Avanguardie in Laguna

Peggy Guggenheim Collection, Venezia – fino al 6 gennaio 2014. Dalle Ninfee di Monet alla pittura avanguardistica di Signac, Bonnard e Redon. Più di cento opere provenienti da diverse collezioni private per una piccola antologia su neo-impressionisti, Nabis e simbolisti.

Paul Signac, L’arc-en-ciel (Venise), 1905, olio su tela, 73 x 92 cm, collezione privata

Parigi, fine Ottocento. La guerra contro i prussiani è ormai terminata e la capitale francese si prepara ad attraversare uno dei suoi momenti migliori: la Belle Époque. E mentre i parigini cercavano la loro identità nelle nuove classi sociali (borghesi, bohémien, conservatori, radicali, anti-repubblicani e anarchici), la prima Esposizione Universale si concludeva, apriva il cantiere della Torre Eiffel e i fratelli Lumière regalavano il cinema all’umanità. E non solo.
Nuove generazioni di artisti, che si staccano dagli Impressionisti, confluiranno nelle avanguardie di fine secolo: neo-impressionisti, Nabis e simbolisti. Dall’Impressionismo ereditano i temi – vedute cittadine, momenti di svago, paesaggi – cambiando, però, le tecniche e le modalità con cui questi temi vengono trattati. E così si passa dalla pennellata fugace all’attenzione per i dettagli, dal modo spontaneo di catturare i momenti quotidiani a opere attentamente costruite. Chi furono questi artisti? Tra i più significativi vanno ricordati: George Seurat, Paul Signac e Camille Pissarro (neo-impressionisti); dai Nabis, Pierre Bonnard e Édouard Vuillard; e infine i simbolisti: Maurice Denis, Georges Lacombe, Paul Ranson, e Odilon Redon.

La bella notizia è che una selezione di opere degli artisti succitati è presente alla Collezione Peggy Guggenheim di Venezia con la mostra Le avanguardie nella Parigi fin de siècle: Signac, Bonnard, Redon e i loro contemporanei. Oltre alla grande qualità delle opere esposte (ogni stanza è organizzata in modo che ci sia un giusto equilibro tra le opere), c’è da tener presente che tutti i circa 100 pezzi vengono da collezioni private. In altre parole: occasione unica per vedere opere che altrimenti sarebbero in qualche salotto o caveaux. La facilità della fruizione della mostra – parliamo ormai di arte consacrata e canonica – permette anche al visitatore meno sapiente di riuscire ad apprezzare il contenuto delle cornici: esplosioni di colore, facilità d’immedesimazione, magnifica tranquillità di certi scorci di vita.
Naturalmente, anche i vostri gusti in merito faranno da peso sulla bilancia. Magari scoprirete qualche firma che vi è sfuggita negli anni, un nome per tutti: Maximilien Luce (lo apprezzerete), pittore puntinista, abile ritrattista; il suo amico Félix Fénéon lo definì “un uomo risoluto e onesto dal talento rozzo e muscoloso”. Un consiglio: iniziate il vostro percorso proprio dalla mostra temporanea e poi passate alle opere novecentesche presenti nella collezione permanente, così da avere una carrellata ordinata e cronologica di quella che è stata l’arte per più di cent’anni.

Paolo Marella

Venezia // fino al 6 gennaio 2014
Le avanguardie nella Parigi fin de siècle
a cura di Vivien Greene
COLLEZIONE PEGGY GUGGENHEIM
Dorsoduro 701
041 2405411
[email protected]
www.guggenheim-venice.it

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Paolo Marella
Barese, classe 1987, trapiantato maldestramente a Venezia. Laureando in Economia e Gestione dei Beni Culturali all'Università Ca' Foscari, coltiva da anni una forte passione per l'arte e la scrittura. Gli piace il mondo della comunicazione: quest'anno ha lavorato nell'ufficio stampa del Carnevale di 2012. E' giornalista pubblicista, anche se non lo dice in giro. In passato si è occupato di cronaca giudiziaria per il Quotidiano Puglia. A Venezia ha lavorato, come mediatore culturale, nei maggiori musei d'arte contemporanea e moderna - Palazzo Grassi, La Biennale e Peggy Guggenheim Collection. Ha un blog (anche se ci scrive poco) e gli piace molto il cinema. Fa scherma. O almeno ci prova.