Ugo Mulas al circo (con Alexander Calder)

Kunst Meran/o Arte, Merano – fino al 18 maggio 2014. Una piccola mostra che documenta l’incontro fra due grandi del secolo passato. Da un lato la giocosità e la leggerezza di uno scultore, dall’altro la compostezza e l’equilibrio di un fotografo.

Ugo Mulas, Alexander Calder, 1963 ® Eredi Ugo Mulas. Tutti i diritti riservati Courtesy Archivio Ugo Mulas - Galleria Lia Rumma Milano

Un doppio incontro di respiro internazionale, nella città di Merano in Alto Adige. Da un lato il grande Alexander Calder (Lawton, 1898 – New York, 1976), visto però nella sua veste più giocosa e “primitiva”, con quel piccolo Circus fatto di stracci e fil di ferro, preludio ai suoi celebri “mobiles”. Dall’altro il fotografo Ugo Mulas (Pozzolengo, 1928 – Milano, 1973), anch’egli grande protagonista della scena artistica del secolo scorso, con la sua opera capace di oscillare tra la documentazione e il puro gesto creativo. L’incontro decisivo avvenne nel 1963, quando Mulas visitò lo studio e la casa dei coniugi Calder in Francia. Da qui l’idea di un libro fotografico, pubblicato otto anni più tardi.
La mostra curata da Valerio Dehò ricostruisce proprio questa storia, permettendo al visitatore una duplice rivelazione. Perché l’incontro tra i due artisti fu in primo luogo un momento di scambio, di reciproca conoscenza. E se l’obiettivo di Mulas rivela il celebre e ormai affermato scultore ancora intento a mettere in scena i suoi poveri “teatrini”, l’esercizio sull’arte di Calder conferma le straordinarie qualità interpretative del fotografo, capace di offrire il senso del movimento e l’intima drammaticità dei personaggi, senza mai forzare le caratteristiche del suo mezzo d’elezione. Di grande potenza espressiva la serie che apre la visita, quasi un aperitivo prima dell’ingresso al circo, una danza vibrante abilmente suggerita da sottili giochi d’ombre.

Ugo Mulas, Alexander Calder, Circus 1963 (c)Eredi Ugo Mulas. Tutti i diritti riservati Courtesy Archivio Ugo Mulas - Galleria Lia Rumma Milano
Ugo Mulas, Alexander Calder, Circus 1963 (c)Eredi Ugo Mulas. Tutti i diritti riservati Courtesy Archivio Ugo Mulas – Galleria Lia Rumma Milano

Al primo piano del museo troviamo così, disposti con cura e sobrietà, gli scatti fotografici realizzati da Mulas per il suo libro sull’opera di Calder. La scelta di esporre direttamente le stampe vintage permette anche di osservare i segni e le indicazioni del fotografo, che non esitano a invadere lo spazio dell’immagine. Il percorso è completato da alcuni esemplari di libri d’artista (manca purtroppo quello di Mulas, non disponibile per il prestito) e da due piccoli video. Di grande interesse quello che documenta Calder intento a dar vita ai personaggi del suo teatrino: in esso è tutta la giocosità, ma anche l’ingegneristica versatilità dell’artista, capace di trasformare la semplicità dei materiali e la povertà dei mezzi in sinonimi di leggerezza. Una lezione di stile, insomma, rimarcata dall’approccio equilibrato, attento e sempre autocritico degli scatti di Mulas.

Simone Rebora

Merano // fino al 18 maggio 2014
Ugo Mulas – Circus Calder
a cura di Valerio Dehò
KUNST MERAN/O ARTE
Via Portici 163
0473 212643
[email protected]
www.kunstmeranoarte.org

CONDIVIDI
Simone Rebora
Laureatosi in Ingegneria Elettronica dopo una gioventù di stenti, Simone capisce che non è questa la sua strada: lascia Torino e si dedica con passione allo studio della letteratura. Novello bohémien, s’iscrive così alla Facoltà di Lettere a Firenze, si lascia crescere i capelli, cambia guardaroba e conclude il suo percorso con una tesi sul Finnegans Wake e la teoria della complessità. Perplesso e stranito dal gravoso delirio filosofico, precipita nel limbo del mondo giornalistico, impiegato presso una piccola agenzia di stampa. È qui che inizia suo malgrado a occuparsi di arte, trovando spazio su riviste quali “Artribune” ed “Espoarte”, e scrivendo per l’inserto culturale del (defunto) “Nuovo Corriere di Firenze”. Attualmente vive a Verona, per un PhD in Scienze della Letteratura. Non vede l’ora di lasciarsi tutto ciò alle spalle.