Stanley Donwood: la natura è animata

Mister Stanley Donwood (al secolo Dan Rickwood) è l’anima visiva dei Radiohead; l’artista che traduce in visioni le già immaginifiche note della band di Oxford, i progetti solisti di Thom Yorke e ora anche “Amok”, debut album del supergruppo “Atoms for Peace”. Lo abbiamo intervistato in occasione della sua mostra alla Outsider Gallery di Londra.

Stanley Donwood - Far Away is Close in Images of Elsewhere - veduta della mostra presso The Ousiders Gallery, Londra 2013

Uomo schivo e artista visionario ed eclettico, Stanley Donwood (al secolo Dan Rickwood) esprime la sua cupa creatività attraverso la pittura, l’incisione e la scrittura, dando forma, nelle sue opere, alle sue ossessioni: il dualismo città-natura, l’alienazione dell’uomo contemporaneo, le feroci critiche ai mass media. La natura inglese è la regina incontrastata della sua personale Far Away is Close at Hand in Images of Elsewhere, allestita fino al 20 ottobre alla The Outsiders Gallery, nel cuore del quartiere londinese di Soho. I paesaggi naturali, abitati da sagome enigmatiche, sono ritratti come ossessivi e inquietanti nelle tele colorate tratte da The King of Limbs e nelle Holloways, stampe e lavori su carta tratti dall’omonimo libro che Donwood ha presentato quest’anno, pubblicato da Faber and Faber.

La mostra presenta i bozzetti originali tratti dal libro Holloway, che hai realizzato insieme a Robert Macfarlane e Dan Richards, e le grandi tele colorate, parte dell’artwork di The King of Limbs, ultima fatica discografica dei Radiohead. In tutti i lavori, la componente naturale sembra essere predominante. Come nasce questo interesse?
Durante il lavoro per The King of Limbs ho iniziato a utilizzare forme di alberi e foreste immaginarie per creare un paesaggio interiore, una sorta di regno visivo dove i dinamismi dei suoni potessero prender vita. Come al solito, nell’iniziare un progetto mi sento abbastanza perso, ho un paio di idee e qualche ossessione artistica; solo dopo qualche tempo cominciano a formarsi idee concrete. Probabilmente la scintilla originale per tutto il corpus di lavoro è stata una passeggiata nel bosco di quasi dieci anni fa, in una fitta nebbia. I faggi sembravano essere pervasi da una misteriosa animazione, quasi una vita animale e, a un tratto, mia figlia più piccola scomparve nella nebbia. L’ho seguita, l’ho cercata, chiamandola per nome; lei rideva, correndo sempre di più nella nebbia, io cominciai a farmi prendere dal panico…

Stanley Donwood - Far Away is Close in Images of Elsewhere - veduta della mostra presso The Ousiders Gallery, Londra 2013
Stanley Donwood – Far Away is Close in Images of Elsewhere – veduta della mostra presso The Ousiders Gallery, Londra 2013

Il titolo della mostra, Far Away is Close at Hand in Images of Elsewhere, prende il nome dal verso di una poesia di Robert Graves, A Song for Contrariety, e da un murale apparso alla stazione di Paddington, a Londra. Come si relaziona questa frase alle opere in mostra?
Beh, abbastanza sorprendentemente, entrambi uomini che, la vigilia di Natale del 1974, hanno dipinto le parole “Far Away is Close at Hand in Images of Elsewhere” sul muro di Paddington erano presenti alla serata di apertura della mostra. È stato un incontro incredibile, scaturito da un fantastico giro di coincidenze. Anche se la scritta ora non c’è più, ha vissuto nella mia mente ed è diventata il titolo della mostra… e poi gli artisti originali ne hanno sentito parlare. La scritta è un’idea, e le idee non possono essere distrutte. Mi hanno parlato di altri slogan che hanno dipinto, sui quali ho intenzione di fare altri lavori.

