Il Minimalismo, oggi

Museion, Bolzano – fino al 5 ottobre 2014. Un centinaio di opere dalla Sammlung Goetz vengono estratte e rilette per una riflessione sull’attualità del Minimalismo. Per scoprire che anche Ai Weiwei…

When Now is Minimal - veduta della mostra presso Museion, Bolzano 2013 - Courtesy Sammlung Goetz - photo Augustin Ochsenreiter

Da un lato c’è la Sammlung Goetz di Monaco; dall’altro il Museion di Bolzano e il Neues Museum di Norimberga. Capita così che i direttori dei due musei (rispettivamente Letizia Ragaglia e Angelika Nollert) coinvolgano collezionista (Ingvild Goetz) e curatore della collezione (Karsten Löckemann) per un’operazione che ha il pregio di posare uno sguardo fresco e inedito su una importante raccolta europea. E “scoprirne” un fil rouge minimale che la stessa collezionista non aveva considerato. Non che a Monaco non si siano accorti di possedere un importante nucleo di opere firmate dai protagonisti di quel “settore” dell’arte americana degli Anni Sessanta; no, l’operazione è semplice ma differente, ovvero mostrare come alcuni artisti contemporanei – certuni “insospettabili” – siano eredi di quelle riflessioni formali e concettuali. E se è vero che ogni erede, per rendere omaggio all’autore del lascito, ha il dovere di far fruttare l’eredità stessa, allora gli artisti qui considerati sono in grandissima parte ottimi prosecutori del Minimalismo, poiché adottano “modalità intellettuali dall’accento ludico” e dunque evitano l’epigonalità lavorando su “leggerezza, libertà e, non da ultimo, assenza di rigore”.

When Now is Minimal (in primo piano: Gerwald Rockenschaub, Ohne Titel, 1986 e Ohne Titel 1984) - veduta della mostra presso Museion, Bolzano 2013 - Courtesy Sammlung Goetz - photo Othmar Seehauser
When Now is Minimal (in primo piano: Gerwald Rockenschaub, Ohne Titel, 1986 e Ohne Titel 1984) – veduta della mostra presso Museion, Bolzano 2013 – Courtesy Sammlung Goetz – photo Othmar Seehauser

Il primo a rispondere a questa descrizione che smussa il calvinismo minimale delle origini è Gerwald Rockenschaub, artista che espone le proprie opere in questa mostra ma ne cura anche l’allestimento, “decorando” – che colpo al cuore per i suoi padri! – le sale dei due musei. E poi ci sono i suddetti insospettabili: Ai Weiwei con il Tea Cube (2007), un Dan Flavin da spiaggia nell’interpretazione di Martin Boyce, i leggerissimi parallelepipedi non-bronzei di Fischli and Weiss, il ritorno alla personalizzazione in Mona Hatoum, fino ad arrivare ai non-ready-made di Haim Steinbach e ai moduli abitabili di Andrea Zittel. Mentre per chi fosse colto da ortodossia, ci sono rifugi più o meno sicuri presso Daniel Buren, Alan Charlton, Peter Halley, per citarne alcuni.

Diego Perrone - Il servo astuto - veduta della mostra presso Museion, Bolzano 2013 - photo Luca Meneghel - courtesy Courtesy Galleria Massimo De Carlo, Milano & Casey Kaplan, New York
Diego Perrone – Il servo astuto – veduta della mostra presso Museion, Bolzano 2013 – photo Luca Meneghel – courtesy Courtesy Galleria Massimo De Carlo, Milano & Casey Kaplan, New York

La project room merita senz’altro una visita. Qui Diego Perrone (Asti, 1970), collaborando con Vetroricerca, presenta tre ritratti che, per giungere alla forma visibile allo spettatore – fusione a pasta di vetro – sono passati attraverso la fotografia, il disegno, la scultura in cera. Volti sfaccettati, s-figurati nella materia, deformi come le maschere dei servi astuti che titolano la brevissima personale. Uno sketch assai ben riuscito, la cui sedimentazione richiede tempi lunghi come la sua gestazione: e la ricezione ricapitola la produzione.

Marco Enrico Giacomelli

Bolzano // fino al 5 ottobre 2014
When Now is Minimal. Il lato sconosciuto della Sammlung Goetz
a cura di Karsten Löckemann, Angelika Nollert e Letizia Ragaglia
Catalogo Hatje Cantz
Bolzano // fino al 26 gennaio 2014
Diego Perrone – Il servo astuto
a cura di Frida Carazzato
MUSEION
Via Dante 6
0471 312448
[email protected]
www.museion.it

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Giornalista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014), "Un regard sur l’art contemporain italien du XXIe siècle" (Paris 2016, con Arianna Testino). In qualità di traduttore, ha pubblicato testi di Deleuze, Revel, Augé e Bourriaud. Nel 2014 ha curato la mostra (al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano) e il libro (edito da Marsilio) "Achille Compagnoni. Oltre il K2". Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Redige (insieme a Massimiliano Tonelli) la sezione dedicata all'arte contemporanea del rapporto annuale "Io sono cultura" prodotto dalla Fondazione Symbola. Insegna alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.
  • Angelov

    …”e, non da ultimo, assenza di rigore”…
    Qui, proprio non ci siamo: oltre ad essere falso, che nel minimalismo ci sia assenza di rigore, è anche deviante; come del resto l’includere le sculture in pasta di vetro di Diego Perrone in questa selezione.

    • Ciao Angelo,
      due precisazioni:
      – la mostra di Perrone è nella project room, non c’entra nulla con la mostra sul Minimalismo (mi pareva chiaro da quanto ho scritto e dalla scheda tecnica: chiude prima, ha un altro curatore ecc.)
      – la citazione che riporti, e che è di uno dei curatori, si riferisce non al Minimalismo “storico”, ma ad alcuni artisti che ne hanno accolto in maniera critica l’eredità. Ma anche questo l’ho scritto.
      Marco

      • Angelov

        Grazie per la precisazione.