Hantaï: un “rat de trottoir” del Novecento

Villa Medici, Roma – fino all’11 maggio 2014 – Ágnes Berecz lo definisce il “pittore dell’esilio per eccellenza”. Al 1976, infatti, risale l’ultima personale di Simon Hantaï prima del suo progressivo ritiro. Oggi l’Accademia di Francia gli dedica un’importante retrospettiva a cura di Éric de Chassey.

Simon Hantaï nel suo atelier, 1976 - photo Edouard Boubat

Personalità complessa a disagio nel sontuoso mondo dell’arte, dopo la Biennale del 1982 Simon Hantaï (Bia, 1922 – Parigi, 2008) lascia la scena pubblica per sviluppare una ricerca solitaria. Ma nel 2013 il Pompidou interrompe il silenzio rendendo omaggio al pittore ungherese che in Francia passò gran parte della sua vita. Proprio a questa iniziativa si ispira l’Accademia di Francia con quaranta opere che intervengono sulla specificità dello spazio, ben adattandosi alle sale di Villa Medici. Una precisa scelta curatoriale ha portato a omettere la prima fase dell’artista, quella surrealista, che tuttavia sarebbe risultata interessante e in linea con l’andamento prevalentemente cronologico della mostra.
Già dalle prime sale lo spettatore entra nel suggestivo universo-Hantaï con il confronto tra Peinture (Écriture rose) e À Galla Placidia, opere cui l’autore si dedica rispettivamente tutte le mattine e i pomeriggi dei 365 giorni dell’anno 1958-1959. In Scrittura rosa tale successione cronologica è resa evidente dai numeri che ripercorrono giornalmente lo sviluppo del lavoro. Qui simboli religiosi si legano a frasi del messale romano e a estratti filosofici di Hegel, Schelling o Freud; ma interi giorni, settimane e mesi di scrittura si sovrappongono in un lento esercizio intellettuale in cui il testo, solo in minima parte leggibile, nega la soggettività dell’artista anziché assecondarla.

Simon Hantaï, Tabula, 1980 - Centre Pompidou, MNAM-CCI
Simon Hantaï, Tabula, 1980 – Centre Pompidou, MNAM-CCI

Dopo averne pregustato il blu brillante dalle sale iniziali, si arriva all’imponente Mariale concessa dai Musei Vaticani. L’opera, vero punto di forza rispetto alla mostra del Pompidou, rappresenta la risposta di Hantaï ai papiers découpés di Matisse e alle vigorose cromie che ricordano i cartoni preparatori della Chapelle du Rosaire di Vence.
Una spiritualità intensa permea l’opera di Hantaï, raggiungendo risultati opposti rispetto a quelli auspicati dall’artista, la cui idea di fondo è distanziarsi dalla pittura per sbarazzarsi della bellezza. Dal 1963, infatti, inventa il metodo del pliage, in cui accartoccia la tela, appiattendola e stendendo il colore senza particolari premure: “Volendo potreste continuare al mio posto”, sosteneva Hantaï, “la differenza è grosso modo… nessuna”. Il maltrattamento del supporto è ancor più esasperato in Pliage à usage domestique, in cui la tela viene impiegata nella pulizia di superfici domestiche in una completa umiliazione dell’opera. Peccato che Hantaï non raggiunga l’obiettivo: oggi i lavori esposti a Roma appaiono tutt’altro che umiliati. Sono opere prodigiose dal sapore eterno ed etereo, che inseriscono a pieno titolo Hantaï nella rosa dei grandi artisti del Novecento.

Elisabetta Masala

Roma // fino all’11 maggio 2014
Simon Hantaï
a cura di Éric de Chassey
VILLA MEDICI
Viale Trinità dei Monti 1
06 6761311
[email protected]
www.villamedici.it

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Elisabetta Masala
Nata a Cagliari, si laurea in Storia dell'arte formandosi tra la Sardegna, la Spagna e Roma. Nel 2014 consegue il diploma di Specializzazione in beni storico-artistici presso l'Università di Roma “La Sapienza” con una tesi in Storia dell'arte contemporanea. Si è occupata dell'organizzazione di mostre a partire dalla curatela collettiva di Italia Ora presso il Museo H. C. Andersen di Roma (2011), sotto la direzione scientifica di Achille Bonito Oliva. Nel 2012 collabora con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali nell’unità operativa promozione, comunicazione e organizzazione di grandi eventi culturali, nello specifico per: Premio del Paesaggio del Consiglio d’Europa, 13. Mostra Internazionale di Architettura – Biennale di Venezia 2012, Forum Corviale. È autrice di "Salvatore Fiume e i giochi della memoria", primo volume della collana Sfogliando il Novecento a cura di Micol Forti. Il volume, dedicato alle opere di Fiume della Collezione d'Arte Contemporanea dei Musei Vaticani, è stato presentato nel 2015 da Antonio Paolucci. Attualmente è Assistente di Direzione presso i Musei Civici di Cagliari.
  • Luca

    Bah io lo trovo decorativo