Uomini nudi attraverso la storia dell’arte. E attraverso l’Europa

È quasi una controffensiva, la mostra dedicata al nudo maschile nell’arte “Masculin/Masculin”, allestita sino al 2 gennaio al Musée d’Orsay a Parigi. Una reazione alla controversa e discussa “Nackte Männer” dello scorso autunno al Leopold Museum di Vienna.

Alexandre Falguière, Lutteurs, 1875 - Paris, Musée d'Orsay - © RMN (Musée d'Orsay) / Hervé Lewandowski

La mostra Masculin/Masculin copre lo stesso arco temporale, dall’Ottocento al XXI secolo, ha lo stesso proposito – esplorare il più che contemporaneo tabù del nudo maschile – e, inevitabilmente, quasi gli stessi artisti rispetto alla mostra viennese. Sin dal duo francese Pierre et Gilles, tra gli ospiti d’onore dell’esposizione, che ha scelto il loro Mércure come simbolo dell’evento, in risposta allo scandaloso Vive la France, scelto dal Leopold Museum. Ma con una differenza, messa in chiaro sin da subito: nudo e nudità non sono la stessa cosa, la nudità è una realtà che imbarazza, il nudo è frutto di una creazione artistica e, come tale, è pura idealizzazione.
La mostra mescola arditamente le epoche e i secoli. Si avanza in un itinerario tematico che accosta pittura, scultura e fotografia per assonanze e allusioni, mettendo da parte quello che, secondo i curatori, è un banale e fastidioso ordine cronologico: il Balzac nudo di Auguste Rodin fronteggia spavaldo il cadavere realistico di Ron Mueck, che spoglia suo padre e lo modella in dimensioni ridotte. I calciatori senza veli di Pierre et Gilles si mostrano impudichi dinanzi alle sculture di epoca fascista. L’originale si accompagna alle sue rivisitazioni, creando un itinerario inedito che al tema fa seguire le sue variazioni. Ai canoni ereditati dall’antichità, elaborati nelle accademie di nudo maschile, si accompagnano le reinterpretazioni neoclassiche, da Jacques-Louis David a Gustave Moreau, simboliste e contemporanee, con Freud e Picasso, che analizzano e riscoprono il corpo maschile, in veste di santo, eroe, divinità della vita attiva.

Paul Cézanne, Baigneurs, vers 1890 - Paris, Musée d'Orsay - © RMN (Musée d'Orsay) / Hervé Lewandowski
Paul Cézanne, Baigneurs, vers 1890 – Paris, Musée d’Orsay – © RMN (Musée d’Orsay) / Hervé Lewandowski

La virilità è esaltata, poi ricade negli abissi della psiche, con i tormentati autoritratti di Egon Schiele, infine si abbandona alla tentazione erotica e vagamente omosessuale del corpo nudo, con gli ammiccanti schizzi di Jean Cocteau e gli smaliziati disegni degli americani Paul Cadmus e Charles Demuth. Sono disseminati lungo il percorso gli scatti d’autore di Richard Avedon, che denuda i membri della Factory di Andy Warhol, Herbert List, con le sue inquietanti immagini dalla collezione Memento 1945, George Platt Lynes, Robert Mapplethorpe e David LaChapelle.
Poche ma celebri le opere firmate da artiste donne, tra le quali la reinterpretazione dell’Origine del mondo di Gustave Courbet della body performer Orlan, che imputa a un realistico fallo l’Origine della guerra. Prive del benché minimo potenziale di narcisismo e ostentazione, nelle opere delle artiste donne presenti, il corpo maschile diventa complice, si libera di aspettative e doveri e resta fragile e, inevitabilmente, vicino. Come nello scatto di Nan Goldin, che ritrae uno dei suoi amici nella vasca da bagno, o in quello di Imogen Cunningham, che cattura un dolcissimo Roy Partridge, suo marito all’epoca, mentre, novello Narciso, si rimira in uno specchio d’acqua. Ipnotico, invece, è Arch of Hysteria di Louise Bourgeois, una figura maschile, senza testa, in metallo, dai riflessi d’oro, che disegna un arco e, quasi da gentiluomo, si fa carico di una patologia da sempre riservata alle donne, quella dell’isteria.

Auguste Rodin, L’Age d’airain, 1877-1880 - Paris, Musée d’Orsay - © Musée d'Orsay, dist. RMN / Patrice Schmidt
Auguste Rodin, L’Age d’airain, 1877-1880 – Paris, Musée d’Orsay – © Musée d’Orsay, dist. RMN / Patrice Schmidt

Masculin/Masculin esita tra realismo e introspezione, tra imponenza e vulnerabilità del nudo maschile, dissimulando il pudore con la decomposizione del movimento e il gioco delle proporzioni. Ego ideale dell’artista, proiezione di fantasie e turbamenti, il corpo maschile è vagheggiato, messo in discussione e analizzato, compagno di giochi e malizie. Tuttavia, “la mostra ci sembra sin troppo pudica”, hanno dichiarato i curatori Guy Cogeval e Xavier Ray. Sarà per questo forse che, nei primi tre giorni di apertura, già in due si sono denudati di fronte al museo per emulare le opere d’arte.

Valeria Nicoletti

Parigi // fino al 2 gennaio 2014
Masculin/Masculin
a cura di Guy Cogeval e Xavier Ray
MUSEÉ D’ORSAY
1 rue de la Légion d’Honneur
www.musee-orsay.fr

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Valeria Nicoletti
Classe 1987, nata in terra salentina, vive a Parigi, a un passo dal Père Lachaise. Giornalista e traduttrice freelance, flâneuse in bicicletta, ha trascorso tre mesi a New York, dove ha sbirciato tra le tende di Occupy Wall Street per un documentario e, dopo un'immersione nel noir francese, ha indagato sulle vite degli scrittori migranti in Francia. Appassionata di teatro e letteratura contemporanea, colleziona fumetti e riviste sul comodino e, nel tempo libero, resta appesa a un trapezio. Attualmente scrive per Lettera43, OggiViaggi, Klp Teatro, Doppiozero e Artribune.