Losanna, le Olimpiadi tutto l’anno

Tristi per la fine delle Olimpiadi invernali di Sochi? Vi proponiamo allora una visita al nuovo Museo Olimpico di Losanna: spazi raddoppiati, tecnologia ed effetti speciali a non finire, ma con sobrietà. E con una mostra preziosa sullo sport visto dalle Avanguardie russe.

Musée Olympique, Losanna

Al nuovo Musée Olympique gli effetti speciali non mancano di certo. A partire dalla spettacolare salita d’ingresso che dal lago raggiunge il museo, disseminata di sculture (tra gli autori, Niki de Saint-Phalle e Chillida, e ci sono anche un murale di Tàpies e una pista da atletica). Poi l’edificio, austero ma d’impatto. Infine la rampa centrale all’interno, in penombra e inondata di proiezioni. E nelle sale si sprecano gli allestimenti ipertecnologici, in un percorso che agli oggetti della collezione alterna videoproiezioni dalla definizione altissima, meccanismi interattivi e molto altro. Ma, non sembri paradossale, il risultato è di una sobrietà rara per un museo del genere, che avrebbe potuto facilmente sforare nel kitsch.
Tre le sezioni. La prima immerge il visitatore nella storia dei giochi olimpici, prima di quelli antichi e poi, passando per un’analisi dettagliata della figura di De Coubertin, di quelli moderni. Per poi vivisezionare un secolo e più di Olimpiadi nei suoi diversi aspetti. La comunicazione, con manifesti, loghi, gadget e mascotte; le cerimonie di apertura, con i vestiti originali; l’architettura, con i modellini degli impianti sportivi creati per i giochi; le fiamme olimpiche, raccolte dalla prima all’ultima. E giunge benvenuto un confronto con gli avvenimenti storici, politici e artistici accaduti negli anni delle Olimpiadi, consultabili su uno schermo interattivo.

Musée Olympique, Losanna
Musée Olympique, Losanna

La seconda sezione raccoglie gli attrezzi sportivi utilizzati dalla prima edizione alle più recenti, sia nelle Olimpiadi estive che in quelle invernali. La terza, infine, è la più interattiva. In senso letterale: ci si può cimentare nella simulazione di alcuni sport, sperimentare le tecniche di concentrazione, sbirciare nel frigorifero di un atleta e molto altro.
Inaugurato nel 1993, il Museo Olimpico ha riaperto nella sua nuova veste (raddoppiando la superficie espositiva) lo scorso dicembre, dopo due anni di lavori. Oltre alla sobrietà, di cui s’è detto, un altro ottimo segnale è la prima mostra temporanea, aperta fino all’11 maggio: Le avanguardie russe e lo sport.
Una piccola mostra, ma straordinaria nel documentare un periodo poco noto della storia dell’Unione Sovietica. Dopo la Rivoluzione d’Ottobre lo sport fu divulgato alle masse come strumento di emancipazione dall’arretratezza e come collante di uno Stato composto da popoli diversissimi tra loro. I grandi avanguardisti furono affascinati dal fenomeno, Rodchenko più di tutti. Le sue foto in mostra sono straordinari esperimenti estetici per tagli, inquadrature e stile, ma rappresentano anche documenti eccezionali di un fenomeno pittoresco: parchi pubblici trasformati in palestre a cielo aperto, grandi parate, le donne libere di praticare lo sport (cosa che non accadeva allora in Occidente). Fino alla creazione delle Spartachiadi, versione sovietica delle Olimpiadi, a cui gli atleti sovietici non partecipavano.

Le avanguardie russe e lo sport - veduta della mostra presso il Musée Olympique, Losanna 2014
Le avanguardie russe e lo sport – veduta della mostra presso il Musée Olympique, Losanna 2014

Oltre alle foto di Rodchenko vale la pena citare almeno i collage di Gustav Klucis, eccezionali per stile e modernità. E la mostra poi propone tra l’altro film di Vertov (che intese il cinema come strumento teso agli stessi fini di quelli che il nuovo regime attribuiva allo sport) e riproduzioni di mosaici per una stazione della metropolitana di Deineka (e qui comincia a occhieggiare la fase successiva, quella dell’indottrinamento, della violenza e della censura). E infine propone un confronto con l’estetica con cui veniva documentato lo sport negli altri Paesi, in modo molto più manierato ed estetizzante.

Stefano Castelli

Losanna // fino all’11 maggio 2014
Le avanguardie russe e lo sport
MUSEE OLYMPIQUE
1 quai d’Ouchy
+41 (0)21 6216511

www.olympic.org

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Stefano Castelli
Stefano Castelli (Milano, 1979) è giornalista, critico d'arte e curatore. Si è laureato in Scienze Politiche all'Università degli studi di Milano con una tesi di filosofia politica su Andy Warhol come critico sociale. Ha vinto nel 2007 il concorso per giovani critici indetto dal Castello di Rivoli con un saggio su "Scatologicità e Pop Art in Bruce Nauman". Come giornalista scrive per Artribune, dal 2011, e Arte Mondadori, dal 2007. Come curatore è impegnato nella scoperta di giovani artisti e ha curato una trentina di mostre tra gallerie e musei. Come critico ha scritto tra l'altro per la mostra Big Bang, Museo Bilotti, Roma, 2008. Il suo taglio critico è orientato a una lettura politico-sociale dell'arte e a una lettura dell'estetica come fenomeno non disgiungibile dall'etica.