La lente sovversiva di Viviane Sassen

Scottish National Portrait Gallery, Edimburgo – fino al 2 febbraio 2014. Oltre 40 tra scatti e installazioni di Viviane Sassen in Scozia. Un approccio modernista alla scatto di moda, che sfida i canoni delle pagine patinate che dominano il fashion system.

Viviane Sassen, Foreplay, Untitled # 06 (Caterina & Grace), 2011

La fotografia di moda rappresenta un genere spesso del tutto prevedibile. I modelli sono divinità, la posa plastica innaturale ma composta, i vestiti, le scarpe i gioielli, le acconciature, il trucco, tutto è miscelato sapientemente e immortalato in un impeccabile scatto con uno scopo ben preciso. Se non per vendere un orologio, una borsa o un paio di scarpe a cifre stratosferiche, è più probabile che chi sfoglia le magnifiche pagine di moda sia sedotto da un’immagine da adottare, uno stile di vita da imitare, una proiezione di se stessi nel mondo circostante.
Con Vivane Sassen: In and out of Fashion, la Scottish National Portrait Gallery ci fa avvicinare a un approccio diverso. L’universo parallelo rappresentato dalla moda dominante è infatti completamente sovvertito nel lavoro della fotografa Viviane Sassen (Amsterdam, 1972). L’esperienza personale sembra aver influenzato il modo in cui Sassen guarda attraverso le sue lenti. Dopo aver vissuto in una remota regione del Kenia durante l’infanzia, il padre decide di ritrasferire la famiglia in Olanda, dove la giovane Sassen fa fatica a lasciare indietro quelle immagini di grandi spazi dove i contrasti di chiaroscuro sono quasi esasperati, dove il buio della notte è totale e dove i colori sono accesi.
Queste immagini impresse nell’esperienza della fotografa dettano, in qualche modo, l’approccio grafico che spesso si ritrova nei suoi scatti, e modellano la concezione di composizione con il risultato di ridefinire l’idea di bellezza. Sicuramente Viviane Sassen non lavora con l’intento di trasferire su carta un’idea di bellezza “ovvia”, scontata. Il suo approccio è infatti spesso definito modernista. Quasi come fosse un esperimento surrealista, o cubista, Sassen concepisce l’immagine sfidando la tradizione dell’equilibrio compositivo. Il soggetto rappresentato, la modella o il vestito, attraverso la sua visione diventano nient’altro che volumi, superfici, spazi vuoti e pieni, colori. Tutti gli elementi compositivi dello scatto sono liberi da qualsiasi costrizione formale, con il risultato di ridefinire l’immagine e sfidare la percezione dell’osservatore.

Viviane Sassen, Nest, 2010, from the Sol & Luna series
Viviane Sassen, Nest, 2010, from the Sol & Luna series

Spesso non esiste un centro di gravità: le modelle sono frammentate, mancano parti di gambe, braccia, testa, come nel caso della serie Nudes: A Journey; oppure l’immagine è suddivisa in tagli obliqui e ricostituita includendo truccatori e make-up artist che lavorano sulla modella, come in Foreplay, scattate poco prima del servizio ufficiale. Spesso, con un approccio assimilabile a quello di Duchamp, l’oggetto familiare, corpo o indumento che sia, vengono riarrangiati in modo da definire una nuova immagine, sottolineando bellezza e fascino dell’oggetto del tutto nuovi e inaspettati.
Quello che risulta interessante è quindi la riflessione culturale sottesa nell’approccio di Viviane Sassen. Pur donando e mantenendo una bellezza estrema in linea con lo scatto di moda, Sassen sfida la concezione culturale di consumo e la sua natura estemporanea. Il suo lavoro riflette, quindi, anche sul modo in cui siamo abituati a percepire la realtà in modo autoreferenziale, che imita se stessa e il suo passato anche durante il momento creativo che guarda la creazione di immagine nuove.

Leonardo Proietti

Edimburgo // fino al 2 febbraio 2014
Viviane Sassen – In and Out of Fashion
SCOTTISH NATIONAL PORTRAIT GALLERY
1 Queen Street
+44 (0)131 6246200
www.nationalgalleries.org

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Leonardo Proietti
Leonardo Proietti (1978) finisce la sua carriera scolastica in Italia in farmacia (controllo qualità) per iniziare collaborazioni come critico d’arte e seguire progetti curatoriali sia in Italia (Gheisha Paint Project, 2007) che a New York (Dream Therapy, 2008) dove si trasferisce per un breve periodo lavorando presso Kathleen Cullen Fine Art come “curatorial assistant.” Segue la rilocazione a Los Angeles dove ha la possibilità di lavorare per la regina del New Pop Surrealism, Merry Karnowsky (Merry Karnowsky Galley). Ha partecipato come assistente alla curatela della mostra Alberto Burri and America (Santa Monica, 2010) presso il Santa Monica Museum of Art e alla stesura del catalogo che accompagna l’esibizione. Ha lavorato come ufficio stampa sia a Roma, che a Los Angeles per organizzazioni non-profit. Al momento sta completando un Master in studi culturali a UCLA (University of California Los Angeles) con particolare attenzione alla moda/storia del costume in relazione ai movimenti Dada e Surrealismo. Insegna come teacher assistant nel dipartimento di storia dell’arte di UCLA. Dal 2011 collabora come corrispondente dagli U.S.A. per Artribune.