Tutte le declinazioni del tessuto alla Sandretto

Fondazione Sandretto, Torino – fino al 23 marzo 2014. Compito improbo per Irene Calderoni, che alla fondazione piemontese cura e allestisce una mostra che ricapitola con intelligenza una tendenza. Ovvero l’utilizzo dei tessuti da parte degli artisti contemporanei. Più facile a dirsi che a farsi.

Soft Pictures - veduta della mostra presso la Fondazione Sandretto, Torino 2013 - photo Giorgio Perottino

Un recente articolo, pubblicato sul Financial Times e sottotitolato Tapestry, cloth, wool: it’s everywhere (Arazzi, vestiti, lana: sono ovunque), faceva il punto sul dilagante uso del tessuto nelle opere di numerosi artisti contemporanei. Di questo “fenomeno” ce n’eravamo accorti da tempo, forse da secoli. Almeno per quanto riguarda gli arazzi. Tornando ai nostri giorni, l’elenco di artisti che si sono messi a ricamare, che hanno fatto realizzare tappeti o lavorato su superfici “soffici” è lunghissimo. Solo per citarne alcuni, di generazioni diverse: Alighiero Boetti, Louise Bourgeois, Kiki Smith, Tracey Emin, Grayson Perry.
Il tessuto è ormai uno dei tanti mezzi con cui l’artista si è trovato a confrontarsi e a modellare. Immaginare una ricognizione a 360 gradi sarebbe pressoché fallimentare. Inglobare artisti molto diversi tra loro in una tendenza sarebbe altrettanto limitante e si rischierebbe di cadere in rigide ma vaste categorie come le cosiddette arti decorative. O ancor peggio incasellare il tutto in una banalmente detta “pratica femminile”. Ma cominciare a piccoli passi a tracciare il punto su un fenomeno crescente e condiviso da più latitudini ci stimola senz’altro all’approfondimento.

Soft Pictures - veduta della mostra presso la Fondazione Sandretto, Torino 2013 - photo Giorgio Perottino
Soft Pictures – veduta della mostra presso la Fondazione Sandretto, Torino 2013 – photo Giorgio Perottino

È quanto ha fatto Irene Calderoni con la mostra Soft Pictures alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino. Una selezione di qualità che va dagli arazzi del messicano Gabriel Kuri, che riproducono scontrini fiscali, al leggerissimo batik di Willem De Rooij, che sembra volerci trasportare nelle profondità marine o ricordarci i mari straordinari di Pascali, dagli interventi monumentali di Goshka Macuga al tappeto geometrico di Andrea Zittel, dai giochi optical e citazionisti di Francesco Vezzoli ai quadri di lana di Rosemarie Trockel, dagli abiti di Adele Roeder, allestiti come in un museo della moda, alle “sculture” di Franz Erhard Walther, che attraversano la storia dell’arte dal Costruttivismo russo al Minimalismo americano, fino ai quilt impregnati di storia afroamericana di Sanford Biggers.
La mostra ci fornisce alcuni “assaggi” sulle enormi potenzialità del tessuto, sia formali che concettuali, dalla qualità materica alla forza empatica che deriva dal fuoriuscire dalla superficie, dalle stratificazioni storiche e sociali agli sviluppi di natura spaziale e architettonica. Una cena di qualità comincia sempre da un buon antipasto. Soft Pictures è un ottimo starter.

Daniele Perra

Torino // fino al 23 marzo 2014
Soft Pictures
a cura di Irene Calderoni
FONDAZIONE SANDRETTO RE REBAUDENGO
Via Modane 16
011 3797600
[email protected]
www.fondsrr.org

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Daniele Perra
Daniele Perra è giornalista, critico, curatore e advisor strategico per i media e la comunicazione. Editorialista di “Artribune”, collabora con “GQ Italia” “GQ.com”, "SOLAR" “pagina99”. È attualmente strategic communication advisor della Fondazione Thyssen-Bornemisza Art Contemporary di Vienna e docente di Visual Culture allo IED di Milano. È stato fondatore e condirettore di “unFLOP paper” e collaboratore di numerose testate tra cui “ArtReview” “Mousse”, "Harper's Bazaar art America Latina". Ha lavorato come Direttore Comunicazione del Centro Pecci e Strategic Advisor for Media and Communication alla Malmö Konsthall, Malmö, Svezia e ha fatto parte del team di selezionatori per alcuni premi tra cui il Premio FURLA e The Sovereign European Art Prize. Ha scritto testi per cataloghi e curato mostre tra cui: Shahryar Nashat in collaborazione con il Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci, Cantieri Culturali ex-Macelli, Prato (2003); Hans Schabus and the Very Pleasure (Laboratori del Teatro alla Scala di Milano, 2006). Ha pubblicato il volume "Impatto Digitale. Dall’immagine elaborata all’immagine partecipata: il computer nell’arte contemporanea", Baskerville, Bologna. Ha tenuto lecture alla NABA e allo IED e un corso di Fenomenologia dell’arte contemporanea alla Scuola Politecnica di Design di Milano (2004-2005), è stato caporedattore di “tema celeste” (1999-2007), caporedattore di “KULT” (2007-2010), ha collaborato dal 2000 al 2006 a “Il Sole24ORE” (Domenicale) e all'inserto cultura Saturno de “Il Fatto Quotidiano”.