Hartung. Il gesto si fa segno

Istituto Nazionale per la Grafica, Roma – fino al 2 marzo 2014. Una personale dedicata al virtuosismo tecnico di Hans Hartung. In mostra, una selezione degli oltre 130 disegni inediti donati al Ministero dalla Fondazione Hartung-Bergman.

Una pianta che cresce, la pulsazione del sangue, tutto quello che è germinazione, crescita, slancio vitale, forza visiva, resistenza, dolore o gioia può trovare […] il proprio segno, in una linea morbida o flessibile, curva o fiera, rigida o possente, in una macchia di colore stridente, giocoso o sinistro”: è questo l’universo palpitante descritto dal segno fluido e dirompente di un grande protagonista dell’Informale europeo, Hans Hartung (Lipsia 1904-Antibes 1989), nelle parole dello stesso artista. Un tratto puro, astratto e vigoroso, ma anche carico di un lirismo sottile e rivelatore di una sensibilità che segue un doppio binario: l’irruzione istintiva dell’impulso artistico, da una parte, l’incessante elaborazione necessaria alla continua ridefinizione del segno, dall’altra.
Il cospicuo corpus di disegni in mostra ha il pregio di testimoniare un modus operandi che, a partire dalla produzione grafica, si estende a quella pittorica. Il fervore e l’estro creativo dell’artista si manifestano nell’impiego di diverse tecniche incisorie, delle quali si avvale con grande originalità, e nel ricorso a procedimenti anche piuttosto sofisticati e complessi (vari tipi di litografie, xilografie e calcografie). Anche gli strumenti di lavoro, molto eterogenei (spatole, spazzole metalliche, lime, particolari pennelli), documentano il radicato desiderio di misurarsi costantemente con la materia, con un’inarrestabile libertà sperimentale che varia in relazione all’effetto finale desiderato.

L’artista carpisce e trasferisce l’essenziale mediante una gestualità di calibrata e potente immediatezza. In questo approccio è ravvisabile l’influsso filosofico della fenomenologia di Husserl (rilanciata nel secondo dopoguerra da Merleau-Ponty) e dell’esistenzialismo, accomunati da un atteggiamento di sfiducia verso il razionalismo di marca idealista. L’esperienza diretta ed empirica del mondo sensibile permette di osservarlo con un atteggiamento di rinnovato stupore. Anche la lezione di Bergson, di inizio secolo, è stata ormai assimilata (i dati immediati della coscienza assumono un valore significativo all’interno del processo di conoscenza). In Hartung la dimensione interiore affiora continuamente, ma è sempre desunta dal dato reale.
Chiudono il percorso mostra due video di grande impatto, anch’essi della Fondazione, che ritraggono l’artista in piena attività, tra ideazione e trasposizione gestuale.

Giulia Andioni

Roma//fino al 2 marzo 2014
La radice del segno. Hans Hartung. L’opera grafica
a cura di Antonella Renzitti
ISTITUTO NAZIONALE PER LA GRAFICA
Via Poli 54
06 699801
[email protected]
www.grafica.beniculturali.it

 

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Giulia Andioni
Giulia Andioni (Roma, 1985) è storica dell’arte e guida turistica di Roma e provincia. Dopo la maturità classica, consegue la laurea triennale in Storia e conservazione del patrimonio artistico (con lode - tesi in Storia e tecnica del restauro) e quella specialistica in Storia dell’arte (con lode - tesi in Storia della critica d’arte) presso l’Università Roma Tre. Frequenta poi un master in tourism management e il Luiss Master of Art (III edizione) per approfondire le proprie conoscenze e contribuire alla realizzazione della mostra di fine corso “Osmosis”, frutto di un collettivo curiatoriale (Stazione Tiburtina, Roma). Dal 2013 scrive per Artribune e Artnoise (mostre e approfondimenti). Tra 2014 e 2015 ha svolto due stage: presso i Servizi educativi di Palaexpo (Palazzo delle Esposizioni e Scuderie del Quirinale) e nell’area della Promozione culturale della Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea, per la cui rivista online “Belle Arti 131” (n. 3/2014) ha redatto un saggio. Ha collaborato alle mostre “Azioni Antiche” e “Bengt Kristenson”.