Scusate il ritardo. Gianni Piacentino a Roma

Fondazione Giuliani, Roma – fino al 5 aprile 2014. L’adattamento romano della retrospettiva di Gianni Piacentino allestita da Andrea Bellini l’estate scorsa al CAC di Ginevra ribadisce importanza e complessità dell’opera dell’artista torinese.

Gianni Piacentino, Dark Amaranth Frame Vehicle with Blue-GrayTrinagle Tank, 1971-1972

Il tempo è galantuomo, in particolare con gli isolati di genio. Le retrospettive che ora celebrano l’opera di Gianni Piacentino (Torino, 1945) sono di sicura presa, oltre che per ragioni artistiche intrinseche, per l’effetto sorpresa che ingenerano. D’altronde, quella caratterizzata da un’ascesa al pantheon inspiegabilmente tardiva è parabola consueta per artisti (specialmente italiani) non apparentabili a movimenti organizzati, o a  paradigmi estetici “di gruppo”: il precedente più appariscente riguarda Luigi Ghirri; ma in tal senso va menzionata anche la vicenda critica di Pino Pascali.
La mostra di Piacentino a cura di Andrea Bellini in corso a Roma alla Fondazione Giuliani costituisce un adattamento di quella più ampia allestita dallo stesso Bellini l’estate scorsa al CAC di Ginevra. Rispetto all’appuntamento elvetico mancano dei pezzi (in particolare risultano espunte, verosimilmente per ragioni allestitive, alcune opere tridimensionali del periodo più canonicamente “minimalista”), ma in compenso gli ambienti ultra-longitudinali e l’atmosfera da piccolo hangar ipogeo della Fondazione, adattandosi perfettamente e in modo coinvolgente al lavoro dell’artista torinese, rendono l’esposizione romana un unicum in termini di fruizione.

Gianni Piacentino 1965-2000 - veduta della mostra presso Fondazione Giuliani, Roma 2014
Gianni Piacentino 1965-2000 – veduta della mostra presso Fondazione Giuliani, Roma 2014

Ciò che invece rende straordinaria la vicenda artistica di Piacentino, e su cui la mostra si sofferma in modo quasi tematizzante, è il fatto di aver tenuto fede alla lezione minimalista riuscendo però a un certo punto a emendarne il diktat anti-illusionista. I “veicoli” di Piacentino risultano magici piuttosto che trascendenti; in virtù del loro statuto “bipolare” di “strutture primarie” dotate di ruote, sono intrisi di un’ambivalenza che li attiva in termini surrealisti e duchampiani, prima (e oltre) che minimal. Sono opere che si possono ritenere gemme purissime di un approccio postmodernista ante litteram, capace di anticipare motivi e tenore delle visioni barocche di un Matthew Barney. Proprio la loro datazione, del resto, lascia stupefatti: in modo ancor più sorprendente rispetto a quanto avviene con gli scatti più precorritori di Helmut Newton, i quali colgono in pieno l’estetica dei roaring eighties benché risalgano agli Anni Settanta, molti lavori di Piacentino hanno l’energia limpida delle opere d’arte che, viste a posteriori, sembrano appartenere più al tempo in cui vengono celebrati che al loro proprio.
Da non perdere è anche la raccolta di manifesti di mostre esposta nell’atrio della Fondazione, proprio perché testimonia di come Piacentino abbia trovato la propria personalissima strada già a partire dal periodo 1967-1972.

Pericle Guaglianone

Roma // fino al 5 aprile 2014
Gianni Piacentino 1965-2000
a cura di Andrea Bellini
FONDAZIONE GIULIANI
Via Gustavo Bianchi 1
06 57301091
[email protected]  

www.fondazionegiuliani.org

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Pericle Guaglianone
Pericle Guaglianone è nato a Roma negli anni ’70. Da bambino riusciva a riconoscere tutte le automobili dalla forma dei fanali accesi la notte. Gli piacevano tanto anche gli atlanti, li studiava ore e ore. Le bandiere erano un’altra sua passione. Ha una laurea in storia dell’arte (versante arte contemporanea) ma è convinto che nessuna immagine sia paragonabile per bellezza a una carta geografica. Da qualche anno scrive appunto di arte contemporanea e ha curato delle mostre. Ha un blog di musica ma è un pretesto per ingrandire copertine di dischi. Appena può si fionda in qualche isola greca. Ne avrà visitate una trentina.