Ar/ge kunst si veste di sedie

ar/ge kunst, Bolzano – fino all’11 gennaio 2014. Scuola, paesaggio, corpo. I tre temi che vedranno lo spazio altoatesino rimettere in discussione se stessa come istituzione. Si parte dalla sedia, per estendere la galleria a spazio di lettura, dialogo, scambio e produzione.

Lorenzo Sandoval & S.T.I.F.F, Mutant Matters, 2013, courtesy gli artisti

L’istituzione ripensa se stessa. Lo spazio della galleria si trasforma ospitando sulle sue pareti opere quasi fossero pagine di libri. Lo statement-prologo del nuovo direttore Emanuele Guidi si divide in due. A far da collante tra Part One e Part Two è l’idea di libro d’artista. Le parole, il testo divengono mezzi per esprimere la resistenza politico-culturale e per riconsiderare la galleria come istituzione. Se nella prima parte veniva messa a punto una stazione editoriale auto-gestita, in La Mia Scuola di Architettura il ripensamento della formazione e delle istituzioni in cui essa avviene riparte dal paesaggio. Il titolo del lavoro di Gianni Pettena, La Mia Scuola di Architettura appunto, è preso in prestito per legare due concetti che interesseranno lo sviluppo della programmazione di ar/ge kunst: scuola e paesaggio.
La serie di fotografie delle vette delle Dolomiti di Pettena va letta in relazione al titolo che Guidi spiega così: “Approccio concettuale, quello di caricare politicamente un paesaggio, ‘La Mia Scuola di Architettura’ è un titolo che espande il concetto di paesaggio stesso e d’altra parte è in grado anche di espandere il concetto di scuola,  di liberarlo”.

Gianni Pettena, Wearable Chairs / Vestirsi di Sedie, 1971, courtesy l'artista
Gianni Pettena, Wearable Chairs / Vestirsi di Sedie, 1971, courtesy l’artista

Presente in mostra il celebre Vestirsi di Sedie. Lo studente che si veste della propria sedia, gira attraverso la città, riconfigura lo spazio e allo stesso tempo si forma in e con esso. Ancora la sedia appare come modulo in Mutant Matters (2013) di Lorenzo Sandoval & S.T.I.F.F, struttura che da libreria display nella prima parte del prologo si presta in questa seconda fase a interpretare attraverso un diverso set-up due progetti di Pettena. Un lavoro che si trasforma attraverso il dialogo, lo scambio, la parola intercorsi tra Sandoval, S.T.I.F.F, Pettena e Guidi.
Nelle stampe offset tratte dal libro di Otobong Nkanga il paesaggio frammentato e sfruttato e la memoria dell’individuo si combinano tra loro in disegni dai tratti surreali.
Le premesse appaiono interessanti e in linea con le scelte artisticamente impegnate della precedente direzione di ar/ge kunst. Un rinnovato interesse per il libro d’artista come possibilità d’espressione ulteriore che in questo secondo prologo vive attraverso le stampe di Nkanga e le parole recitate nella performance-installazione di Pedro Barateiro: ”Quest’oggetto è una prova di resistenza. E dovrebbe essere letto ad alta voce”. Si aprono molteplici punti di vista e di interpretazione per la galleria-museo. Luogo di produzione di un libro, luogo di fruizione della parola, luogo di scambio.

Antonella Palladino

Bolzano // fino all’11 gennaio 2014
Prologue. Part Two: La Mia Scuola di Architettura
a cura di Emanuele Guidi
AR/GE KUNST
Via Museo 29
0471 971601
[email protected]
www.argekunst.it

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Antonella Palladino
Dopo la laurea in Conservazione dei beni culturali, negli anni napoletani svolge degli stage presso la Fondazione Morra e il Pan, collabora poi come assistente con la galleria Umberto Di Marino. Fondamentale si rivela essere l’esperienza presso l’ufficio comunicazione del Mart di Rovereto. È assistente di Filippo Tattoni-Marcozzi per un breve e felice periodo. Si trasferisce in Trentino Alto-Adige e inizia l’attività di critico scrivendo per diverse riviste tra cui Artribune e Juliet Art Magazine. Cura delle mostre per la galleria Paolo Erbetta, Stop Motion di Alessio Rota e Noisy di Gianluca Capozzi. A Benevento presenta Lichtkammer dell’altoatesino Harry Thaler. Per ora lascia il Trentino e inizia una nuova avventura.