La Pietà di John. Isaacs da Massimo Minini

Galleria Massimo Minini, Brescia – fino all’8 marzo 2014. Attraverso la riproposizione della scultura michelangiolesca, Isaacs evidenzia il ruolo dell’arte come medium tra individuo e società.

John Isaacs - The architecture of empathy - veduta della mostra presso la Galleria Massimo Minini, Brescia 2014

Per la sua prima mostra in Italia, John Isaacs (Lancaster, 1968; vive a Berlino) offre una riflessione attraverso la quale rivela cosa sia secondo lui l’essenza dell’arte. “Il mio lavoro è assenza fatta presenza”. L’arte è l’infinita concatenazione di riflessioni che scaturisce dall’incontro con l’oggetto: il rapporto di comunicazione che si crea tra l’opera e chi la osserva è empatia potentissima, capace di scendere negli abissi dell’intimo o di salire fino alla dimensione del divino. Perfetto corrispettivo oggettivo di questo pensiero è la grande scultura che accoglie il visitatore in galleria: una Pietà di Michelangelo velata. Un drappo in marmo copre ma non cela, lasciando a chi osserva quell’interstizio fondamentale affinché la relazione tra lui e la scultura possa prendere il volo verso un orizzonte del quale l’artista non conosce le coordinate, ma della cui atmosfera è imprescindibilmente autore.

Maria Marzia Minelli

Brescia // fino all’8 marzo 2014
John Isaacs – The Architecture of Empathy
MASSIMO MININI
Via Apollonio 68
030 383034
[email protected]
www.galleriaminini.it

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Maria Marzia Minelli
Maria Marzia Minelli (Bergamo, 1985). Dopo essersi laureata in Architettura presso il Politecnico di Milano con un progetto di trasformazione di una cava dismessa in una scultura territoriale, decide di seguire la sua passione per l'arte contemporanea iscrivendosi al Luiss Master of Art, del quale è attualmente studentessa. Con l'obiettivo di nutrire il suo forte interesse per le relazioni che si possono instaurare tra arte e architettura, collabora con lo studio di Attilio Stocchi in occasione di Lucegugliavoce (2007) e, durante il periodo universitario, con l'Osservatorio Public Art coordinato da Emilio Fantin. Dall'aprile 2013 cura per il magazine Hestetika la rubrica Arte in città, dedicata all'arte pubblica.