Per le tele di The King of Limbs hai dichiarato che l’ascolto dei brani ha innescato in te una visione sinestetica, fino a pensare a una sorta di “cattedrale del suono”. Lo scambio creativo con i Radiohead avviene sempre in questo modo? La band ti fa ascoltare i pezzi e poi trai ispirazione, o ne discutete insieme?
Tutti i lavori che ho realizzato con i Radiohead nascono direttamente dall’ascolto della loro musica nella fase iniziale del processo di registrazione. Ricordo che, anche con The Bends, ascoltavo negli studi di registrazione le discussioni su come le tracce dovessero venir fuori e non avevo la più pallida idea di cosa stessi facendo. La musica è ciò che illustro. Mi viene difficile immaginare di ricevere un disco finito e poi tentare di produrre una copertina, anche se credo che questo sia ciò che accade nella maggior parte dei casi. La band non mi dice niente. Devo solo lavorare con la musica.

Stanley Donwood - Far Away is Close in Images of Elsewhere - veduta della mostra presso The Ousiders Gallery, Londra 2013
Stanley Donwood – Far Away is Close in Images of Elsewhere – veduta della mostra presso The Ousiders Gallery, Londra 2013

Il Centre for Fine Print Research di Bristol ha “vaporizzato” due delle opere esposte alla mostra: February Holloway e Wait Here We Will Come For You. Dimmi qualcosa su questa tecnica. Hai intenzione di riutilizzarla?
Cito direttamente il dottor Paul Laidler, che ha prodotto le immagini incise al laser: “Il processo utilizza biossido di carbonio che viene eccitato in una camera. Emergendo come una luce da un’apertura nella camera, il fascio viene focalizzato da una serie di specchi, una lente ed attraverso un ugello fino ad uno spessore di circa 0,2 millimetri. Quando il fascio viene a contatto con un materiale lo taglia vaporizzandolo. L’ugello si muove sulla superficie del materiale su un asse x e un asse y, che consente al disegno di essere tagliato o inciso con un elevato livello di accuratezza e complessità. Il Laser Studio dispone di un laser a letto piano di 10w, 30w e 200w con una superficie di taglio rispettivamente di 70 cm x 95 cm, 40 x 60 e 90 x 140 cm. Un computer controlla il percorso del laser che scioglie, brucia o vaporizza il materiale“. Continuerò sicuramente a collaborare con il Centre for Fine Print Research di Bristol, ci sono tante tecniche sulle quali voglio sapere di più.

Davvero hai collaborato con Banksy? Quali sono i tuoi rapporti con la scena artistica underground di Bristol? Ritieni che in una città come Bristol ci sia ancora uno stretto legame fra street art e scena musicale?
No, non ho lavorato con Banksy. Non so chi è, dove si trova, nulla di lui. Come per Bristol e la scena underground… ho avuto figli da abbastanza giovane, e così andare in discoteca a Bristol non è mai stata davvero molto più di una buona idea! Ora che sono cresciuto non ho più molta voglia di ascoltare le enormi casse che pompano drum’n’bass nei locali notturni. Anche se, a volte…

Stanley Donwood - Far Away is Close in Images of Elsewhere - veduta della mostra presso The Ousiders Gallery, Londra 2013
Stanley Donwood – Far Away is Close in Images of Elsewhere – veduta della mostra presso The Ousiders Gallery, Londra 2013

È stato un anno molto impegnativo per te, penso alla Drawing Room allestita alla Camden Roundhouse di Londra che ha accompagnato i concerti degli Atoms for Peace, alle presentazioni del libro Holloway e anche a un murale in produzione a Hollywood. Quali saranno i tuoi prossimi impegni?  
Hai ragione. È stato un anno molto impegnativo, in cui ho fatto anche un nuovo proposito per l’anno nuovo: dire “no” a tutto. Poi ho intenzione di scrivere un altro libro. Tranquillamente. E magari una vacanza.

Marta Veltri

Londra // fino al 20 ottobre 2013
Stanley Donwood – Far Away is Close at Hand in Images of Elsewhere
THE OUTSIDERS GALLERY
8 Greek Street
+44 (0) 203 2140055
[email protected]
www.theoutsiders.net

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Marta Veltri
Marta Veltri (Cosenza, 1983) si è laureata in architettura a Roma con una tesi sull'allestimento museale delle Terme di Caracalla. Subito dopo ha fatto parte del team che ha dato alla luce UNIRE, progetto vincitore dell'ultimo YAP (Young Architects Programs) MAXXI, sempre a Roma. Ha collaborato con studi d'architettura italiani e stranieri, approfondendo il complesso rapporto tra architettura, design, arte e fotografia. Negli ultimi tempi si è avvicinata al mondo della comunicazione in ambito artistico e culturale. Dal 2012 scrive per Artribune.