Il Quarto Stato come work in progress

Museo del Novecento, Milano – fino al 9 marzo 2014. Una radiografia in scala 1:1 accoglie il visitatore. È lo scheletro preparatorio de “Il Quarto Stato”. Il quale, anziché unirsi al corpus delle opere in mostra di Pellizza da Volpedo, resta al suo posto sulla scala dell’Arengario.

Il Cammino dei lavoratori/Quarto Stato, radiografia digitale eseguita nel 2009 da Thierry Radelet

La mostra che il 14 novembre scorso è stata inaugurata al Museo del Novecento è la storia di una gestazione. Circa dieci sono infatti gli anni che Giuseppe Pellizza (Volpedo, 1868-1907) dedicò al completamento de Il Quarto Stato. La grande tela rappresentò lo sforzo più titanico dell’artista di Volpedo, che in esso fece confluire gli esiti del perfezionamento della tecnica divisionista e, allo stesso tempo, l’intenzione di comunicare l’enunciato politico di riscatto sociale.
Sensibile alle proteste contadine degli ultimi decenni dell’Ottocento e vicino alla concezione di Sorel dello sciopero come strumento della “guerra di classe”, Pellizza aveva chiaro già dal 1890 il soggetto della sua opera, e cioè “un gruppo di lavoratori simboleggiante la grande famiglia dei figli del lavoro”. I primi due disegni intitolati Sciopero contenevano in embrione gli elementi iconografici poi sviluppati in Ambasciatori della fame: una successione su più piani di figure in movimento e marcianti in direzione dell’osservatore. Assottigliate le pennellate e ribassato il punto di vista, in Fiumana Pellizza introdusse la figura della madre-popolana, per cui posò la moglie Teresa. La donna ricopre una funzione esplicativa fondamentale, poiché “la mano sinistra libera ha un gesto di disperazione mentre la destra contiene la prova di questa disperazione”.

Pellizza da Volpedo, Ambasciatori della fame, olio su tela, (1892) cm 51,5 x 73 collezione privata
Pellizza da Volpedo, Ambasciatori della fame, olio su tela, (1892) cm 51,5 x 73 collezione privata

Bellissimi gli studi in carboncino o matita su carta marrone e lucida di volti, pose, espressioni e scenari. I cartoni preparatori e le tempere a olio su tela possono essere osservati con attenzione per godere della maestria gestuale e intuirne il procedimento compositivo. Utile sarebbe stato affiancare ai bozzetti la trascrizione delle note autografe a margine e sul retro dei bozzetti stessi. Così come manchevole è la presenza della sola copia della fotografia (forse distrutta o dispersa?) di cui il pittore si servì per trasporre in chiave pittorica la verità e veridicità di una giornata primaverile in piazza Malaspina a Volpedo.
Trattandosi di un lavoro giustificato dalla contingenza storica di appartenenza, avrebbe meritato una contestualizzazione più approfondita, integrata magari dagli stralci di lettere redatte da Pellizza stesso. Specifico invece il valore tonale scelto per i pannelli espositivi e campionato sulla dominante cromatica presente nell’atelier dell’artista.

Barbara Morosini

Milano // fino al 9 marzo 2014
Pellizza da Volpedo e Il Quarto Stato. Dieci anni di ricerca appassionata
a cura di Aurora Scotti Tosini
MUSEO DEL NOVECENTO
Via Marconi 1
02 88444061
www.museodelnovecento.org

CONDIVIDI
Barbara Morosini
Laureata in Conservazione dei Beni Culturali e in Teoria, tecniche e gestione delle arti e dello spettacolo, s’interessa di arte in tutte le sue manifestazioni, senza limiti di tempo e di spazio. Particolarmente interessata alla museologia e alla tematica del display, cerca d’interpretare le opere anche per mezzo del loro necessario rapporto con lo spazio espositivo. Scrivere è per lei un modo di fare ordine e riferire con fedeltà quanto il discorso espositivo intende comunicare.