Gianni Caravaggio “svela” e “rivela” il suo mondo nuovo

Kaufmann Repetto, Milano – fino all’11 novembre. Negli spazi della galleria meneghina, Gianni Caravaggio presenta le sue “Cinque proposizioni per un mondo nuovo” con poetico equilibrio, concettuale e materiale. Di scena il vincitore del Premio Acacia 2013.

Gianni Caravaggio, Il mistero nascosto da una nuvola, 2013

Vivono nell’immanenza di un poetico equilibrio le opere di Gianni Caravaggio (Rocca San Giovanni, 1968; vive a Milano) concepite con un doppio e reciproco “atto demiurgico”: l’azione creativo-contemplativa dell’artista e del fruitore. Schegge di marmo scalfiscono immagini di cieli cartacei e la violenza fecondante svela la natura dell’esperienza (Sotto la superficie, la verità della concretezza) come il gesto grafico, corporeo, piega un foglio saltando nell’unione tra la sua causa e il suo effetto (Piegarsi per il proprio peso). L’abbraccio rivelativo tra un blocco scuro e il chiarore pulviscolare dello zucchero viaggia nell’abisso (Il mistero nascosto da una nuvola) come una cometa di alluminio che trasporta la memoria della sua genesi (Iniziare un tempo). È il lavoro l’emblema del divenire: un prisma triangolare grezzo vicino a un cilindro levigato, in faggio evaporato (Alpha e Omega). L’opera è centro energetico.

Gaspare Luigi Marcone

Milano // fino all’11 novembre 2013
Gianni Caravaggio – Cinque proposizioni per un mondo nuovo
KAUFMANN REPETTO
Via di Porta Tenaglia 7
0272094331
[email protected]
www.kaufmannrepetto.com

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Gaspare Luigi Marcone
Gaspare Luigi Marcone (1983; vive a Milano). Artista e curatore, dopo un periodo di studio alla Goethe Universität di Francoforte (D) si è laureato in Storia e Critica dell’Arte all’Università degli Studi di Milano (2006) dove è stato collaboratore del Dipartimento di Storia dell’Arte (2007-2010). Ha pubblicato contributi accademico-scientifici, testi critici e curato mostre su artisti quali Bern&Hilla Becher, Irma Blank, Erik Dietman, Gilbert&George, Roman Opalka, Claudio Parmiggiani, Anne e Patrick Poirier, Eva Sørensen, David Tremlett e altri. Ha curato la mostra monografica di Anne e Patrick Poirier Il giardino della memoria. Progetto per una necropoli contemporanea al Museo MADRE di Napoli (2011). È collaboratore di riviste di arte e cultura contemporanea quali “Artribune”, “Nuova Meta”, “Titolo”. Ha esposto in mostre personali e collettive a Bologna, Milano, Torino, Verbania.
  • Caro Gaspare Luigi Marcone, cosa diavolo hai scritto?
    Sei più incomprensibile del comunicato della mostra (che mi sa che l’ha scritto Caravaggio)..

  • Senza leggere nulla mi sembra che Caravaggio abbia una nuova giovinezza. Pur rielaborando codici poveristi stranoti (anselmo, penone, boetti, ecc) riesce a rimanere nei limiti, e non essere troppo pretenzioso. Più in alcune parti che in altre riesce a rimanere consapevole. Solitamente quando sembra stupirsi di quello che ha fatto, con gesti semplici.

  • Io sembra un criticone, perchè in italia non importa niente a nessuno…se non appunto andare a fare shopping di ikea evoluta….

    Mi sembra che in una-due opere Caravaggio sia un buon artigiano dell’arte povera, senza scadere nell’ikea evoluta….

  • rossella boeri

    whitehouse sei solo un povero critico fallito

  • Non c’è nulla di male nel rielaborare e ripresentare codici noti. Mi piacerebbe capire perchè, cara Rossella, non sei d’accordo e su cosa…offendere in modo gratuito non porta a nulla…

  • Ancora una volta si attaccano paroloni a giochini visivi (come la sfumatura sul marmo) in linea con il modo che Caravaggio ha quando parla dei suoi lavori. Ma che significa l’opera é centro energetico? Consiglio due dita nella presa per un’opera decisamente + energetica per un’arte senza metafore.

  • TULIPANODIPANE

    PERLE AI PORCI

  • Che queste opere siano “perle” è ovvio. VOGLIONO a tutti i costi essere perle. Lo pretendo e per questo rischiano spesso di non essere PERLE. E non è difficile fare delle perle rielaborando opere di Anselmo e Penone.

  • pneumatici michelin

    beh white house ha ragione
    estetizzazione dell’arte povera

    • lorenzo boni

      Che Caravaggio abbia sempre guardato chi gli stava intorno dai poveristi ai suoi coetanei è incontestabile, ma nello specifico il vero e grande problema è sempre il solito: Luciano Fabro
      Caravaggio è ancora studente a 47 anni e continua a copiare il maestro senza che il sistema dica nulla. Sono appena stato ad artissima e ne ho avuto ancora conferma. Senza speranza. A questa età è ancora un giovane a cui dare ancora prove d’appello?

      • ciccio

        la mostra è noiosa e anacronistica, luciano fabro grande artista

  • Adelina Paneghiotto

    e poi questi titoli che si incastrano all’opera sono patetici

    • cgl

      premio acacia per sostenere i giovani artisti itakliani? ma lo sanno quanti anni ha caravaggio? lo seguo da anni, ha sempre copiato fabro. ma come si fa ad esporlo ancora? è indecente e senza vergogna,oppure non si rende conto

  • Gianni Caravaggio

    Ma Ragazzi, ma “Casabianca”!!! chi ha veramente copiato Fabro è semmai Cattelan con i “Spirati” messi in fila! Io da parte mia ho comunque avuto la decenza di sceglie Fabro come interlocutore, ovvero come docente a Brera all’inizio degli anni novanta. Ma dovete sapere che in realtà ho sempre copiato gli artisti del gruppo Gutai che nel loro boschetto a Osaka nel 1956 hanno fatto delle cose di cui molti artisti dell’Arte Povera ne sono artigiani (per stare in tema con i termini qui usati). E certamente voi conoscerete bene i “Gutai”, vero? e ho sempre trovato le riflessioni di Motonaga, uno dei ‘Gutai’ molto ispiranti di cui altrettanto conoscerete i scritti, vero? Oppure, può essere il caso che in questa piccola vostra parrocchia gli artisti dell’ Arte Povera tutto di un’ tratto sono diventati degli eroi assoluti e unici? Assoluti ed unici da far si che se usi il marmo sei Fabro, se usi il legno sei Penone, ecc. (io mi ero fermato che se usavo il marmo ero Michelangelo!!). Ricordo anni (li ricordo comunque anche se ne ho 45 e non 47 anni) quando l’Arte Povera era un tabù assoluto e per esempio anche de Dominicis era considerato un mezzo cretino con commenti molto simili ai vostri. Anni nel pieno della Transavanguardia e poi dei “Nuovi Media”. Beh, in questi casi la ricetta di molti “bravi” artisti italiani allineati e complessati per ottenere un piccolo successo in parrocchia è sempre stato di darsi al “POP” o alla “spettacolare” tecnica della “decontestalizzazione” che apparentemente si attribuisce a Duchamp (ma solo se Duchamp lo si considera dal punto di vista di un vigile urbano). Quelli che hanno veramente capito Duchamp sono stati appunto i “Gutai” e Piero Manzoni (che nel vocabolario di questa discussione sarebbero gli artigiani di Duchamp di cui a loro volta gli artisti dell’Arte Povera sono artigiani, vero?). Ma non vi sto qui ad infastidire con riflessioni basilari che riguardano il concetto di ‘tradizione’ e di ‘filologia’ e quindi di ‘identità’, cosa che in un panorama critico dovrebbe essere il pane quotidiano. Qui però bisogna fare minuscoli passi alla volta visto che non sapete intendere il testo di Gaspare. Al mio avviso siamo lontani da un panorama critico del genere (ed è per questo che i tuoi interventi, cara “Casabianca”, non sono da considerasi come un’azione critica ma nei migliore dei casi come azione demagogica). Del resto, visto il vocabolario di “Casabianca” (preferisco la traduzione italiana di “Whitehouse” perché penso che sarebbe meglio evitare di fare spettacolo gratuito con i termini inglesi), possiamo considerare Felix Gonzales Torres un’artigiano di Donald Judd vero? oppure Jeff Koons un’artigiano di Andy Warhol o Grabriel Orozco, quest’ultimo un mio collega nell’artigianalità dell’Arte Povera, vero? (magari andate a studiare un po’ prima di dare una risposta troppo affrettata). Poi un’altra cosa è il “citazionismo” che è una cosa molto precisa! Ma potrei dilungarmi ancora di più, diventando così questo mio intervento una piccola lezione di storia dell’arte del 900. Infatti, questo mio intervento non è per niente inteso come difesa da “attacchi” al mio lavoro (che si difende da solo) nonché “attacchi” alla mi età (che mi sembra più divertente!), ma lo faccio in veste d’insegnante perché penso che c’è ne bisogno di istruzione! E così vi invito, se siete interessati ad ulteriori chiarimenti, alle mie lezioni in aula 46 dal lunedì al mercoledì mattina all’Accademia di Brera a Milano.

  • Pneumatici michelin

    Caravaggio
    Non amo cattellan ma anche se fabro é un antecedente per gli spirati
    Mi pare evidente che il riferimento é all’attualutá degli
    Obitori e non ai pannegi del 600 con il loro ostentare il fremito cattolico che mescola
    Morte e vitalitá. Essendo un accademico , e non mi riferisco al tuo impegno
    Di dicente, il contesto
    Non sai nemmeno cosa sia, contesto che il vero docente
    Dovrebbe ricostruire e trasmettere , ma evidentemente per te la storia dell’arte
    É una seguenza di nomi al modo di una collezione di francobolli un pó
    Limitata

  • Gianni Caravaggio

    L’affronto sul “contesto” mi sembra un po’ troppo gratuito e per questo ridicolo così che si dovrebbe commentare da se. Ma dove insegna il docente “pneumatici michelin” alla scuola di formula 1?

