L’arte delle possibilità. Giocando, al Museo Tinguely di Basilea

Museum Tinguely, Basilea – fino all’11 maggio 2014. Una mostra che ripercorre storia e variabilità del moto. Componente progettuale insita nella spazialità, nella forma, nella visualità e nella materia dell’opera d’arte. Da Kosice alla Vieira, dalla Posenenke a Colombo, dalla Varisco alla Kusama.

Spielobjekte. Die Kunst der Möglichkeiten - veduta della mostra presso il Museum Tinguely, Basilea 2014

Il Museum Tinguely richiama a sé gli enormi volumi della hall centrale, ricostruendo, tra il primo piano e il piano interrato, un dedalo espositivo a sezioni. Negli spazi sincopati da pareti basse, a tratti labirintiche, l’arte diventa possibilità di trasformazione, di materializzazione della materia compositiva. Spielobjekte. Die Kunst der Möglichkeiten (in inglese Play Objects. The Art of Possibilities) si sviluppa non solo come un percorso storico, tridimensionale, in evoluzione e, in certi frangenti, volutamente accennato, ma propone anche una modalità di lettura fisica dei lavori allestiti.
La mostra diventa dunque un cammino costellato da una serie di momenti di interazione percettiva fra il pubblico e alcune delle oltre cento opere esposte. Addetti preposti dal museo, infatti, stanziano di fronte ad alcuni lavori prescelti, o a mock-up costruiti per toccare fisicamente una copia dell’opera esposta, e mostrano come, maneggiandoli dal vivo, li si possa/debba modellare, rendendoli manufatti performativi.
Spielobjekte inizia esponendo alcune rarità, sculture che anticipano (come il Mobile Articulated Sculpture di Kosice) la ratio plastica della corrente costruttivo-concretista degli Anni Sessanta. La sezione successiva della mostra, infatti, è dedicata a tecniche e materiali compositivi che incamerano, entro i formali confini dell’opera d’arte, i meccanismi del moto, azionato implicitamente dai dettami costitutivi di sculture e collage tridimensionali, oppure esternamente rispetto ad essi, diventando oggetto di e da performare. Come nel caso dell’Ambiance (mood) di Agam, oppure dello Zeiten einer handbewegung e del Polyvolume di Mary Vieira.

Spielobjekte. Die Kunst der Möglichkeiten - veduta della mostra presso il Museum Tinguely, Basilea 2014
Spielobjekte. Die Kunst der Möglichkeiten – veduta della mostra presso il Museum Tinguely, Basilea 2014

L’arte del gioco diventa dinamismo inculcato nella sequenza alterna, ad esempio, di listelli di legno, oppure in dischi concentrici (Karl Gestner, Das rote Exzentrum 1/3) o, anche, nei meccanismi del Rotozaza N. 1 (1967) dello stesso Tinguely o nel vero Spielobjekte di Gerhard von Graevenitz. La designazione geometrica dei lavori, come nel caso della Posenenke, invece, lascia emergere, lungo più ampie superfici, una precisione formale ordinata e spinta all’eccesso. Non è un caso, infatti, che l’Ensemble de onze jeux surprises di Le Parc, opera a muro azionabile attraverso pulsanti, preceda, come una dichiarazione poetica, il cammino nell’arte di ruolo, disciplina giocata da Munari nel Tetracono così come da Colombo nei suoi Spazi elasici; arte riflessa da Morellet così come dalla Kusama, che conclude Spielobjekte nella sezione New Play Objects con l’installazione di una nuova Obliteration room del 2002.

Ginevra Bria

Basilea // fino all’11 maggio 2014
Spielobjekte. Die Kunst der Möglichkeiten
Catalogo Kehrer Verlag
MUSEUM TINGUELY
Paul Sacher-Anlage 1
+41 (0)61 6819320
[email protected]
www.tinguely.ch

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Ginevra Bria
Ginevra Bria è critico d’arte e curatore di Isisuf – Istituto Internazionale di Studi sul Futurismo di Milano. E’ specializzata in arte contemporanea latinoamericana. In qualità di giornalista, in Italia, lavora come redattore di Artribune e Alfabeta2. Vive e lavora a Milano.
  • pino Barillà

    Le installazioni, dalle più semplici a quelle più tecnologiche, non si sono mai evolute dagli anni 70 a oggi, anzi sono in continua reiterazione. Questo discorso vale anche per tutti i linguaggi dell’arte che rincorrono un’infinita ripetizione, chiusi nel mezzo tecnico del singolo linguaggio, “artisti dalle infinite varianti”.

    I cataloghi d’arte sono impostati alla vecchia maniera. Basta guardare i premi d’arte, le biennali, triennali, lo stesso per i luoghi d’arte, gallerie, musei, spazi pubblici. Oggi il più moderno degli spazi è in ritardo di 50 anni. Le gallerie, i musei, i curatori e tutto il sistema dell’arte si sono uniti agli artisti e promuovono semplicemente linguaggi esauriti.