La scultura “nuova” di Richard Serra

Gagosian Gallery, New York – fino al 15 marzo 2014. “New Sculpture” non presenta nulla di nuovo rispetto alla produzione nota di quello che forse è il più grande scultore americano vivente, Richard Serra. Però è sempre un’esperienza entusiasmante e merita una visita.

Ricard Serra, Inside Out, 2013 - courtesy Gagosian Gallery

Per morfologia e ispirazione, le opere di Richard Serra (San Francisco, 1939) esposte a New York nelle due sedi di Gagosian sulla 21esima e sulla 24esima strada si possono suddividere in due filoni di ricerca, che corrispondono grosso modo ai motivi principali del suo lavoro da sempre: l’angolo retto e la linea curva.
Sull’angolo retto si inquadrano i caratteri più notevoli del Minimalismo nella sua vicinanza alla tecnologia meccanica della tarda modernità, e quindi si affacciano stranamente alla mente una dopo l’altra aggettivazioni che si riferirebbero più propriamente a qualità morali del carattere, come squadrato, anaffettivo, intransigente, oltranzista, severo, ascetico, impersonale, tutte riassumibili attorno a un concetto di rigorismo morale che connotò una certa epoca. In sede di analisi stilistica, si tratta dello sviluppo ultimo del formalismo con cui Clement Greenberg accolse il progressivo asciugarsi emozionale dell’action painting, rasentando lo zero via via nel passaggio da Pollock all’ultimo Rothko.
Così incisiva nell’arte americana del Novecento, la linea del freddo assoluto è qui testimoniata da Intervals, la fila di 24 lamine in acciaio elevate ad altezze e distanze variabili, a configurare un labirinto che ricorda da vicino l’Holocaust Memorial di Berlino. E se queste piastre proprio dei sarcofagi non sono, lo sono in maniera molto più plausibile i blocchi di acciaio arrugginito che compongono Greaf and reason (for Walter), che Serra dedica alla recente scomparsa del collega Walter De Maria.  Sulla stessa scia evidentemente si collocava anche il Monumento a Pasolini che Gioni volle l’anno scorso per la sua Biennale, affiancandolo magistralmente alle marine di Thierry De Cordier in una delle sale più emozionanti della 55 Biennale di Venezia.
Sul lato opposto, la linea curva. Occupa con la sua presenza massiccia tutta intera la sede sulla 21esima l’opera Inside out, lungo nastro che si annoda nel vasto spazio neutro confondendo il visitatore, che si trova variamente combattuto fra la percezione del concavo e del convesso, attraverso un’esperienza cinetica e motoria nel complesso disorientante. Le possenti pareti inclinate si stringono in corridoi senza fine, o si aprono in radure fuori tempo e fuori luogo, e non si sa più dove ci si trovi.

Ricard Serra, 7 Plates 5 Angles, 2013 - courtesy Gagosian Gallery
Ricard Serra, 7 Plates 5 Angles, 2013 – courtesy Gagosian Gallery

La curva si intona meglio allo spirito dell’epoca che stiamo vivendo, ha precisato in una occasione Serra. E, aggiungiamo noi, offre gradi di piacevolezza che erano sconosciuti, proibiti nell’epoca precedente. Finiture, trattamenti di superficie, ruggine o brillantezza sono aspetti importanti che stanno a rammentare l’assoluta maestria di questo genio dell’acciaio. Del resto Serra si era mantenuto lavorando nelle acciaierie della West Coast dopo la laurea in letteratura mentre si specializzava in Fine Arts.
Ma in entrambe le direzioni di marcia resta un punto fermo: la rottura con l’oggetto tradizionale della scultura, l’abbandono di ogni forma celebrativa, la dismissione del basamento, insomma il vero e proprio azzeramento con la forma compiuta e chiusa in se stessa che aveva connotato per oltre due millenni il linguaggio scultoreo, per la volontà nuova, ed è questa forse che giustifica il titolo della mostra, di strutturare il “campo allargato”. Sia arte pubblica o la mostra in una galleria privata, poco cambia. Non è architettura né paesaggio, e questo lo mise in chiaro per prima nel ’79 Rosalind Krauss. Ma dal momento che ci riferiamo a un articolo del 1979, occorre che New Sculpture presagisca qualcos’altro, magari un nuovo orientamento nella produzione di Serra o forse una premonizione vera: e se il titolo alludesse alla grande sfilata di angoli retti, pesanti macigni di ferro arrugginito che affiorano come un’urgenza dal profondo?

Francesca Alix Nicoli

New York // fino al 15 marzo 2014
Richard Serra – New Sculpture
GAGOSIAN GALLERY
555 West 24th Street
+1 212 7411111
[email protected]
http://www.gagosian.com/

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Francesca Alix Nicoli
Dopo gli studi classici Francesca Alix Nicoli si laurea in Storia della Filosofia e, di seguito, in Storia e Metodologia della Critica d’Arte. Le sue prime pubblicazioni vertono sul pensiero filosofico di David Hume nella produzione storiografica più recente, ed escono su riviste specialistiche universitarie. Nel 2004 dà alle stampe il primo libro di critica d’arte su “Le giuste premonizioni di Fausto Melotti”. Interrompe gli impegni universitari come assistente di cattedra di storia della filosofia all’Università degli Studi di Bologna e fa rientro a Carrara per prendere in mano la direzione dell’azienda di famiglia, gli Studi di Scultura Nicoli che operano dal 1835 in campo internazionale. Da allora opera con i maggiori artisti contemporanei come production manager. Suoi saggi specialistici sono apparsi in cataloghi e volumi collettanei di arte contemporanea ed approfondimento critico, ed è collaboratrice di numerose riviste di settore e magazines, fra le quali Flash Art, Arte e Critica, Artribune, Segno. Presso Mimesis Editore nella collana Eterotopie è in corso di stampa il suo secondo libro “Giù le mani dalla modernità” la cui uscita è prevista per il settembre 2012.
  • angelov

    Trovo tutta la disquisizione sull’angolo retto abbastanza opinabile; quest’angolo che si oppone sia a quello di 60° che al parallelismo, rappresenta di per se un accidente nella nostra cultura, e l’indagare in questi territori, implica forme di conoscenza che definire iniziatiche non sarebbe esagerato.
    Questa scultura senz’altro straordinaria, ha comunque un che di brutale, e rimanda più ad un periodo Miceneo ed arcaico che ad uno classico, come sembrerebbe a prima vista.
    Questi lavori, più che visti, essi vengono sperimentati, e sono in grado di far uscire dall’abituale senso di percezione dello spazio lo spettatore, per farlo debordare verso percezioni nuove.
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