    • mirco

      Rimane il fatto che le opere di Caravaggio non sono autonome, che la presenza di fabro è enorme.
      L’allievo rimane dietro, molto dietro al maestro e questo rende la sua ricerca minore anche confronto ai suoi coetanei.

  • mirco

    Caravaggio è noto per copiare le opere altrui!

    • Gentile Mirco,
      fino a che si discute di estetica va benissimo, ma se accusi un artista di plagio fai una denuncia a carattere penale che va supportata con prove circostanziate. E fra l’altro è un’accusa per la quale devi rivolgerti a una Procura, non a un commentario. Per cui evitiamo di creare situazioni che porterebbero inevitabilmente a dover eliminare tutti i commenti sotto un articolo.
      Grazie

  • Innanzitutto direi grazie a Caravaggio di essere intervenuto e di aver dichiarato i suoi artisti di riferimento (non è un atteggiamento abituale qui su AT, vedi articolo su Tosatti) . Ed è per questa sua disponibilità che colgo l’occasione per fare a lui una domanda molto semplice (non semplicistica) che tutti gli artisti dovrebbero porsi soprattutto in questo periodo di sovrapproduzione: ma perchè fai questi lavori? O se vogliamo riferirci in particolare ad uno, a che pro il marmo nero sfumato? Ti prego di essere sincero. Un caro saluto da un tuo compagno di accademia.

    • Gianni Caravaggio

      Caro Daniele, mi fa piacere. Se vuoi ci possiamo bere un café insieme. Passa in galleria kaufmann-repetto e lascia il tuo numero di cel.

  • Gianni Caravaggio

    Caro mirco, se te la senti mi puoi anche elencare i lavori da me copiate da altrui.
    Ma in realtà, e dato che oggi sono in vena popolare, non volevo rispondere a te ma a “pneumatici michelin” e alla sua scuola di formula uno (cerco solo di contestualizzare corettamente la sua identità nominale). Carissimo/a “pneumatici michelin” dopo la tua contestualizzazione del lavoro di Cattelan, quale sarebbe la differenza rispetto alla fonte culturale di cui Fabro si è ispirato? E’ risaputo in modo elementare che tale contesto “ispirativo” per il lavori come i piedi per esempio, è in gran parte il tardo barocco italiano ed in particolare modo “Lo spirato” di Fabro ha una particolare affinità con ” il cristo velato” fatto nel 700 da Giuseppe Sanmartino.

    • TULIPANODIPANE

      Non te la prendere troppo, non credo che alcuno di questi signori, sia veramente andato a vedere i tuoi lavori, questo è il solo spazio che hanno per diffondere il loro disagio, tutta gente da rubrica retroilluminata.
      Non ragioniam di lor, ma guarda e passa.

    • pneumatici michelin

      Carissimo Caravaggio, dato che citi proprio me due volte e considerato che altri hanno scritto anche di peggio, devo pensare di aver colto sul vivo.
      Da accademico ti parli addosso e usi l’artificio retorico di inventarti apparentamenti e filiazioni di cui nessuno ha però effettivamente disquisito.
      Quindi la mancanza del contesto porta alla preferibile lotta con i mulini a vento piuttosto che con le questioni concrete! :)
      1) Citi il gruppo Gutai che dici ti abbia influenzato e mi pare che confondi l’Italia con il Giappone. Tra l’altro il Giappone di oggi è un pò diverso da quello degli anni 50.
      Il tuo lavoro e quello degli artisti dell’Arte Povera c’entra abbastanza poco con il Gutai che dava invece una grande importanza all’azione e al gesto. La derivazione del Gutai dall’atmosfera internazionale dell’Action Painting mi pare stranota come immagino siano stranote le componenti della cultura giapponese che danno grande importanza alla gestualità: tutte queste componenti sono per lo più assenti dal tuo lavoro; probabilmente confondi il Gutai con il Monhoa anche se ti ti devo dire che credo poco allo Zen praticato in California, figurati in Lombardia!:)

      2)Riguardo allo spirato di Fabro e i cadaveri sotto il telo di Cattellan.
      Ho già premesso che non sono un estimatore di Cattellan.
      Però se ti scrivo 600 è 600, non 700. Non sai distinguere una scultura del 600 da una del 700? Poveri i tuoi studenti se non sai vedere la differenza tra Bernini e il virtuoso Sammartino!
      Certo per vederla bisogna avere occhio, oppure saper scolpire oppure saper dipingere: il tuo maestro era Fabro che non sapeva scolpire ma in compenso metteva insieme Tamerlano e il Barocco anticipando le acrobatiche commistioni di
      Franco Battiato. :)
      Quando Fabro usa il calco ricostruisce con semplici mezzi un’iconografia nota e transtemporale : arcaica nel Tamerlano e controriformistica nello spirato.
      Cattellan è poco interessato alla storia trannstemporale dell’arte e si ricorda dei morti sotto il telo nell’obitorio dei film del tenente Colombo o, nella migliore delle ipotesi, ai morti che si vedono nei filmati del telegiornale.
      é evidente che in Cattellan il contesto è la realtà contemporanea prosastica e senza sentimentalismi (e aggiungerei un pò poco connotata nei dettagli fini).

      3) è curiosa questa tua lista di non- filiazioni che dice molto dei tuoi gusti da accademico: tu credi davvero che Orozco, Koons e Gonzales Torres siano dei grandi e originali artisti?

      4) Converrai che io non ho detto che sei un plagiaro e questo infatti lo hanno detto altri: io ho detto che sei un accademico, uno che riduce alcune pratiche e modalità dell’arte povera spogliandole da qualsiasi impegno ideologico replicandone alcune tipiche situazioni(l’uso dei materiali, una certa transitorietà degli stessi ecc) per farne delle poesiole svenevoli sul sole, sulla luna e magari sui crisantemi, insomma tutto quello che ti permette di non affrontare la realtà.

      • Gianni Caravaggio

        Pneumatico, per te l’arte si riduce e si giustifica in pura pratica ‘pretestuale’. Questo è l’ultimo stato della decadenza postmoderna che toglie verità alla concreta visione portando ad un relativismo totale della percezione. Sappi che eticamente stai maneggiando un’attitudine molto pericoloso e se sei un’insegnante minimamente responsabile di consiglio di riflettere su tutto questo e di mettere un attimo da parte la vanità del tuo piccolo ego.
        Ti consiglio anche di studiare bene i Gutai e Mono-ha per non confonderli e non credere che lo facciano gli altri.
        Ti saluto perché la mia vena popolare si è esaurita.

        • Pneumatici michelin

          Vedo che non sei entrato nel concreto di quanto
          Ho detto . Studia tu di piú .

          • Gianni Caravaggio

            Pneumatico, certo che la tua prepotenza è più che imbarazzante almeno agli occhi del buon senso. Perché pratichi un autolesionismo culturale senza magari accorgertene (e te lo auguro che sia incosciente). E in questo assumi i tratti della Santanché quando difende a spada tratta Berlusconi.
            Lo dico non solo per te ma perché mi sembra un tratto predominante del sistema culturale in Italia tout court. Per esempio, ti scavi la fossa da solo se nel difendere il lavoro di Maurizio Cattelan metti in dubbio la qualità artistica di Jeff Koons visto che Koons, per esempio alla Biennale del 1990 ha presentato l’opera “Made in Heaven” tra cui sculture fatte da una famosa bottega svizzera dei alta falegnameria religiosa in svizzera che raffigurano lui e Cicciolina in un atto pornografico. Un’opera questa, di cui il Papa di Maurizio è chiaro debitore.
            Mentre la definizione che dai dell’Arte Povera rispecchia un altro luogo comune per dir poco superficiale e imbarazzante che il gran parte il sistema cultura Italia coltiva da decenni: l’uso dei materiali e la loro transitorietà (come scrivi tu). Ma dimmi, quale artista visivo non usa i materiali? E poi, ma dove sono i materiali transitori nel lavoro di Pistoletto, Paolini, Fabro e Gilardi? E quando si parla di Arte Povera si intende che il lavoro Giulio Paolini è simile al lavoro Gilberto Zorio e quello di Zolrio simile a quello di Luciano Fabro? Ma l’Arte Povera in sostanza non significa quasi niente se non un’etichetta opportuna dopo una situazione che riuniva degli artisti, anche molto differenti tra di loro, tra il 1967 e il 1969. L’importante dovrebbero essere i singoli artisti nella loro spiccata individualità. (Leggiti anche il libro di Giovanni Lista “Arte Povera”!) …. ora penso per esempio a Joseph Beuys, che le sue sculture di grasso le faceva molto prima e che sarebbe allora il proto-poverista, ma anche Bruce Naumann usava i materiali transitori, ma anche il Gruppo Gutai negli anni 50 (che tu devi ancora studiare!), e anche Picasso e sopratutto Marcel Duchamp, ecc, ecc, ecc!
            (Quasi, quasi, mi dovrei far pagare per queste lezioni di Storia dell’Arte Contemporanea!!!)

          • Pneumatici michelin

            Un’ultima cosa caravaggio: guarda che forse di noi due
            La vena che tu definisci (sintomaticamente) “popolare”
            la potrei anche aver dimostrata io a parlare con
            te piuttosto che l’inverso. Quel che é sicuro
            É che la neve si squaglia al sole: male per la neve
            ma il pericolo é solo suo.

