A me gli occhi, please. Il magico Jankowski

Fondazione del Monte, Bologna // fino al 16 febbraio 2014. L’ironica critica istituzionale dell’artista tedesco in una personale incentrata sulla magia. Quando finanza e arte sono “truccate”.

Christian Jankowski, Magic numbers, 2013 - still da video

Lievi insinuazioni ridanciane sono il sale dell’opera di Christian Jankowski (Göttingen, 1968): metafore concettuali profonde mascherate sotto argomenti curiosi, popolari, ridicoli. Come i trucchi di magia, fil rouge della sua personale alla Fondazione del Monte, che si intitola appunto Magic numbers.
La prima sala riunisce sotto il titolo Magic circle tre performance dal 1996 al 2002, qui documentate da foto e video. Prestigiatori professionisti “trasformano” Jankowski in una colomba (“l’artista è un essere imperscrutabile” è il semi-ironico motto di questa performance), il pubblico in pecore, il direttore della Kunstverein di Amburgo in un barboncino.
Il video Telemistica (1999, esposto nella seconda sala) è un capolavoro di ironia. Prima della sua partecipazione alla Biennale di Venezia, l’artista telefona ai cartomanti televisivi delle reti locali venete per chiedere come andrà la propria opera. La risposta degli ignari veggenti è immancabilmente la stessa: “Piacerà moltissimo ma non guadagnerai, dovrai avere molta forza di volontà“. Come non cogliere un’assonanza con le parole che galleristi e altri attori del sistema rivolgono agli artisti?

Christian Jankowski, Telemistica, 1999 - still da video - Courtesy l'artista
Christian Jankowski, Telemistica, 1999 – still da video – Courtesy l’artista

L’opera prodotta per questa mostra, infine, il video Magic numbers, coinvolge il personale della Fondazione del Monte. I dirigenti sono impegnati in un consiglio d’amministrazione che mescola questioni artistiche e finanziarie, e l’effetto spiazzante è assicurato: nonostante il contesto surreale, i protagonisti non esitano a ricorrere a espressioni quali “core business” e simili. E gli impiegati e i dirigenti bancari sono ritratti come prestigiatori che moltiplicano il denaro e compiono letteralmente ogni altro tipo di trucco.
La finanza come trucco di magia, il sistema dell’arte come la predizione di un cartomante: quella di Jankowski è una sorta di Critica Istituzionale aggiornata all’era del pop avanzato. Spassosa, ma non per questo meno efficace. Anzi.

Stefano Castelli

Bologna // fino al 16 febbraio 2014
Christian Jankowski – Magic numbers
a cura di Gianfranco Maraniello e Maura Pozzati
FONDAZIONE DEL MONTE
Via delle Donzelle 2
051 2962511
www.fondazionedelmonte.it

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Stefano Castelli
Stefano Castelli (Milano, 1979) è giornalista, critico d'arte e curatore. Si è laureato in Scienze Politiche all'Università degli studi di Milano con una tesi di filosofia politica su Andy Warhol come critico sociale. Ha vinto nel 2007 il concorso per giovani critici indetto dal Castello di Rivoli con un saggio su "Scatologicità e Pop Art in Bruce Nauman". Come giornalista scrive per Artribune, dal 2011, e Arte Mondadori, dal 2007. Come curatore è impegnato nella scoperta di giovani artisti e ha curato una trentina di mostre tra gallerie e musei. Come critico ha scritto tra l'altro per la mostra Big Bang, Museo Bilotti, Roma, 2008. Il suo taglio critico è orientato a una lettura politico-sociale dell'arte e a una lettura dell'estetica come fenomeno non disgiungibile dall'etica.