporanea, arte ambientale e laboratori sulla percezione. Lavora come redattore di Artribune e Orizzonte Universitario. Vive e lavora a Milano.