  • xxx

    ma ragazzi, imparate a scrivere in italiano porca miseria

  • Angelov

    Vorrei far presente che Cattelan, per un periodo della sua vita, ha lavorato all’Obitorio di Milano; e di questa esperienza si trovano spesso tracce nel suo lavoro.
    Ogni artista ha un suo metodo di lavoro, e l’ispirarsi ad un determinato periodo storico, od il citarlo, forse per alcuni di loro avviene coscientemente, ma per altri riappare alla superficie naturalmente (inconsciamente) filtrato da esperienze più personali e biografiche etc.

    Vorrei riaffermare l’impossibilità di criticare o esprimere un giudizio serio su lavori, sopratutto sculture, se non li si è visti e sperimentati di persona.

    In quello che è forse considerato il poema più importante del novecento: La Terra Desolata, Eliot dedica la sua opera a Ezra Pound, come “al miglior fabbro”: infatti il poema era stato rimaneggiato completamente da Pound prima di andare in stampa. Provate ad immaginare uno scultore importante che chieda ad un’altro celebre scultore di “finire” un suo lavoro, ed il risultato è un capolavoro assoluto: chi sarebbe dei due il vero artefice?

    Forse dal mondo bizzoso e insostenibile dell’arte contemporanea, (quanti specchi delle mie brame sono andati istericamente frantumati…) bisognerebbe guardare anche ad altre discipline, la musica non da ultimo, per imparare un po’ dell’arte della convivenza creativa.

    Aula 46 dal lunedì al mercoledì mattina: cercherò di esserci.

  • Pneumatici michelin

    Angelov
    Si cattelllan ha lavorato all’obitorio ma se io guardo questi suoi
    “Spirati” li guardo per quello che suggeriscono immediatamente
    O perché conosco l’aneddoto biografico sull’autore? Quest’ultimo
    Infatti non toglie il fatto che questa sua opera ha il suo punto di
    Partenza nell’ Attualitá , per intendersi come per Woityla e il meteorite,
    Per le macerie del Pac, il calcio balilla eccetera
    Mi sembra che il lavoro di cattellan diventi debole se lo si interpreta
    Nei termini della sua biografia: a me é morta la nonna e allora?
    Credo che gli estimatori di questo artista si facciano troppo spesso
    Prendere dalla sua avventurosa (?)storia personale : si , é andato a new york
    Con i soldi intascati con un premio da lui organizzato e girava la cittá in bici.
    Tutte cose interessanti e in certi casi rivelatorie ma che fra qualche anno
    Avranno scarsa influenza rispetto a quello che rimarrá.
    Infatti si stava facendo un confronto con fabro, confronto che non ho
    Tirato fuori io. Quanto alle influenze non c’é problema , ognuno le ha
    Ed é libero di fare quello che vuole, anche seguire una tradizione che ormai
    É depurata, prosciugata e innocua, e avvolta in un bozzolo isolato dal mondo
    Che Piú che infranto é conflittuale.

  • Gaia Pasi

    Purtroppo non ho visto questa mostra ma sento di dire che ho sempre stimato e seguito il lavoro di Caravaggio. Lo trovo in una posizione onesta,naturale in aperto dialogo con taluni maestri dell’arte Povera alla quale credo aggiunga qualcosa e non a caso Tucci Russo che l’arte povera l’ha attraversata come una freccia ha seguito il lavoro di Caravaggio fin dagli esordi; Tutti i migliori allievi di Fabro in qualche modo conservano il loro maestro nel cuore perchè Fabro oltre che un grande artista è stato non dimentichiamocelo MAI il prof di “Arte torna arte” e qui Mario Airò potrebbe aprire una parentesi lunga un’altro libro..che passa dall’accademia e porta alla casa degli artisti, da via lazzaro Palazzi..alle mostre internazionali:L’arte contemporanea si fa, si vive, è un ponte tra ieri oggi e domani, e la risposta resta un “fare che trattenga” in qualche modo, qualcosa che ci riguarda…

  • Zico

    bah a me l’artista che somiglia al maestro non convince mai

    non gli credo, semplicemente
    sarà che sono freudiano

    • Gianni Caravaggio

      Ache tu, Zico, ti muovi nel limbo anonimo e ottuso dei luoghi comuni.
      Invece vi dico “Sotto la superficie, la verità della concretezza”!!

      • Zico

        e meno male che ce lo dici

      • lorenzo boni

        la mostra non è pessima ma il lavoro di fabro si sente un po troppo, le schegge di marmo sono un territorio scivoloso dopo quello che ha fatto luciano fabro, forse non c’è malafede ma solo ingenuità

  • nel momento in cui si rielaborano codici noti, questa diventa ikea evoluta. Una forma di raffinato artigianato. Queste opere dovrebbero costare 300-400-700 euro, non di più.Se si chiedono più soldi e si caricano di 1000 citazioni a caso, ci troviamo davanti ad un caso partmalat. Fino a quando non ci sarà questa onestà intellettuale avremo sempre poco pubblico e opere viste e straviste.

    sono disposto ad argomentare questa posizione alla lezione di Caravaggio a brera.

    • Gianni Caravaggio

      Sei benvenuto, ma ti sentirai fuori luogo perché discuto la sostanza dell’opera d’arte e non sul mercato dell’arte. Deluderei le tue aspettative e forse anche le prospettive del tuo lavoro visto che sei così attento ai soldi.

      • Attento ai soldi? Mi fai ridere. Da 5 anni e mezzo gestisco un blog gratuitamente, con articoli anche su altre riviste e più di 20 progetti esterni. Tutto a budget zero. Vorrei sapere il prezzo delle opere esposte.

        Se la pietra di due colori la proponi a 450 euro o la proponi a 12.000 euro, secondo me cambia profondamente la sostanza dell’opera. Ma non certo in peggio. Vorrei capire perchè vengono chiesti 12.000 Euro, semmia c’è un buon motivo.

        I giovani curatori, anche stranieri e italo stranieri, sono i più conservatori per opere che assomigliano a crocifissi per gallerie/musei CHIESE e curatori SACERDOTI. E l’opera crocifisso non puà essere messa in discussione, esattamente come una forma di RELIGIONE ottusa.

        Non mi sentirei a disagio, ma sarei “pericoloso” per l’istituzione accademia. Ed è per questo che che in accademia ci insegni tu e non io. Ma non voglio certo distruggere, quanto rivitalizzare accademie e crocifissi.

      • Alex Gianotti

        Anche Giotto e Leonardo erano attenti ai soldi!!

    • TULIPANODIPANE

      Non è detto che se le tesi e le opere che ti riesce di produrre valgono quattro soldi, debba essere uguale anche per quelle degli altri.
      Comprendendo questo potresti risparmiarti la strada fino a brera.

  • cavaliere bianco

    Cari signori, luca rossi,angelov, pneumococco, basta con le ipocrisie! non sono qui per difendere nessuno perchè le opere devono difendersi da sole e se non ne sono in grado sarà il tempo ad eliminarle senza il vostro intervento.
    Va comunque ribadito che Cattelan di cui siete simpatiche vergini vestali non è un artista importante,è ikea superevoluta, ed è artigiano manierista, eppure costa milioni.
    Il cavallo come kounellis, lo scheletrone del gatto come de dominicis, gli spirati di fabro, la discutibile ironia su fontana dopo i baffi di…. (indovinate chi) sulla gioconda e via andare boetti eccc….. in effetti sappiate che fu l’arte povera a riconoscersi in lui e sostenerlo (gianelli-celant), loro per primi riconoscevano il nipotino… poi sculture iper-realiste già viste da anni…, ma voi dite che inventa un atteggiamento e allora ricordate che grandi artisti fanno opere non atteggiamenti, oppure tutti e due ma questo non è il suo caso.
    Cattelan è persona intelligente e consapevole, per questo si consola con ciò che il sistema gli da .:soldi e fama ma lui sa benissimo che è tutto solo apparenza.
    Attaccate allora anche lui oppure tacete e lasciate che il tempo dia il suo giudizio.
    La libertà di critica è sacra ma anche l’imparzialità.
    (e non si dicano più sciocchezze come il fatto che ha lavorato all’obitorio è ridicolo)

    • Angelov

      Non volevo fare un panegirico di Cattelan, ma mettere in dubbio che l’influenza di Fabro con il suo Spirato, su un’opera di Cattelan, potesse non essere così diretta, come postulato da un commento precedente; comunque si tratta di un artista che non amo particolarmente, ma che cito a volte, e di cui sembro prendere le difese, solo per lanciare un segnale a tutti i suoi maldestri denigratori i quali, nella fretta e furia di criticarlo, non si accorgono di dire cose ridicole o di esprimere un complesso di inferiorità latente.
      Fabro, che è stato un vero scultore, come del resto Icaro etc, viene avvicinato a Pistoletto o Kounellis, o all’arte povera; ma questa è composta sopratutto da pittori che hanno sconfinato nella scultura, come Hirst del resto: pittura e scultura sono arti diverse, e tutta la confusione nasce dal non voler accettare un confine di demarcazione tra queste due arti.
      Se Hirst mette uno squalo in una enorme teca, è questa una scultura, solo perché è tridimensionale? ma andiamo…
      La body art, le istallazioni, la video art etc ed altre forme ibride di arte, sono dei derivati da queste due, ed in più possono inglobare elementi di musica, cinema, teatro, danza etc ma è l’identità dell’artista, e ciò che in definitiva lui si sente di essere che conta, non ciò che gli viene attribuito di essere a posteriori; anche se a volte si incontrano artisti che si sentono di essere Napoleone, ma questo non è il caso di quelli trattati finora.
      Cavaliere bianco, di che colore è il tuo cavillo?

  • In questi commenti vedo ancora un forte analfabetismo che a volte spera di salvarsi con il nozionismo o la citazione.

