Amar Kanwar e l’onere della prova come opera d’arte

TBA21, Vienna – fino al 23 marzo 2014. La politica del potere, la violenza, la giustizia negata. Le prove di un crimine nascosto hanno il pregio della poesia, epica e malinconica. Dal sub-continente indiano a Vienna, recando 272 varietà di chicchi di riso.

Amar Kanwar, The Sovereign Forest, 2011, Courtesy l’artista

L’artista e filmmaker Amar Kanwar (New Delhi, 1964) consegna al tribunale dell’arte le prove evidenti di un crimine ormai permanente, raccolte nel corso di due decenni. Vittima, la comunità indiana della regione di Orissa (affacciata sul Golfo del Bengala), progressivamente espropriata ed estromessa dal territorio in cui ha radici millenarie. Ciò che sta accadendo è la spietata devastazione della regione, ormai destinata al peggior sfruttamento industriale: è questa “la scena del crimine” etico ed ecologico che l’artista presenta mediante oggetti di differente natura, con due film (The Scene of Crime, 2011, 42min.; A Love Story, 2010, 5:37min.), proiettati su grandi schermi che mostrano un prima e un dopo, e delle installazioni di elementi assunti a valore di simbolo di quella cultura. Tutti strumenti coerenti nella costruzione della sconfitta di un equilibrio profondamente arcaico, ma ugualmente efficiente sul piano sociale. Per la popolazione di Orissa, la devastazione dell’ambiente naturale è l’addio all’unica certezza della propria esistenza.

Amar Kanwar, The Sovereign Forest, Installazione/Biennale 2012, Courtesy l’artista/Kochi Muziris
Amar Kanwar, The Sovereign Forest, Installazione/Biennale 2012, Courtesy l’artista/Kochi Muziris

Ogni addio indesiderato porta con sé il buio nell’anima. La dimensione estetica dell’oscurità dell’habitat espositivo, messo in gioco dall’artista, diventa sia l’elemento unificante delle differenti sezioni, sia, intrinsecamente, l’essenza concettuale dell’intera narrazione: il tutto con un titolo evocativo come The Sovereign Forest, epitome bifronte, come sogno e realtà. Un dispositivo di sovrapposizione che Kanwar utilizza ancora mediante la poetica connessione di parole e immagini, rendendo le une inscindibili dalle altre, nei film come nelle installazioni. E infine, nel costruire il percorso della mostra a cul-de-sac, l’artista impone un doppio itinerario dell’intera esposizione. Ovvero, duplicando il racconto, l’artista ne ribalta a ritroso la prospettiva temporale dando luogo a un più limpido dispiegamento del senso tragico di “ciò che sta realmente accadendo”.

Franco Veremondi

Vienna // fino al 23 marzo 2014
Amar Kanwar. The Sovereign Forest
a cura di Daniela Zyman
TBA21
20. Scherzergasse 1A
[email protected]
www.tba21.org

CONDIVIDI
Franco Veremondi
Nato a Perugia, residente a Roma; da alcuni anni vive prevalentemente a Vienna. Ha studiato giurisprudenza, quindi filosofia con indirizzo estetico e ha poi conseguito un perfezionamento in Teoretica (filosofia del tempo) presso l’Università Roma Tre. È giornalista pubblicista dal 1994 occupandosi di arti visive, di architettura e di estetica dei nuovi media. Nell’ambito delle arti ha svolto periodicamente attività curatoriale e didattica. Collabora con quotidiani e riviste di area europea.