Periferie dello sguardo. Negli scatti di Marina Ballo Charmet

MACRo, Roma – fino al 17 novembre 2013. Lo “Sguardo Terrestre” di Marina Ballo Charmet svela orizzonti emergenti dalla superficie. Una mostra, nell’ambito del Festival Fotografia, che rischia però di essere sbilanciata in favore in una particolare serie.

Marina Ballo Charmet, Senza titolo (dalla serie Con la coda dell'occhio), 1993-94

Lo sguardo di chi ha i piedi ben piantati per terra e non solo, ma di chi indaga gli orizzonti di un mondo che si rivela solamente abbandonando l’ottica ordinaria: alla ricerca di una nitida percezione di quello che viene smarrito mentre ci si aggira freneticamente distratti nella routine giornaliera. Sguardo Terrestre è il titolo della mostra di Marina Ballo Charmet (Milano, 1952), che offre al visitatore una serie di scatti che immortalano stralci cittadini quali marciapiedi, aiuole, muretti, e che rappresentano i teatri del nostro essere quotidiano e temporaneo e ai quali offriamo la nostra più completa disattenzione. Prigioniero di una visuale limitata che si spinge solo in avanti e verso l’alto, l’essere umano tralascia quanto invece esiste sulla superficie su cui si muove con costante noncuranza.
Un tentativo, quello di Sguardo Terrestre, di rendere protagonista ciò che viene di solito trascurato, messo in disparte e relegato a un destino di percezione periferica, indistinta, distratta; che resta sullo sfondo di un ricordo. La mostra restituisce dignità e pone in primo piano frammenti terrestri che divengono veri e propri paesaggi nelle inquadrature maniacalmente curate della Ballo Charmet.

Marina Ballo Charmet, Il parco (Paris, Les Buttes Chaumont), 2006
Marina Ballo Charmet, Il parco (Paris, Les Buttes Chaumont), 2006

Ecco che emerge così il punto di vista chi si sofferma a osservare la vita da prospettive insolite: a volte quasi infantili, che richiedono, per poter essere comprese oltre che realizzate, l’appoggiare la testa al suolo. L’esposizione riesce efficacemente, soprattutto attraverso la serie di fotografie intitolata Con la coda dell’occhio, a rendere piuttosto esplicito l’assunto su cui si fonda la ricerca espressiva, di cui la mostra è parte significativa. Un percorso in cui si avverte nettamente il senso di una evoluzione espressiva non del tutto compiuta, ma in cui si ravvisa uno stile comunicativo pieno e riconoscibile.
Squilibrio forse eccessivo tra le dimensioni della serie Con la coda dell’occhio e gli scatti delle altre: fattore che rischia di sbilanciare eccessivamente l’attenzione solo su parte dell’esposizione. Soprattutto le foto appartenenti alla serie Nel Peloponneso, lavoro più recente dell’artista, risultano particolarmente evocative e pittoresche. Tuttavia potrebbero non ricevere la giusta importanza, sebbene rimandino a un abbandono sereno a quell’otium, di oraziana memoria, che sana e ristora l’anima.

Luigi Paolicelli

Roma // fino al 17 novembre 2013
Marina Ballo Charmet – Sguardo Terrestre
a cura di Stefano Chiodi
Catalogo Macro-Quodlibet
MACRO
Via Nizza 138
06 671070400
[email protected]
http://www.museomacro.org/

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Luigi Paolicelli
Luigi Paolicelli, nato a Altamura nel 1982 e cresciuto a Matera, dimostra sin dalla tenera età una forte passione per la lettura: attività che predilige nel tempo libero. Dopo la maturità scientifica, si iscrive alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università degli Studi di Basilicata, a Potenza, dove consegue nel 2006 la laurea in Scienze della Comunicazione con una tesi in Antropologia filosofica intitolata: “Amore schermato: è ancora possibile connettersi ai sentimenti?”. Nel 2007 si trasferisce a Roma per completare gli studi, laureandosi con il massimo dei voti in editoria e giornalismo presso l'Università di Roma la Sapienza nel gennaio 2010. Conseguito il titolo di pubblicista presso l'Ordine dei Giornalisti di Basilicata, collabora attivamente con diverse riviste e testate web in qualità di recensore di libri e mostre. Il suo percorso parte dal mensile “Leggere:Tutti” e continua coerentemente con periodici legati al mondo della cultura quali “PrimaPersona” e “Alta Nox”. Su Squer.it scrive abitualmente di arte e occasionalmente di politica e attualità con piglio riflessivo. Solo di recente approda su Artribune su cui continua a recensire mostre sul territorio della Capitale.