    L’arte non è usare un cavallo come Kounellis o Cattelan…l’arte è fatta di modi e atteggiamenti. Il modo di Cattelan è diverso da quello di Kounellis anche se usano entrambi il cavallo….

    Il problema è che il modo di Caravaggio è molto simile al modo dell’arte povera…in questo non c’è nulla di male. Se non rilevare che quella di Caravaggio è una buona forma di artigianato. Questo termine non è dispregiativo. Se l’opera di Caravaggio ha un prezzo di 20.000 euro bisogna capire perchè…..ma NESSUNO vuole argomentare e NESSUNO sa arfomentare, anche se si tratta di una pietra di due colori….questo è il dramma. E questo succedere perchè molti sono addetti ai lavori che non vogliono mettere in discussione un DISPOSITIVO che legittima la loro posizione.

    Mentre il pubblico viene tenuto lontano….vedi i laboratori per bambini e SOLO per bambini che propongo i muse nostrani…

    • Gianni Caravaggio

      Cara Casabianca! ti ostini a salvare il citazionista Cattelan come la Santanché Berlusconi! Mentre quasi in ogni museo medio al di fuori dell’Italia si trova una scultura iperrealista in cera fatto negli anni 70 da Duane Hanson (andate a vedere almeno su google!) è chiaro che nella vostra piccola parrocchia credete che Cattelan abbia inventato le sculture iperrealiste in cera! In realtà siete solo vittime di una disinformazione e di una censura culturale. Fareste meglio andate in giro a vedere le collezione nei musei in Europa ansi che sprecare continuamente il vostro tempo a fare commenti frustrati sui blog e così magari alzando il livello culturale di una discussione.

  • cavaliere bianco

    caro withe tu fai sottigliezze, cattelan rielabora codici noti e la storia lo dimostra e anche chi lo ha sostenuto lo dimostra,(anche il buon bonami lo dice)tu invece continui a parlare di modi, atteggiamenti ma suvvia sei una persona adulta sai bene che i grandi artisti passano alla storia per le opere e con il passare del tempo la gente li giudica per quello che vede e non si fa queste masturbazioni sui modi.
    Il pubblico vede due opere visivamente simili e trae delle conclusioni!
    Chiedi a tua sorella cosa ne pensa facendole vedere le similitudini che ho citato e vedrai che lei sarà più lucida di te.
    Perchè rovini i tuoi interventi a volte anche giusti con delle prese di posizione così sciocche?
    Sai che ho ragione e magari ammettere per una volta di aver detto una sciocchezza potrebbe aiutatarti a crescere.
    Questo è il mio ultimo intervento, comunque impariamo a valutare seriamente l’arte, a prescindere dal prezzo e dalle mostre e dalla fama e valutiamo ciò che intelletualmente l’artista fa.
    Vi invito ad essere liberi.

  • Caro Caravaggio, so benissimo che Cattela rielabora Hanson, Duchamp e compagnia bella….bisogna vedere COME li rielabora. Perché l’arte non è fatta di opere e oggetti, ma di modi e atteggiamenti.

    Come in campo politico con la caduta del muro nell’89, negli anni 90 Cattela fa parte dei nipotini di Andy Warhol, che vanno a saturare definitivamente il 900.

    Il punto è il modo e atteggiamento da cui discendono le opere.

    • cavaliere bianco

      Luca !!! l’arte non è fatta di opere!!!!!?????
      ma cosa stai dicendo!!!! non esagerare, sei piuttosto stravagante

      • Le opere sono precipitato di modi e atteggiamenti. Sono testimoni, ma il valore non sta certo nelle opere quanto in questi modi e atteggiamenti. Il prezzo sta nelle opere. Si paga il testimone-opera di un atteggiamento-modo di valore.

        • cavaliere bianco

          ma cosa vuoi precipitare!!! fare le opere non è semplice, è li che si vede chi ha i numeri, il resto sono tutte teorie da onanisti incalliti, sei comunque molto simpatico ma un po confuso

        • cavaliere bianco

          nel tuo strano bizzarro miondo i musei d’arte esporranno in futuro atteggiamenti e prezzi e non più opere.
          ma sei un disastro(con affetto)

          • CANE

            finalmente la verità su casabianca nella sua dichiarazione: “me ne fotto delle opere, l’arte è fatta solo di strategie”. infine svelato perché è così invidioso degli artisti che hanno un minimo successo. anche lui è uguale alla massa, che denigra gli altri per emergere. tutti pigri, nessuno mai che si impegni ad elevarsi, per emergere.

  • Angelov

    Il problema generale che affligge la cultura, è la non-scelta di mettere dei paletti, di accettare dei limiti, o delle demarcazioni, ma far che tutto sia appiattito e standardizzato, dove di fatto la comunicazione è quasi impossibile per la mancanza di un accordo sui significati specifici dei termini che si usano per comunicare, e dove solo la voce di chi grida più forte o afferma le cose più impreviste e incomprensibili riesce a prevalere.
    L’uso di sofismi per rendere il tutto più aleatorio e ambiguo, è ormai diventato lo stile prevalente, quando basta solo ricordare che un’opera di scultura parla attraverso la sua materia, forma, ed altre modalità che le sono peculiari, e dove l’uso della parola dovrebbe solo renderla meglio fruibile, e non l’opposto, come spesso avviene.

  • Rosario

    Non sono riuscito ad arrivare fino in fondo, però vi segnalo due errori:
    le sculture lignee di Jeff Koons sono state fatte in un laboratorio altoatesino e non svizzero,
    Cattelan ha lavorato all’obitorio di Padova e non di Milano

  • lorenzo boni

    “il pubblico vede delle opere visivamente simili e trae delle conclusioni” sono d’accordo con cavaliere bianco, sono andato a vedere la mostra di caravaggio e ho visto questa situazione tra caravaggio e fabro . Fabro ha utilizzato le schegge di marmo e i pezzi di marmo rotti ben prima e meglio di caravaggio , la mostra è mediocre e l’artista dalle risposte che da mi sembra inconsapevole.
    Il lavoro è accademico. Ribadisco attenzione il terreno è scivoloso.

    • cavaliere bianco

      hai già espresso questo concetto sei un po paranoico

    • Gianni Caravaggio

      Boni, casabianca-whitehouse e altri, il fatto che io abbia usato dei cunei di marmo che strappano una foto in quanto significato mediatico di qualcosa che così viene portato a una dimensione concreta del esperienza (si parla del lavoro “sotto la superficie, la verità della concretezza”) è chiaramente e sostanzialmente l’impegno e la responsabilità più alta che oggi si può avere. E’ la responsabilità verso il senso di cosa sia la realtà. Questo non lo penso solo io ma con me si avverte già in Beaudrillard e in Guy Debord, ed è esplicito in Jean Luc-Nancy e Federico Ferrari e soprattutto in Martin Heidegger. La mia è una domanda che nella sua qualità non è nemmeno paragonabile alla mera illustrazioni della cronaca e della cosìdetta ‘quotidianità’ che non solo sono percezioni molto semplicistici e populistici (obitori e morti in Afganistan ecc) ma addirittura compiano una censura rispetto alla vera critica della realtà!! Quindi l’arte in nome dell’integrità ontologica umana non si può più abbassare a questo punto alle esigenza di un populismo ed consumismo …
      E’ però è degno di una psicanalisi approfondita il fatto che voi vi ostinate con una irrazionalità inaudita a negare le citazioni (e dico citazioni!) cattelaniane mentre vi scagliate contro il mio lavoro percependo esclusivamente l’uso di un particolare marmoreo, senza considerare il lavoro nella suo completezza, è cioè la foto che viene da esso strappata. A parte che, da un lato è chiaro che l’uso del marmo scolpito in vari modi da un lato non lo ha inventato Fabro ma è vecchio quanto la nostra civiltà, dall’altro lato l’uso del marmo in questi ultimi due o tre anni sembra essere improvvisamente di tendenza. Questo oggi, mentre il sottoscritto già nel 2002 ha fatto l’opera “sugar no sugar molecule” in cui cubetti di marmi bianchi e grigi nel loro scalarsi di dimensione confluiscono in cubetti di zucchero, solo che allora era considerato veramente uno scandalo e reazionario usare il marmo ed anche lì la piccola borghesia dell’arte evitava ideologicamente di percepire il lavoro nella sua realtà! Meno male che allora, con lungimiranza, è stato acquisita dalla GAM di Torino.
      Poi cari Casabianca e CoDa e altri, un critica di sostanza presuppone al minimo di vedere concretamente il lavoro in questione, cosa che non mi sembra che abbiate fatto, e questo non vi rende solamente “in-credibili” (nel vero senso della parola) ma soggetti con un’etica pervertita e inclini alla censura (dire “la pietra in bianco e nero” è la ridicola testimonianza!).
      Concludendo mi pare di constatare che oltre ad un opportunismo cinico che difende sempre le figure di potere, oltre un’ignoranza totale ed una ipocrisia ideologica di un certo status quo non vi sia nessuna sostanza critica nei vostri interventi e non vi considero nemmeno persone libere.
      Rispetto a voi spero e immagino veramente un mondo nuovo!

  • Caro Gianni, io mi chiamo Luca, evita di chiamarmi casa bianca, whitehouse è il nome del blog che gestisco con altri.

    Io sto dicendo che Cattelan ha un suo modo-atteggiamento definito da cui discenodno le opere….non importa se usate il marmo o un cavallo…quello che ha valore è il modo-atteggiamento da cui precipitano le opere…

    Nel tuo caso vedo al riproposizione del modo-atteggiamento di Anselmo…o comunqie di un clima “poverista”, molto facile e semplice. Questo NON è un male. Non è una cosa cattiva, è una buona, a volte ottima, forma di artigianato dell’arte contemporanea. RILEGGI IL MIO PRIMO COMMENTO.

