Benoît Maire, ovvero la philosophie de l’art

Roma, Fondazione Giuliani – fino al 14 dicembre 2013. La prima personale italiana di Benoît Maire si colloca perfettamente nel filone dell’arte francese attuale: concettuale con una vena filosofica. “Spiaggia di Menzogne” ha un titolo esplicativo del luogo in cui spesso ci si pone le grandi domande esistenziali.

Benoît Maire, Spiaggia di Menzogne - Roma, Fondazione Giuliani 2013

Ho molti ricordi di grandi discorsi con i miei amici mentre eravamo in spiaggia, nel guardare la luna, le stelle e l’infinito del mare. E per questo mi sembra che la spiaggia sia lo spazio della filosofia stessa”. In questo contesto, delineato da Benoît Maire (Pessac, 1978), le menzogne attivano le possibili confutazioni nel corso della ricerca della verità.
Divisa in tre parti, Spiaggia di Menzogne intriga con l’ultima, The Cave: tra le sale precedenti e questa grotta, la luce e la sua mancanza servono a disorientare. Anche lo specchio – “oggetto denso” – appartenente alla filosofia come all’arte in luogo della riflessione, viene usato in chiave straniante: “Gioco con esso come strumento formale, per dare altri punti di vista all’interno della mostra”.
Maire usa elementi di misurazione che mettono in relazione il visitatore con l’ambiente che lo circonda: luce, tempo, spazio, suono agiscono sugli oggetti e sulla nostra percezione di essi. Oggetti attivati ​​dai contesti, come nella prima parte, Lies on the Beach, in cui gli elementi scultorei possono essere spostati all’interno dello spazio in un atto performativo privato: secondo le disposizioni dell’artista, esclusivamente a opera della curatrice Adrienne Drake (nella commistione d’intenti si è generata una sintassi plastica che ricorda Anthony Caro).

Nel segno di un atto estetico di evocazione kantiana, che coinvolge la concezione esperita dello spettatore, Maire non modella ma teorizza forme elementari. E accade che le immagini si sostituiscano alle parole e viceversa: le prime, usate perché più dirette, non bastano alla comunicazione e vanno interrogate, ed è per questo che l’artista le apprezza: “Ho la sensazione di essere ossessionato da alcune domande a cui cerco di dare una forma, quindi ne propongo una generale che sia la sincrasi tra arte e filosofia. Esse sono modi d’espressione”.
La sua indiscutibile erudizione traslata in arte rischia di non essere per tutti: minimale e concettuale, a tratti fredda, etichettabile come mero passatempo ermetico, viene però dibattuta dall’artista come facilmente approcciabile. Esattamente come la filosofia.

Rossella Della Vecchia

Roma // fino al 14 dicembre 2013
Benoît Maire – Spiaggia di Menzogne
a cura di Adrienne  Drake

FONDAZIONE GIULIANI
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Rossella Della Vecchia
Rossella Della Vecchia, classe 1986 di Nusco (AV), è da sempre interessata all’arte come alla scrittura, e quindi alla comunicazione in genere: si districa tra il cartaceo e il digitale, scrivendo di arte, politica e attualità. Laureatasi nel 2012 in Storia dell’Arte Contemporanea presso la Facoltà di Lettere e Filosofia de La Sapienza di Roma, ha conseguito il titolo con la tesi in Storia dell’Arte Contemporanea (cattedra della professoressa Carla Subrizi): “Trouble Every Day: Tous Cannibales, la voracità da tabù ad arte, dall’arte alla società”. Durante il 2011 ha collaborato con La Buona Terra di Paolo Speranza, con l’incarico di stesura di articoli del settore artistico, letterario e politico del bimestrale. Ad oggi, dopo uno stage nel 2011, collabora a Galleria 291 EST di Roma. Da marzo 2013 cura un personale blog sull’arte: ArtFriche Zone.