Mostre: anche a Londra è il momento dei reenactment

A quarant’anni dalla mostra “Tranformer: Aspect of Travesty”, curata da Jean-Christophe Amman nel 1974 al Kunstmuseum d Lucerna, la galleria Richard Saltoun, nel cuore di Fitzrovia, propone un “remake infedele” di quel momento incredibile e irripetibile per la performance. Ne parliamo con la giovane curatrice della mostra, Giulia Casalini.

Tranformer: Aspect of Travesty - veduta della mostra presso la Richard Saltoun Gallery, Londra 2013 - Luciano Castelli

Com’è nata la collaborazione con la galleria di Richard Saltoun e come si inscrive il progetto della mostra nella tua linea curatoriale?
Sono venuta a conoscenza della galleria un po’ per caso: la galleria è nata un anno fa e, essendo interessata a teorie e pratiche femministe e queer, sono entrata all’ultimo giorno di chiusura di una mostra su artiste femministe degli Anni Settanta. Mi sono innamorata subito dello spazio e dell’atmosfera, dell’interesse della galleria per l’arte del dopoguerra con particolare interesse all’arte concettuale Anni Settanta e Ottanta. È nata una scintilla d’interesse con Richard, molti dei nostri punti di vista sulla performance combaciavano. La galleria è focalizzata sugli Anni Settanta e mi è servito molto per tornare indietro e analizzare la performance da un punto di vista storico.
Ho proposto un’idea per una mostra ed è venuto naturale a entrambi pensare a una riedizione della grande mostra Transformer, anche per restare in linea con la tendenza di alcune mostre di quest’anno qui in Inghilterra: si pensi al grande successo della mostra David Bowie is del V&A, la sezione Transformer all’interno di Bigger Splash della Tate Modern e la mostra Glam! The Performance of Style alla Tate di Liverpool. Sto riscontrando in generale nella giovane arte inglese e nella moda di oggi una forte spinta per le stesse  pratiche performative del glam degli Anni Settanta.

Cosa ci puoi raccontare della scena underground londinese?
Frequento molto la scena underground londinese, soprattutto queer. Molte delle performance più interessanti si possono vedere solo nei club o in luoghi non convenzionali. Sto riscontrando un crescente interesse per queste pratiche da parti di istituzioni museali e gallerie, anche se la maggior parte degli artisti, stilisti e designer restano ancora figure outsider.

Tranformer: Aspect of Travesty - veduta della mostra presso la Richard Saltoun Gallery, Londra 2013 - Giulia Casalini
Tranformer: Aspect of Travesty – veduta della mostra presso la Richard Saltoun Gallery, Londra 2013 – Giulia Casalini

È stato facile reperire le opere e ricreare la stessa atmosfera per la mostra?
Abbiamo iniziato a lavorare al progetto della mostra lo scorso maggio. Come unico materiale di riferimento avevamo il catalogo della mostra, che è ormai quasi introvabile. Ho trovato alcuni articoli online, ho contattato il curatore e fatto una ricerca incredibile per mettermi in contatto con gli artisti (alcuni però sono morti, come il surrealista Pierre Molinier e Andy Wharol).
Il catalogo è così ricco che ci ha dato la possibilità di lavorare molto a partire dagli archivi. Non sappiamo esattamente quali fossero le opere in mostra nel ’74, abbiamo trovato solo tre foto dell’opening dagli archivi del museo di Lucerna.

Ci sono opere in vendita?
Le opere in mostra sono tutte in vendita tranne alcune in prestito da musei. La maggior parte delle tirature sono originali, mentre nel caso di Urs Lüthi è stato difficile reperire opere, visto ha venduto tutto in quegli anni: abbiamo potuto esporre solo due delle sue opere, per fortuna le stesse che erano in mostra.

La riedizione di mostre che hanno segnato certe pratiche curatoriali sembra avere successo in questo periodo: penso ad esempio a When Attitudes become Form alla Fondazione Prada a Venezia. Come ti spieghi questo successo e la voglia di far rivivere mostre del passato?
Vogliamo riconferire alla mostra l’importanza storica che ha ricoperto e semplicemente riparlarne, non si tratta di un remake, direi piuttosto un rifacimento infedele (in alcuni casi siamo stati obbligati a inserire opere diverse messe a disposizioni dagli artisti), per questo è stato importante lavorare su documenti d’archivio in maniera spontanea attraverso uno scambio continuo con gli artisti ancora in vita.
Vogliamo far rivivere la mostra creando momenti di analisi attraverso eventi e appuntamenti teorici. Tra la lista di eventi: un tour della mostra di Jonny Woo, una performance di Dickie Beau, uno screening del film the Elevator Girls In Bondage (1972) con il gruppo The Cockettes seguita da una conferenza di Yvonne Salmon, lecturer a Cambridge, e ancora una lecture di Gavin Butt del Goldsmith College sul film di Andy Warhol e Paul Morrissey Women in Revolt! (1971).

Tranformer: Aspect of Travesty - veduta della mostra presso la Richard Saltoun Gallery, Londra 2013
Tranformer: Aspect of Travesty – veduta della mostra presso la Richard Saltoun Gallery, Londra 2013

Cosa riesce a offrirti in questo momento Londra che l’Italia non può darti?
A dire il vero ho molti progetti che mi porteranno in Italia nei prossimi mesi. Vivo qui a Londra da qualche anno, sono venuta per studiare alla Goldsmith teoria dell’arte contemporanea, ho sentito il bisogno di andare oltre la storia dell’arte. La prima cosa che ci hanno detto è stato: “Noi vi diamo la teoria, l’arte andate a cercarla in strada”. Ed è quello che ho fatto e che faccio quotidianamente.

Barbara Martorelli

Londra // fino al 28 febbraio 2014
Tranformer: Aspect of Travesty
a cura di Giulia Casalini
RICHARD SALTOUN
111 Great Titchfield Street
+44 (0) 20 7637 1225
[email protected]
www.richardsaltoun.com

  • andrea bruciati

    un bellissimo progetto