    Spesso ho criticato Cattelan. Nel senso che è finita l’epoca del “torno subito”…bisogna invece esserci subito…e apprezzo molto il fatto che tu, Gianni, ci sei, dimostrando un ‘apertura e un ‘intelligenza non comuni.

    • Gianni Caravaggio

      Bene, Luca, non vedo comunque l’attinenza se non per un tuo pregiudizio. Ti invito perciò di rileggere il mio ultimo commento che inizia con “Boni,… “. Altrimenti rimani pure sul tuo livello prevenuto … A proposito dei titoli che ho sempre dato con lo stesso modo ed atteggiamento di adesso. Cito solo alcuni esempi: nel 1995 “Melancolia, ovvero trasparente”; nel 1996 “Giocami e giocami di nuovo”; nel 1997 “Via dalla luce mia” e “Cosa sono le nuvole”, nel 2000 “Solamente” e “What does your soul look like”. Tutti lavori che sono stati esposti e pubblicati in mostre note. Un vero atteggiamento minimamente critico agisce attraverso l’essere informati e non attraverso l’abuso della disinformazione.

      • Gianni Caravaggio

        La mia è una essenziale ed ontologica critica dell’immagine in una società dell’immagine per rendere l’immagine da oggetto convenzionale e spettacolarmente consumabile di nuovo un fenomeno “iniziabile” dall’immaginazione di ogni singolo essere umano. Per far si che l’immagine ci riguarda intimamente. Non mi sembra possa coincidere con un’attitudine esattamente espressa da Anselmo, ecc, ma semmai è la relazione sostanziale e intima che crea l’arte tout court nella sua essenza. Questo mi sembra oggi la cosa più importante per l’essere umano! Capisci??

        • Io vorrei vedere le opere senza conoscere necessariamente la storia. Conoscere la storia ci dice che la tua sensibilità-modo-atteggiamento è uguale alla sensibilità dell’arte povera, anni 60 e 70. Ma questo non è un male. Il male è proporre queste opere a prezzi non comprensibili, che le rendono ikea evoluta. Il prezzo gonfiato di oggi è la mancata vendita di domani, se proprio vogliamo essere cinici.

          Anormale è che non ci sia reale apertura nella partecipazione. O che per partecipare non conti il lavoro, ma una lunga e lenta coltivazione delle pubbliche relazioni.

  • Signori, non si capisce che il problema NON è l?IKEA EVOLUTA, quanto la consapevolezza dell’opera. E tale consapevolezza è espressa anche dal PREZZO.

    Se queste opere di Caravaggio venissero vendute a 300-400 euro dichiarando i riferimenti all’arte povera, avrebbero un valore più alto della stessa opere venduta a 15.000 euro con titoli tipo “suggestionati da quello che dietro di loro rimane fermo”…per intenderci…

  • pneumatici michelin

    Caro Caravaggio le due risposte che hai inviato ieri aile mie critiche (numerate) si commentano in buona parte da sole: criticare il tuo lavoro vuol dire essere postmoderni relativisti e amici della Santanchè oltre che di Berlusconi!
    Oltretutto io sarei pure eticamente pericoloso eccetera.
    Dovevi pensare di essere davvero intoccabile !
    Quello che è sicuro è che tu pensi di essere dalla parte della “concretezza” che infatti nomini più di una volta :)
    Se vuoi essere concreto però mi dovresti spiegare perchè sarei postmoderno o almeno entrare nel merito diretto delle obiezioni (numerate) che ti ho fatto.

    1) l’importanza del contesto non è stata stabilita esclusivamente dal postmodernismo ( mi citi per favore chi sarebbero questi postmoderni?) ma da vari e numerosissimi storici dell’arte; faccio qualche esempio alla rinfusa : Panofsky, Wind , Francastel,Taine, Hauser, Bordieu e Buchloch non sono postmoderni infatti.
    1b) Mi pare che fino adesso, parlando del Gutai mi hai invitato a studiarlo meglio ma non mi spieghi perchè come non spieghi perchè dovrei studiare meglio pure il Monhoa (che però sono stato io a citare per soccorrerti).
    Ti ho detto che non sei un giapponese degli anni 50 e che il Gutai è nato negli anni 50 in Giappone quindi in un paese e in un periodo storico precisi ben diversi dal tuo; puoi smentirmi? Tu puoi pure dichiarare di esserne stato influenzato ma vivi in una fase storica e geografica completamente diversa, non c’è la stessa euforia ad abbattere le pareti, non c’è la stessa energia gestuale, non c’è lo stesso retaggio culturale. Al massimo potresti essere un tardo seguace zen nella versione new age non tanto californiana quanto salottiera-europea.
    Guarda i titoli e le sovrabbondanti associazioni (che io ho definito svenevoli) con cui carichi le tue opere: un giapponese del Gutaj non ne avrebbe sentito la necessità e infatti utilizzava come titoli (quando li metteva) i nomi delle azioni stesse o descrizioni molto sintetiche come : “Cielo”, “Acqua luminescente”, “Aria”, “Fumo”, “Estendere”, “Gigantic baloon” ecc ecc
    Questa piccola differenza dimostra abbastanza bene, credo, che tu sei un verboso rappresentante della tradizione occidentale basata sulla mediazione logico- linguistica, a contrario di una certa tradizione giapponese che la scavalca per un approccio più diretto e non – logico (e comunque nemmeno riducibile all’istintualità com’è intesa in occidente).

    2) Ad un certo punto dici che io difendo Cattellan.
    Ma Cattellan lo hai citato tu per primo dicendo che avrebbe copiato Lo Spirato di Fabro, se non ho letto male.
    Io non ho difeso Cattellan e infatti ho scritto:

    “Caravaggio, Non amo cattellan ma anche se fabro é un antecedente per gli
    spirati….”
    e
    “2)Riguardo allo spirato di Fabro e i cadaveri sotto il telo di Cattellan.
    Ho già premesso che non sono un estimatore di Cattellan.”

    inoltre ho anche risposto ad Angelov riguardo al fatto che Cattellan avrebbe lavorato in obitorio e anche lì tra le righe ci sono riflessioni poco tenere per il padovano.
    Devo ripetere anche ad Angelo bianco che non amo Cattellan?
    il punto era in realtà un’altro: il lavoro di Cattellan è diverso da quello di Fabro e anche se quest’ultimo può essere un antecedente il risultato è diverso, il contesto è diverso: Fabro ricostruisce con il mezzo “povero” del calco un’immagine tipica della tradizione controriformista italiana barocca del 1600: quando vedi gli spirati di Cattelllan senti l’impatto dell’obitorio contemporaneo che non garantisce resurrezione.
    1B) caravaggio non commenta il fatto che io gli ho detto che non sa distinguere una scultura del 600 da quella del 700: io gli ho fatto notare che lo scultore Sammartino mal si adattava allo spirato di Fabro, dato che un’opera del 600 magari di Bernini sarebbe stata più adatta dato che il Sammartino, bravissimo,
    indulgeva troppo sul virtuosismo rincarando la dose.
    Il bello dell’opera di Fabro sta infatti nell’immediatezza della resa facendo parlare il materiale e il procedimento piuttosto che la mano dell’artefice.
    Sammartino ci sta come i cavoli a merenda.
    1C) distrattamente ho tirato due bordate al maestro di Caravaggio ma non sono state raccolte: prima ho detto che per vedere le piccole fondamentali differenze tra sculture di periodi di poco lontani bisogna avere occhio o bisogna saper scolpire: Fabro non sapeva scolpire e i suoi allievi di conseguenza non sanno vedere le differenze. (Devo anche ammettere che l’incapacità a scolpire o dipingere è abbastanza ininfluente per i maestri dell’arte povera che esplicitamente rifiutano le tecniche cosidette tradizionali privilegiando i materiali in sè stessi )
    La seconda bordata era più pesante ma Caravaggio anche qui ha preferito non cogliere: ho infatti accomunato tramite il procedimento del calco due diverse opere di Fabro, il Tamerlano e lo Spirato e ho detto che Fabro in questo caso mescola cose diverse al modo delle canzoni di Battiato: come in un pastiche postmoderno Fabro utilizza indifferentemente due tradizioni opposte: quella arcaico- guerriera -esotica nel Tamerlano e quella controriformista italiana!
    E io sarei post- moderno? Postmoderno era Fabro!

