La storia del paesaggio secondo Goldin

Palazzo della Gran Guardia, Verona – fino al 9 febbraio 2014. La consueta carrellata di grandi maestri della pittura, per la nuova mostra-evento di Marco Goldin. Un percorso suggestivo ed equilibrato, ma non privo di forzature e arbitrarietà. Protagonisti assoluti: il paesaggio e Claude Monet.

Caspar David Friedrich, Mare al chiaro di luna, 1835-1836, olio su tela, cm 134 x 169,2 - Amburgo, Hamburger Kunsthalle

A mezzo anno di distanza dal successo di Volti e figure, Marco Goldin torna alla Gran Guardia di Verona. Obiettivo, come al solito, il tutto esaurito. E i numeri certo non mancano. Perché Verso Monet. Storia del paesaggio dal Seicento al Novecento si presenta come progetto espositivo di sicuro impatto. In mostra, i dipinti di Claude Lorrain e Nicolas Poussin, di Bellotto e Canaletto, e poi Gustave Courbet, Caspar David Friedrich, William Turner, Cézanne, van Gogh, Gauguin, oltre naturalmente a un’ampia selezione delle opere di Claude Monet. Un totale di 105 dipinti provenienti da oltre trenta musei, accompagnati da un voluminoso libro-catalogo edito da Linea d’ombra.
Un’operazione, insomma, “goldiniana” a tutti gli effetti: frutto di un impegno organizzativo non poco gravoso (e sostenuto in prima linea dal Comune di Verona) e quanto mai ambizioso negli obiettivi (soprattutto economici). Ma, come tutte le mostre goldiniane, anche Verso Monet non manca di accusare i consueti difetti di forma, se non proprio di sostanza. Occorre ammettere, in primo luogo, che l’allestimento risulta ben equilibrato, in larga parte esente da forzature o chiassosità (eccezion fatta solo per la trovata finale, di gusto un po’ pacchiano, sul Salice piangente di Monet). Ma se ci si addentra nell’analisi delle singole sezioni, non si può non costatare una certa vaghezza e arbitrarietà diffusa: va ancora bene la (pur blanda) organizzazione “scientifica” della sala sul Settecento; lascia un po’ più perplessi, invece, la non troppo giustificata fusione di “romanticismi” e “realismi” in quella successiva. E ci si trova infine a chiedersi in quale modo la pittura di Cézanne e van Gogh possa condurre “verso Monet”.

Francesco Guardi, Veduta del Canale Grande, dopo il 1754, olio su tela, cm 59,5 x 94,5 - Tolosa, Fondation Bemberg
Francesco Guardi, Veduta del Canale Grande, dopo il 1754, olio su tela, cm 59,5 x 94,5 – Tolosa, Fondation Bemberg

Il percorso è costantemente accompagnato dalle didascalie firmate (in larga parte) dal curatore. E se, all’inizio, il taglio lirico-storico intrattiene con piacere, alla lunga è appesantito da un’eccessiva verbosità: una spruzzata di “fragranza intellettuale” fin troppo pungente, che cela in parte le ragioni costitutive della mostra. Qualche barlume potrebbe offrircelo l’elenco dei prestatori, che si raggruppano in blocchi compatti (con il ritorno costante del Museum of Fine Arts di Boston e del National Museum di Cardiff). Scelte, forse, non così autonome, su cui si spalma una prosa di tale respiro: “Monet dipinge tutto il tempo dentro lo spazio, dipinge tutto il tempo dentro la natura. Dipinge il prima e il dopo del tempo, la sua continuità, il suo essere proiezione nel futuro”.

Simone Rebora

Verona // fino al 9 febbraio 2014
Verso Monet. Storia del paesaggio dal Seicento al Novecento
a cura di Marco Goldin
Catalogo Linea d’ombra
PALAZZO DELLA GRAN GUARDIA
Piazza Bra
045 8033400
[email protected]
www.lineadombra.it

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Simone Rebora
Laureatosi in Ingegneria Elettronica dopo una gioventù di stenti, Simone capisce che non è questa la sua strada: lascia Torino e si dedica con passione allo studio della letteratura. Novello bohémien, s’iscrive così alla Facoltà di Lettere a Firenze, si lascia crescere i capelli, cambia guardaroba e conclude il suo percorso con una tesi sul Finnegans Wake e la teoria della complessità. Perplesso e stranito dal gravoso delirio filosofico, precipita nel limbo del mondo giornalistico, impiegato presso una piccola agenzia di stampa. È qui che inizia suo malgrado a occuparsi di arte, trovando spazio su riviste quali “Artribune” ed “Espoarte”, e scrivendo per l’inserto culturale del (defunto) “Nuovo Corriere di Firenze”. Attualmente vive a Verona, per un PhD in Scienze della Letteratura. Non vede l’ora di lasciarsi tutto ciò alle spalle.