Umberto Chiodi, maliziosamente postmoderno

Interno18, Cremona – fino al 5 gennaio 2014. Una piccola antologica in galleria ripercorre la carriera del giovane artista bolognese. Dai disegni dell’inizio ai taglienti collage di oggi, sempre più simbolici del nostro tempo.

Umberto Chiodi - 2006/2013 - veduta della mostra presso Interno18, Cremona 2013

Dall’ampiezza inusuale per essere una mostra in galleria, l’esposizione cremonese di Umberto Chiodi (Bentivoglio, 1981; vive a Milano) è una vera e propria retrospettiva. Circa settanta di opere in tre sale riassumono un percorso ancora breve ma già dotato di notevole dinamica interna ed evoluzioni.
L’allestimento segue ritmi alternati: a volte diventa quadreria, a volte prende respiro. I cicli di collage allestiti uno di fianco all’altro nell’ultima sala, ad esempio, sono prove di forza e precisione. Le opere sono maliziosamente postmoderne: ricorrono a elementi d’antan ma li congelano, depotenziandoli e poi facendoli rivivere come simboli del periodo storico odierno.
Nel passaggio dai disegni degli inizi agli ultimi lavori si dipana un percorso preciso. Da personaggio di un teatro mondano (e allo stesso tempo cerebrale-psicanalitico), la figura umana diventa elemento centrale niente affatto raggiante, piuttosto accerchiato e bersagliato. Il disegno viene man mano assorbito nella struttura generale dell’opera, e quasi mai necessita di manifestarsi concretamente, essendo evocato con altri mezzi.
Nei collage odierni la composizione è il punto centrale. Paradossalmente messa in pericolo, disossata di baricentri ma infine esatta; retta dai punti di incrocio di taglienti direttrici geometriche, punti saldi ma inapparenti.

Umberto Chiodi - 2006/2013 - veduta della mostra presso Interno18, Cremona 2013
Umberto Chiodi – 2006/2013 – veduta della mostra presso Interno18, Cremona 2013

Al turbamento evidente in ogni elemento dei disegni macabro-satirici di inizio carriera si è sostituita man mano un’ampiezza di costruzione che permette al turbamento stesso di emergere in modo ancora più penetrante. Come un punctum barthesiano sui generis, dalla collocazione non perfettamente identificabile, permesso da uno studium felicemente contorto e implicitamente barocco.
L’evoluzione interna all’opera di Chiodi sembra una mimesi dell’evoluzione della teoria psicoanalitica nel Novecento: dalla visione freudiana si passa al ripensamento lacaniano, in cui l’inconscio è strutturato come un linguaggio, sempre meno sussulto privato e sempre più discorso federativo, di dialettica sovraindividuale.

Stefano Castelli

Cremona // fino al 5 gennaio 2014
Umberto Chiodi – 2006/2013
INTERNO18
Via Beltrami 18
0372 751672
[email protected]
www.galleriainterno18.it

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Stefano Castelli
Stefano Castelli (Milano, 1979) è giornalista, critico d'arte e curatore. Si è laureato in Scienze Politiche all'Università degli studi di Milano con una tesi di filosofia politica su Andy Warhol come critico sociale. Ha vinto nel 2007 il concorso per giovani critici indetto dal Castello di Rivoli con un saggio su "Scatologicità e Pop Art in Bruce Nauman". Come giornalista scrive per Artribune, dal 2011, e Arte Mondadori, dal 2007. Come curatore è impegnato nella scoperta di giovani artisti e ha curato una trentina di mostre tra gallerie e musei. Come critico ha scritto tra l'altro per la mostra Big Bang, Museo Bilotti, Roma, 2008. Il suo taglio critico è orientato a una lettura politico-sociale dell'arte e a una lettura dell'estetica come fenomeno non disgiungibile dall'etica.