    3) Von solo io , siamo stati in diversi a dirti che lo Spirato di Fabro è diverso dai cadaveri sotto il telo di Cattellan, ma tu ostinato hai tirato fuori un’altro confronto sballato e dici che il papa Woytila di Cattellan è stato copiato dall’opera di Koons alla biennale del ’90: devo arguire che confondi i capelli biondi di Ilona Staller
    con quelli bianchi di Woytila? Sei daltonico? o hai fatto indigestione di gender studies? Tra l’altro anche qui oltre a non avere occhio per i contenuti non ce ne hai, come detto più sopra, per i dettagli tecnici (che i poveristi lavorando di grana grossa non sanno riconoscere) dato che la scultura (altoatesina) in legno di Koons ha un che di cartoon mentre quella di Cattellan pur se inverosimile e buffa è una scultura iperrealista (in poliestere) a tutti gli effetti.
    Di passata ammetto che quest’opera di Cattellan mi è sempre piaciuta forse perchè non mi è mai piaciuto Woytila, che era un papa molto conservatore: penso anche che Cattellan si sia trovato in mano un soggetto molto congeniale: un papa molto mediatico per un artista molto mediatico:)

    4) Cos’è l’arte povera? secondo Caravaggio, accusato da più parti di esserne un tardo epigono, l’arte Povera non esiste ma esistono solo delle individualità.
    il problema è sempre quello e da accademico Caravaggio non vuole vederlo: si gli artisti del gruppo sono diversi tra di loro ma per la maggior parte molto apparentati.
    L’uso dei materiali grezzi? certo! scarsi interventi dell’abilità manuale dell’artefice-artista tradizionalmente inteso ma rapporto diretto e non mediato con le cose, possibilmente rifiutando le superfici levigate e industriali di certe tendenze americane che rifiutavano organicità. natura , storia, processualità.
    L’arte povera, con tutte le sue differenze interne è l’arte del 1968 e tu dovresti leggere bene quello che scriveva Celant in quegli anni, quando tu forse non eri ancora nato. Comprenderesti finalmente quanto quegli artisti siano stati legati all’epoca che hanno vissuto, quanto le loro opere dovessero a quello che accadeva nella società di allora , alle riflessioni della Scuola di francoforte sul capitalismo allora industriale,al teatro povero di grotowsky, a Pasolini e alle suggestioni che venivano dal cosidetto, a quei tempi, terzo mondo.
    Questi artisti nei migliori dei loro casi hanno meditato profondamente sull’epoca che hanno vissuto e hanno fatto opere che hanno parlato del loro tempo, hanno sviluppato un’ideologia del proprio lavoro che poteva essere una risposta politica.
    Tu Caravaggio sei ben lontano da tutto questo, ne sfrutti più o meno consapevolmente la scorza ma non sai riproporne un’anima, perchè quei mezzi e quegli approcci sono figli di un periodo che è finito da tempo e che puoi riattualizzare solo al prezzo di un disconoscimento delle questioni davvero attuali:
    ripeti un copione privo di senso , depoliticizzato e sentimentale, lo carichi di suggestioni che lasciano il tempo che trovano che non danno fastidio a nessuno e che, infine, non problematizzano niente.

    Che disastro: mi tocca rivalutare l’Arte Povera e anche Cattellan!
    a me non frega nulla dell’arte povera e di cattellan! :)))

  • pneumatici michelin

    Ehi Artribune ! il mio commento delle16 e 24 è ancora in attesa di moderazione?

    • Approvato, era rimasto impigliato. Ma per favore, Cattelan con una sola L

      • pneumatici michelin

        ah ah lo faccio apposta ci sei cascato!

        • pneumatici michelin

          :)

        • luca

          pneumatici… si si lo fai apposta… ti credo

      • Gianni Caravaggio

        Grazie Marco Enrico! e si scrive Mono-ha (non Monohoa) perché significa ‘Scuola delle Cose’ mentre Gutai significa ‘Concretezza’. Caro pneumatici michelin e fin’ troppo chiaro che dietro al tuo pseudonimo ridicolo si nasconde almeno uno dei miei colleghi frustrati di Brera. Devi capire anche tu, caro Guido, che almeno per questa le cattedre di scultura si sono ottenute per merito e non per prepotenza.

        • Pneumatici michelin

          Caro caravaggio si giusto ma l’ho detto piu sotto che scrivo
          A braccio , e se noti metto anche tante maiuscole a capo delle righe .
          comunque continui a sottovalutarmi o a sopravvalutarti
          Se pensi che non conosca il significato delle parole Gutai e Mono-ha
          Dato che non occorre per questo conoscere il giapponese
          Come lo conosci tu :) dato che é ripetuto e strariperuto su tutti i cataloghi
          E i testi dedicati a questi due gruppi .
          Quella sul collega invidioso é un’altra del repertorio che ci mancava:)
          Tornando alle cose serie :
          Caravaggio leggi bene la mia risposta lunga sopra e quella in basso
          Dove accenno ai tuoi strafalcioni in filosofia

  • cavaliere bianco

    ueh pneumococco ti sei impegnato, bravo! ma dimmi quali sono gli artisti che stimi? di oggi e ieri….

    • pneumatici michelin

      cavaliere bianco non mi sono impegnato affatto ho scritto a braccio e in fretta rileggendo due volte. Se dovessi impegnarmi lo farei per pubblicare un libro ma ce n’è già molti e mi diverto a fare l’attivista scrivendo come viene

      Le tue osservazioni su cattellan e i suoi prestiti – punti di partenza erano puntuali.

      Chi stimo? Mike Kelley? Pieter Bruegel? non vorrei dimenticare qualcuno negli ultimi trentamila anni di storia dell’arte e quindi ti accenno solo due nomi:)
      come vedi entrambi molto concreti e poco…. heideggeriani.

      • cavaliere bianco

        aiutami a far capire a rossi che al di la delle chiacchiere anche divertenti, l’arte è fatta di opere e quelle fatte dai grandi artisti hanno grande durata.
        é su quel piano che si gioca la partita , tutto ciò che avviene prima e dopo è marginale.
        L’arte deve stare al centro, non la sociologia.
        Seguo l’arte da molti anni, ascoltate la mia piccola esperienza, chi non fa le opere bensì le operazioni è destinato a scomparire( mi spiace rossi)

  • Nessuno

    Mi pare di essere tornato alle diatribe tra Proust e Saint-Beuve, senza il genio del primo e il mestiere del secondo ! che livello pietoso ! E poi, sia detto per inciso, seguendo la vostra miseria di contesti e intenzioni allora Caravaggio, nonostante il nome, dovremmo valutarlo come artista tedesco, visto che tutta la giovinezza e la sua formazione culturale è in Germania (da cui una certa goffaggine nella nostra lingua – ma sfido i geniacci del quartierino a scrivere in tedesco o in qualsivoglia altra lingua che non sia quella studiata sui banchi di scuola!). Trovo tutto quello che ho letto penoso. Trovo le recensioni dei “critici del commento” insensate e senza alcun interesse. Penso che Caravaggio avrebbe fatto meglio a tacere, seguendo la vecchia formula: « Caro signore, sono seduto nella stanza piú piccola del mio appartamento. Ho davanti a me la sua recensione. Tra poco l’avrò dietro di me »

  • pneumatici michelin

    nessuno
    come caravaggio cerchi lo stile e non badi ai contenuti
    qui non si fa letteratura qui si ragiona : caravaggio non ha niente di tedesco ed è piu italiano di me: in germania il livello di istruzione è mediamente più elevato che in
    Italia e Heidegger da quelle parti non lo mettono certo assieme a Baudrillard e a Debord come ingenuamente fa Caravaggio!

  • lorenzo boni

    caravaggio è ingenuo e inconsapevole, non si rende conto che non inventa ma rielabora inconsciamente ciò che gli piace , poi inventa teorie un po grottesche per difendere il tutto…… vedendo la sua mostra mi sono fatto questa idea….

  • Le opere sono solo testimoni e precipitati di modi, atteggiamenti, strategie. Nei musei e nelle gallerie veneriamo opere come fossero crocifissi, ma la religione, come l’arte, non sta nel crocifisso. Le opere sono centrali e importanti. Poi le opere hanno prezzi, ma il valore sta nei modi-atteggiamenti da cui discendono.

    Copiare è inevitabile e non rilevante. La corsa a chi lo ha fatto prima è davvero stupida e noiosa. Cattelan copia e rielabora eppure ha definito un modo e atteggiamento di valore. Anche se fortemente legato agli anni 90 (la storiella del torno subito non sta più in piedi).

    Potremo fare una scala di valore, come le stelle Michelin. Ma funzionerebbe solo sulle opere specifiche.

  • cavaliere bianco

    i prezzi sono stabiliti dal mercato che se ne frega sia dei miei ragionamenti che dei tuoi, se caravaggio lavorasse con gagosian costerebbe molto di più e il tuo giudizio culturale cambierebbe? non parliamo di prezzi parliamo di valore culturale, di pure quello che vuoi ma è sterile intromettersi nelle questioni economiche dell’artista, diventa pettegolezzo.

    • No no, invece i prezzi contano eccome. Perchè si presume che l’opera di Caravaggio se buttata dentro a Gagosian valga X , se buttata da Kauffman Repetto valga Y, e se fotografata nel suo studio valga K….

      Solo per persone che determinano dove stia l’opera e sono le persone che determinano il mercato.

      I titoli Parmalat vennero gonfiati arbitrariamente, e non era pettegolezzo ma era un discorso centrale per i risparmiatori. Non è che si diceva: “parlare del prezzo dei titoli è un pettegolezzo”.

      Il valore artistico contribuisce in parte al prezzo. A mio parere l’opera di maggiore valore è la pietra sulla foto. E penso che la rifarò uguale a casa mia. Ma se penso alla storia dell’arte mi viene in mente l’arte povera, e la vedo come una buona forma di artigianato. Ma non ci voglio pensare. Come diceva Gianni, in quest’opera, c’è la realtà che va a sperimentare e toccare con mano.

      Arriviamo al ruolo di artista: l’artista è un suggeritore? Per opere che chiunque può fare in casa? Io farei pagare un biglietto per vedere le opere. E non le documenterei nel modo più assoluto.

      • Per la cronaca, nel caso di Parmalat ci fu un dolo, la società dichiarava di avere in cassa dei denari che non aveva….i parallelismi con l’argomento in discussione danno le vertigini…non sto facendo ironia.

        • Pneumatici michelin

          Abbondio quel che ê giusto é giusto e fai bene
          a puntualizzare ma forse whitehouse usava la figura
          retorica dell’iperbole quindi esagerando un pó
          con ironia.:)

          • Le vittime sono i collezionisti e quei pochi spettatori….ma i primi, a differenza dei risparmiatori Parmalat, non protesteranno mai, per evitare due cose:

            -essere considerati stupidi da tutti e perdere in status

            -non poter più rivendere le opere acquistate a prezzi gonfiati.

            Se volete posso fare esempi di quello che succedeva intorno al 2000, che sono le ragioni della crisi totale del mercato italiano attuale…..altro che IVA!!!!!!!

