Una folata di pittura russa a Torino

Archivio di Stato, Torino – fino al 25 gennaio 2014. Un’associazione di San Pietroburgo – città con la quale Torino ha stretto un solido accordo – porta nel capoluogo piemontese una serie di ritratti della città russa. Pescando nel gran numero di artisti pochissimo noti al di fuori dai confini natali.

Andrei Ender, Natura morta con teiera e rivista polsha, 1973

La mostra proposta all’Archivio di Stato di Torino – allestita da un’organizzazione di San Pietroburgo che si occupa anche di teatro, diffondendo all’estero iniziative legate alla cultura russa – espone la variazione della pittura di un’unica quanto grande città durante il corso del Novecento: da qui il titolo San Pietroburgo. Dalle Avanguardie alla Perestrojka.
La selezione effettuata dalle curatrici Marina Jigarkhanyan e Afrodite Oikonomidou vuole far emergere quei pittori marginali che, non avendo raggiunto una fama internazionale, hanno probabilmente mantenuto una spontaneità, quasi ingenua se vogliamo, totalmente figlia del proprio tempo, come un’espressività allo stesso modo libera da costrizioni, come la tendenza dell’arte e le regole del suo mercato, e vincolata dalla storia. Una gestualità generata della guerra, un segno figlio dei regimi, un colore frutto della rivoluzione culturale.
I soggetti dei quadri, tutti provenienti dalla collezione della Pinacoteca Civica Manege, si alternano – dagli Anni Venti ai Novanta – fra ritratti, nature morte e paesaggi, con qualche scena d’interno. Si osservano così tele più vivaci, come Natura morta con teiera e rivista polsha (1973) di Andrei Ender, con i suoi accostamenti sgargianti, a quelle più serie dai toni seppia, come Nell’Ossezia del Nord di Xenia Klementyeva, in Anni Trenta già in odore di guerra.

Nikolai Kostrov, Raggi di sole sul volto di un marinaio, 1927
Nikolai Kostrov, Raggi di sole sul volto di un marinaio, 1927

Non si tratta di Kandinsky, Rodchenko e Malevic, che pure, com’è noto, hanno risposto alle pressioni del governo e alle spinte socio-politiche del Paese, ma di mani rimaste in qualche modo laterali, che aprono quindi un nuovo scorcio nella nostra concezione dell’arte russa del XX secolo. Emergono così una vitalità della pennellata e una frizzantezza della ricerca – dall’inquadratura alla tonalità, dal deposito del colore alla composizione – che raccontano l’instancabile forza di un popolo nella continua solidificazione della propria identità in reazione ai rigidissimi muri eretti e agli opprimenti totalitarismi subiti, alla cui fine del tunnel si sarebbe finalmente respirata l’aria della ricostruzione di uno Stato sotto il nome della trasparenza.
Particolarmente riusciti sembrano i disegni a matita, soprattutto i ritratti dai volti nobili, fermi, espressivi; altrettanto eloquenti, poi, seppur in maniera opposta, appaiono i fuochi di colore e i gomitoli di linee degli ultimi vent’anni del Novecento. Una mostra delicata, insomma, che insegna senza pretese narrando l’anima di un Paese tramite l’operato di artisti poco noti ai più, ma non per questo parchi di densità espressiva.

Clara Rosenberg

Torino // fino al 25 gennaio 2014
San Pietroburgo. Dalle Avanguardie alla Perestrojka
a cura di
Afrodite Oikonomidou e Marina Jigarhanjan
ARCHIVIO DI STATO
Piazza Castello 209
011 5624431
[email protected]
www.archiviodistatotorino.it

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Clara Rosenberg
Clara Sofia Rosenberg (Torino, 1990). Nel 2013/2014 studentessa all’ultimo anno della specialistica all’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, si orienta verso la critica d’arte creando e sperimentando il blog CONUNDRUM, oltre a recensire alcune esposizioni di gallerie d’arte e musei torinesi. Laureatasi alla triennale con una tesi su Mike Kelley e la psicoanalisi, la sua indagine si sofferma su un’arte che guarda al rapporto tra inconscio e società con un interesse specifico verso opere plastiche e installazioni. Parallelamente all’approccio teorico, porta avanti una ricerca artistica producendo opere in polistirolo, paraffina e materiale organico affrontando le questioni del corpo, della relazione familiare, della cultura ebraica e del disagio del soggetto. Prima dell’Accademia di Belle Arti ha frequentato il liceo classico e la scuola ebraica di Torino.