Tutti da Peggy, tra luce e musica

Guggenheim Collection, Venezia – fino al 14 aprile 2014. Una nuova edizione per i “Temi & Variazioni” di Luca Massimo Barbero. Che sceglie di partire dalla luce di Magritte, per chiudere con un omaggio a Melotti.

Lucio Fontana, Concetto spaziale, Attese, 1967, Collezione privata, New York / Anish Kapoor, Untitled, 2002, Collezione privata

Il format si è consolidato negli ultimi dodici anni, sempre curato da Luca Massimo Barbero. Un’idea semplice e aperta a molteplici sviluppi, all’interno della quale il curatore assurge al ruolo di vero demiurgo per la storiografia contemporanea. E tramite questa idea, soprattutto, la collezione d’arte si conferma cuore pulsante della scena artistica, anche nella sua versione più “musealizzata”. L’espediente iniziale è l’accoppiamento tra le singole opere, possibilmente separate da decenni e continenti, da diverse sensibilità artistiche, ideologiche o culturali: a operare la ricucitura saranno allora incidentali corrispondenze iconografiche, ma anche richiami e sviluppi voluti dall’artista o a lui commissionati. Il tutto giunge infine a comporre un percorso espositivo compatto, la cui retorica convince con naturalezza, con il nitore dello studio più raffinato.
Il tema (con le sue variazioni) scelto per questa edizione 2014, è la luce. Al centro, è abilmente posto L’impero della luce di René Magritte, vero punto focale di un inesauribile contrappunto, da cui s’irradiano tutte le possibili interpretazioni del tema: scientifiche, idealistiche, poetiche e (sur)realistiche. L’attenta cura dell’insieme si riflette poi nel suggestivo allestimento, un vero percorso di scoperta sensoriale, che scivola dalle luci soffuse delle prime sale fin dentro una crescente oscurità, per aprirsi infine in un trionfo luminoso e cromatico, con uno spettacolare Hockney comodamente ammirabile da una Holzer-panchina. Ogni sala si concentra su una diversa sotto-tematica (Figure e occhi, Luoghi, Oscurità e opacità…), e i singoli accoppiamenti si diffondono così in un dialogo a più voci: rigido e ineccepibile quello che unisce Fontana, Kapoor, Kelly e Bonalumi (o il trio Dalí-Halsman-Uklański); ironico e sorprendente quello che accosta Magritte a Lowman, Cornell e Judd.

Ugo Mulas, Fausto Melotti, 1968 - © Eredi Ugo Mulas
Ugo Mulas, Fausto Melotti, 1968 – © Eredi Ugo Mulas

L’ultima sezione della mostra è certo quella più accattivante, con il blu profondo dei suoi ambienti e le diafane sculture di Fausto Melotti. Ma è forse anche il suo sviluppo più discutibile, “come possibile dematerializzazione della forma plastica in pura luminosità, racchiusa da un disegno essenziale nello spazio”. Resta il fatto che la scelta di un omaggio a Melotti era pressoché inevitabile, per un progetto da sempre basato su una logica di carattere “musicale”. Un’ulteriore variazione sul tema (questa volta la scultura in sé e il linguaggio della creazione), che chiude il percorso con una nuova apertura.

Simone Rebora

Venezia // fino al 14 aprile 2014
Temi & Variazioni. L’impero della luce
con un Omaggio a Fausto Melotti
a cura di Luca Massimo Barbero
PEGGY GUGGENHEIM COLLECTION
Dorsoduro 701
041 2405415
[email protected]
www.guggenheim-venice.it

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Simone Rebora
Laureatosi in Ingegneria Elettronica dopo una gioventù di stenti, Simone capisce che non è questa la sua strada: lascia Torino e si dedica con passione allo studio della letteratura. Novello bohémien, s’iscrive così alla Facoltà di Lettere a Firenze, si lascia crescere i capelli, cambia guardaroba e conclude il suo percorso con una tesi sul Finnegans Wake e la teoria della complessità. Perplesso e stranito dal gravoso delirio filosofico, precipita nel limbo del mondo giornalistico, impiegato presso una piccola agenzia di stampa. È qui che inizia suo malgrado a occuparsi di arte, trovando spazio su riviste quali “Artribune” ed “Espoarte”, e scrivendo per l’inserto culturale del (defunto) “Nuovo Corriere di Firenze”. Attualmente vive a Verona, per un PhD in Scienze della Letteratura. Non vede l’ora di lasciarsi tutto ciò alle spalle.