  • Pneumatici michelin

    Whitetehouse dice bene , in effetti qualche volta
    qualcuno paga per opere che potrebbe farsi in casa
    da solo.
    Penso che peró bisogna andare alla radice:questo é
    Un problema annoso del quale gli epigoni come caravaggio
    sono solo la coda . Qui si tratta di superare gli anni 60 e 70.
    Quindi si tratta di cominciare a fare i conti con i pezzi
    da novanta e non con le mezze calzette.
    Aggiungerei che anche molte gallerie ospitano
    certi artisti perché facili e poco costosi da
    trasportare, parliamo anche di questo: si trasporta
    roba senza valore e la si vorrebbe rivendere ad
    un prezzo.
    Inoltre certe gallerie storiche e certi curatori preferiscono gli
    emuli per garantire una tradizione .

  • @Abbondio: a fine anni novanta alcuni manager Parmalat hanno gonfiato arbitrariamente di valore alcuni titoli (come se avessero risorse che non avevano). Spesso il sistema dell’arte ( i manager sono i curatori, giornalisti, galleristi, collezionisti, eccetera) attribuiscono arbitrariamente un valore di 30.000 Euro per un’opera di un giovane artista….per esempio. SU QUALI BASI????? Non fanno la stessa cosa????? Il caco è P ART MALAT.

    Non dico che sia sbagliato, ma servono ragioni e motivazioni. E queste le porta il confronto critico, prima e dopo le opere. Quello che sto cercando di stimolare, da 5 anni e mezzo, portando le mie tesi GREZZE. Vi invito a leggere gli articoli su Flash Art usciti fin dal 2009:

    http://www.whlr.blogspot.it/2011/11/question-time-flash-art-italia-ottobre.html

    Ma non esistono MAI antitesi, e quindi SINTESI che ci spiegano perchè l’opera di Caravaggio (che posso farmi io in casa) costa 9000 Euro + iva (cifra esempio). Semmai è giusto ma serve l’argomentazione critica.

    Nel 2014 lancerò in tutte le principali fiere internazionali, il progetto “Gli Intoccabili”. Staremo a vedere :)

    • Nel caso Parmalat fecero un falso estratto conto di Bank of America facendo una scansione dell’intestazione dal quale risultava una posozione di cassa se non vado errato di 4 mld di US $. Ma lasciamo un momento Parmalat, il problema del mercato dell’arte è che viene trattato come se fosse un mercato finanziario. Le opere vengono acquisite per un futuro apprezzamento monetario e non per se stesse, in realtà NESSUNA opera intrisicamente vale un centesimo, quindi quando il criterio è quello dell’arricchimento in genere l’unico risultato è quello di riemtterci dei denari, l’esempio più lampante rimane quello di Hirst, che ha segnato i prezzi più alti della propria carriera proprio quando il suo declino creativo è stato lampante, senza nuove opere a tenere vivo l’interesse i prezzi hanno iniziato ad andare in caduta libera.

  • Pneumatici Michelin

    Si i prezzi non sono un argomento secondario: se pensiamo questo non abbiamo capito in cosa consiste buona parte del sistema dell’arte
    I prezzi gonfiati sono un problema anche se si parla di cifre molto piú basse delle blue chips: l’Irregolaritá del mercato italiano con il suo nero ė un’arma a doppio taglio: si dichiara cifre assurde e poi si vende a tutti i prezzi, speculando su transitorie fortune quando si ė furbi o rincarando le tariffe sperando chereggano quando si ė degli sprovveduti

    • Cristiana Curti

      Secondo me chi parla di prezzi delle opere senza averne mai comprata una non ha grande diritto di intervenire in questa discussione.
      Posto che il prezzo di un’opera non ha nulla a che fare (se non marginalmente e solo di riflesso) con il suo valore artistico, posso tranquillamente affermare che non uno dei miei acquisti, e non parlo di Klee, Kosuth o Rothko, è un buco nell’acqua e tantomeno un caso Parmalat.
      La mia famiglia da parte di madre e padre e da diverse generazioni, è usa all’acquisto di opere d’arte, senza per questo poter dire (se non in un unico caso) di essere noi dei collezionisti (termine stra-abusato del tutto impropriamente per chiunque comperi random una qualsiasi crosta o un capolavoro senza un progetto culturale specifico).
      Dalla mia esperienza, con la vendita di opere o arredi d’arte, sono stati risolti periodi di difficoltà o anche solo di nuove acquisizioni (sia d’arte sia “di vita”).
      Se c’è un ambito che non ha mai deluso (MAI) è proprio questo e non certo perché gli acquisti erano stati effettuati con l’idea di speculare quanto piuttosto di godere di bellezza o cultura da condividere comunque (la nostra è anche una tradizione di prestatori) il più a lungo possibile.
      Se c’è una cosa di cui non mi pentirò mai è proprio l’acquisto di un’opera d’arte, pur non essendo io neanche lontanamente un tycoon e nemmeno un riccone qualsiasi sparigliato in una qualsiasi fiera internazionale o di provincia.
      Questo argomento deve essere affrontato con altri criteri di lettura e non con i consueti paraocchi della valutazione complessiva delle opere per cui si relega “il prezzo” all’angolo deleterio della questione, la spina dolorosa da cavare ma che si deve sopportare per un po’.
      Il costo di un’opera è cosa complessa e pur se posso concordare con lo stigma nei confronti di una questione di fondo (in Italia le quotazioni di un artista nostrano sono profondamente differenti se si considerino in galleria o nel più fluido mercato dell’incanto che è quello che rende davvero il senso della circolazione delle opere, mentre all’estero questa discrasia non esiste – ed è, ripeto, questione fondamentale) non riesco a essere d’accordo con chi pretende di misurare il valore, per così dire, sociologico di un’opera in relazione al “sito di distribuzione”. Se è pur vero che esistono differenze di quotazione, a parità di valore artistico, fra opere in vendita da Gagosian con altre in vendita da meno blasonati galleristi, è necessario dire che solo gli incolti presuntuosi vengono puniti dal mercato. E questo genere di personaggi appartiene a qualsiasi sfera dell’agire umano, dal mondo della politica (quanto investiamo in tizi che, appena giunti in sella, ci tradiscono?), dell’economia (quanti si sono improvvisati traders quando non potevano e non dovevano farlo?), ecc.
      Non vedo poveri collezionisti gabbati, vedo sprovveduti gabbati proprio perché non collezionisti. Quando capiremo che le cose del mercato dell’arte sono diverse da quelle del mercato delle blu chips forse faremo un passo avanti. Ma non mi attendo grandi consensi per questo intervento…

      • pneumatici michelin

        cristina curti
        il suo intervento può anche essere condivisibile ma mi sembra troppo di buon senso per essere persuasivo.
        Che ci sia movimento di denaro nel mondo dell’arte contemporanea mi pare fuori di dubbio e questo movimento è diventato molto condizionante
        La consueta affermazione che il mercato alla fine punisca solo gli sprovveduti non impedisce il fatto che i furbi giochino con i bluff senza pagare scotto: guardi che accade tutti i giorni nell’economia finanziaria
        Se la sua famiglia è stata fortunata o intelligente da investire giustamente le devo però chiedere di andare a vedere annate annate di riviste d’arte del passato e potrà trovare un’ecatombe di promesse mancate con gallerie critici e curatori sempre in sella tutt’oggi malgrado i bidoni tirati
        Non si tratta certo di ridurre un’opera al suo prezzo, ovviamente non è così riduttivo
        ma che l’economia vada avanti a bolle una dietro l’altra è un fatto reale e incontrovertibile
        Ovviamente ci sono vari segmenti di mercato e qui non si sta certo stigmatizzando il mercato tout court , questo vorrei che fosse chiaro.

        Ammesso che esista un giusto prezzo ed ammesso che tutte le opere in circolazione fossero vendute ad un giusto prezzo rimarrebbero i vari bluff
        di tipo intelettuale da stanare , molto frequenti in un’epoca di analfabetismo di ritorno, dove chi mette in dubbio pretesi valori consolidati è subito tacciato di postmodernismo al modo di un comunista che mangia i bambini :)

        Cristina come sta andando l’esportazione Vezzoli?

        • Cristiana Curti

          Mi chiamo Cristiana, ancora una volta. Davvero non le entra in testa. Può anche bastare il solo cognome, se davvero non ricorda.

          “Ovviamente ci sono vari segmenti di mercato e qui non si sta certo stigmatizzando il mercato tout court , questo vorrei che fosse chiaro.”
          Invece a me pare che quando si parla del mercato dell’arte in consessi che non se ne occupano veramente si tratta sempre dei soliti tre o quattro ritornelli. Che finiscono poi per demolire tutta la categoria dei mercanti e dei galleristi che sviliscono se stessi e lo mondo intero perché osano quantificare con un valore numerico l’inquantificabile.
          I media riverberano sempre e soltanto ciò che fa più scalpore, come è plausibile. Ma il mercato dell’arte non è fatto solo di Cezanne comprati a 200 milioni di dollari o di toplots che si rincorrono nelle aste cinesi e newyorkesi.
          Questi aspetti eclatanti sono solo una parte minima del vero indotto che produce il mercato dell’arte nel mondo. Certamente quello più spettacolare ma anche quello meno reale.
          Non si può confondere una pratica di vero collezionismo con l’arraffare oggetti costosi solo perché si hanno soldi in misura infinitamente superiore di quanto si potesse immaginare anni fa. La concentrazione della ricchezza in sempre meno capites è storia degli ultimi dieci anni e il mercato dell’arte più costosa è un ottimo riciclatore…i prezzi delle straordinarie superaggiudicazioni hanno spesso questo come contraltare più che il mero tentativo di infinocchiare qualcuno e questo è ben più grave del consueto fenomeno dei “polli spennati”..
          Se qui si cerca di smontare il valore artistico di un artista contemporaneo italiano sfidandolo sul piano della sua quotazione nel mercato dell’arte asseverata a fenomeni che con il suo ambito non hanno nulla a che fare si fa un pessimo servizio alla verità e soprattutto al valore dell’arte in sé.
          Conosco da anni il mercato e lo seguo e convengo con il fatto che – come in ogni comparto economico – si cerchi di “gonfiare” il gonfiabile, ma – insisto – Hirst è durato anche troppo senza un nuovo talento da esporre. Ed è durato perché comunque il mercato di riferimento – quello anglosassone – è molto forte e strutturato tout court. Da noi una bolla del genere sarebbe impensabile. Noi siamo, in questo, più fortunati, devo dire.
          Per quanto riguarda i bluff intellettuali, è terreno spinosissimo. Ma non impraticabile. Ci sarebbe molto da dire, per la verità. E non si può liquidare con due frasette sdegnose. Abbiamo il dovere di una maggiore libertà e onestà di giudizio perché stiamo parlando della nostra arte e della nostra storia, che a quanto pare siamo sempre pronti a denigrare fino all’ossessione. Fermi al primo impulso, senza raziocinio. Io non capisco questo atteggiamento italico.
          Ed è per questo che ci vorrebbe vera nuova critica d’arte: per spazzare via il pattume dei parolai di mestiere ma anche per ridimensionare i bastian contrari di professione. Questa totale mancanza di equilibrio (non solo in questo ambito) mi sconcerta e mi sconforta.

          Dell’esportazione di Vezzoli – come lei ben sa – non conosco nulla, chieda piuttosto alla Redazione. Peraltro sono disinteressata al lavoro in sé quanto piuttosto sono curiosa invece degli aspetti relativi alla norma. Inutile stuzzicare quando non c’è ciccia.

        • Angelov

          Esiste una zona nell’occhio chiamata Macchia Cieca, priva dei recettori visivi; un vuoto nella visione che viene continuamente compensato dai movimenti oculari e dal cristallino.
          Questa particolare modalità, quando assume un carattere simbolico, può migrare anche in altri ambiti apparentemente insospettabili, ed essere di ausilio per comprendere meglio certi fenomeni o situazioni.
          Nell’occhio di un artista, tutto ciò che concerne il Mercato che ruota intorno alle sue opere, è come se fosse confinato in una simile zona cieca, a lui stesso non così facilmente gestibile, ma il cui accesso necessita di continue mediazioni e compensazioni esterne.

          • Angelov

            questo commento non è diretto a Cristiana, che stimo molto, ma a questo post in generale; ho sbagliato a cliccare.

      • Nessuno

        E’ la sola cosa sensata che sia stata scritta. Mi complimento con lei, Cristiana.

  • Pneumatici michelin

    Cristiana giuro che non ho fatto apposta a sbagliare
    nome! Non so perché continuo a sbagliare! Boh!
    Mi scusi.
    Comunque non volevo stuzzicarla. Per vezzoli volevi sapere
    Anch’io come andava a finire anche se sono sicuro al riguardo
    di avere ragione io e lei torto:))
    Si va beh per il resto sono d’accordo piú o meno
    Accetti un saluto
    Buona sera

  • Si continua sviare e a NON parlare delle opere. Questa forma di analfabetismo non consapevole la dice lunga.

    • Cristiana Curti

      Sei tu che hai tirato in ballo i prezzi delle opere e come devono essere considerati in relazione a quanto il “collezionismo” (quale?) li subisce o li veicola. Adesso non ti sta più bene perché c’è anche qualcun altro oltre te che prende in mano il testimone, magari con maggior cognizione di causa.
      Complimenti per la lucidità.

  • Il contesto incide sull’opera. Esattamente come il contesto incide sull’urinatoi di Duchamp. Esattamente come cambia il valore di un bicchiere d’acqua nel deserto o in una casa a Viterbo…

    Quindi il fatto che l’opera sia in una galleria e costi svariate migliaia di Euro incide eccome sull’opera. Se poi l’opera è una rielaborazione personale di codici poveristi, questo incide ulteriormente.

    Prima bisogna capire quali valori riteniamo importanti e poi capire se le opere discendono da modi e atteggiamenti di valore. Ma forse questa non è la sede.

  • Voorei tornare a parlare del lavoro di gianni. Lui dice: “il fatto che io abbia usato dei cunei di marmo che strappano una foto in quanto significato mediatico di qualcosa che così viene portato a una dimensione concreta del esperienza (si parla del lavoro “sotto la superficie, la verità della concretezza”) è chiaramente e sostanzialmente l’impegno e la responsabilità più alta che oggi si può avere. E’ la responsabilità verso il senso di cosa sia la realtà”. un dibattito tra reale e mediato è in corso sull’articolo di Caliandro di qualche giorno fa per cui rimando là x i dettagli sul mio pensiero.
    Per cui, condivido in pieno l’obiettivo che si pone gianni nel suo lavoro ma non mi sento di condividere il suo modo di lavorare (e lo conosco dall’accademia), o almeno penso che sia necessario un passo in più.
    Cercare la realtà nello strappo di una foto (intesa questa come realtà mediata) mi sembra un pò semplicistico (bastava dire/scrivere: prendete una foto del cielo e ponetela davanti al cielo, strappatela e vedrete la differenza tra realtà e finzione). Il passo in più che secondo me bisogna esplorare è “far entrare l’opera nello spettatore via tutti i sensi”. Faccio un altro esempio: nell’opera marmo + zucchero a velo io chiederei allo spettatore di riprodursela in casa completando l’azione leccando lo zucchero sul marmo. Come sempre, rimando al mio blog per i miei lavori che sicuramente spiegano meglio questo mio modo di lavorare.

    • A proposito Gianni ti ricordi il mio lavoro del 1994 dove esponevo una foto del cielo posta tra muro e parete con sopra una cuffia per doccia usa e getta trasparente? Non voglio certo dire che hai ripreso quel lavoro, anche se secondo me ci sono delle affinità espositive, te lo dico per sottolineare ancora di più che la tematica realtà vs finzione era un argomento di cui già si parlava allora e che quindi a 20 anni di distanza sarebbe opportuno andar oltre. un caro saluto.

      • Gianni Caravaggio

        Caro Daniele, molto onestamente non ricordo minimamente, come tu ricorderai non ti ricorderai del mio lavoro ” Elasticamente Marx” del 1992, vero? Dal punto quel di vista che dici tu era molto efficace. Comunque tu non cogli il punto del mio lavoro, ma non importa. Alla fine l’opera è al di là di qualsiasi chiacchiera teorica ma è una contemplazione sensibile. Mi chiedo però perché non lo stai facendo tu un passo in più con le tue opere?

        • Gianni Caravaggio

          “Elastical Marx” !!!

        • lo faccio sul mio blog (clicca sul coda arancio)

  • il titolo era “soffio al cuore”

  • Potremo dire che la pietra di marmo sulla foto è finzione anch’essa. Se Gianni avesse fotografato una pietra entrata dalla finestra del suo studio sopra una sua foto? Anche quella poteva essere finzione….tutto ciò che rappresentiamo potrebbe essere finzione. Quindi per l’umanità (come dice Gianni) NON E’ questo il punto. Il punto è argomentare e fare le differenze, pensando che ogni cosa argomentata può essere finzione o realtà…poco importa.

    I dati sono:

    -lo spettatore non ha tempo per fare queste riflessioni. Al limite perde tempo per trovare qualcosa con cui arredare casa con poesia, o fare un buon investimento economico.

    -il confronto avviene SOLO tra addetti ai lavori.

    Per lavorare criticamente su questo, invito a questo progetto in svizzera:

    Basta un istante per fruirlo e non puoi fare alcun investimento, o arredare casa in nessun modo:

    http://1.bp.blogspot.com/-68Y67P2GCMg/Ua5irE_yCeI/AAAAAAAAAt0/JwjMipEbmYk/s1600/tired.jpg

  • Caro

    Un giorno mia nipote, dopo un pomeriggio con la babysitter vegetariana, che al posto di farla giocare l’aveva intontita di proselitismo, mi chiese “zia ma se divento vegetariana dopo divento cosi!?”

    Si rischia di perdere tutto il senso del proprio pensiero, buono e onesto che sia, nel cercar di convincere gli altri della propria veritá.

    Questo vale per Gianni come gli altri che sono intervenuti.

    • @Caro. tu stai facendo lo stesso con noi, ci vuoi convincere della tua verità. Qui non si tratta di mporre verità ma argomentare in modo semplice e logico…senza farci travolgere da:

      – mi piace

      -interessante

      -funziona

      Ma il livello di questi commenti è davvero bassissimo, e mi ci metto anche io che partecipo :)

      Ma mi sembra interessante come cartina tornasole per leggere l’italia e forse non solo.

  • Pneumatici michelin

    Caro
    Hai ragione
    D’ora in poi tutti zitti e convinti delle proprie opinioni:))

  • @CANE: strategie? Forse intendevi che le opere sono testimoni di modi atteggiamenti e strategie…ma non certo per emergere…penso che tu veda quello che hai negli occhi. Poi mi sembra che dopo Cattelan non stia emergendo niente, e visto certe cose che galleggiano meglio così. :)

  • luca

    rossi sei sempre così rispettoso verso cattelan, in fondo lo ami alla follia anche se lui è la negazione delle tue idee, però costa tanto e tu sogni i suoi soldi come gli italiani quelli di berlusconi.
    sei Buffo!

  • CANE

    bla bla bla. nessuno lavora. tutti parlano. una enorme impalcatura di niente costruito sul niente. e non vale solo per l’arte.