Modernità del Simbolismo. La tesi del LAC di Lugano

I protagonisti svizzeri accanto a quelli internazionali. Un viaggio tra natura, vita e morte, esotismo, turbamento sublime. Con capolavori di Böcklin, Segantini, Hodler e molti altri. Succede nei musei di Lugano.

Charles Giron, Le nuvole (Valle di Lauterbrunnen), 1901 - Vevey, Musée Jenisch

Il tema della mostra, il Simbolismo in Svizzera,  potrebbe far pensare a una rassegna sugli artisti locali. L’esposizione luganese è invece un compendio ampio, ragionato e straordinariamente suggestivo di tutto il Simbolismo: alle opere degli svizzeri sono infatti affiancati lavori di livello dei protagonisti europei (Moreau, Khnopff, von Stuck, Previati, Redon…).
L’intelligente divisione per temi consente di apprezzare la complessità filosofica del Simbolismo e di rivisitarlo con gli occhi di oggi, cogliendone i tratti che anticipano le avanguardie storiche. Risulta così chiaro come l’estetica simbolista non fosse un esercizio autocompiaciuto, ma una visione del mondo a suo modo rigorosa anche negli svolazzi più arditi. I “miti e misteri” citati nel titolo della mostra venivano affrontati con un approccio umanistico di fondo, il che fa sì che le opere non abbiano perso di interesse. Cosa che accade molto meno per movimenti anche più recenti che hanno esplorato temi affini, su tutti il Surrealismo.

Odilon Redon, Quadriga. Il carro di Apollo, 1909 ca. - Collezione privata
Odilon Redon, Quadriga. Il carro di Apollo, 1909 ca. – Collezione privata

Il percorso inizia al Cantonale e prosegue al Museo d’Arte, con duecento opere e ventuno sezioni. La morte è un tema trasversale, talora esplicito come nell’Amore e nei Fiori del male di Laermans o in La speranza di Cuno Amiet, talora occhieggiante dietro le forme di vita raffigurate. Persino nei paesaggi su cui si concentrarono per lo più i simbolisti ticinesi (Berta, Franzoni, Giuseppe Chiattone), in apparenza placidi, in realtà fonte di turbamento sublime. Un turbamento che si ritrova ancor più nei paesaggi di Hodler, affiancati in un’unica sala.
Un’altra protagonista è la figura femminile, sempre imperscrutabile, in alcune opere misteriosa fonte di vita, in molte altre temibile creatura oscura: come nel caso dell’Onda di Carlos Schwabe e del Vampiro di Edvard Munch. E poi la natura, l’animale e la sua ibridazione con l’uomo (si vedano le curiose sculture di Carriès), l’esotismo e l’esoterismo intesi come porte su una realtà più elevata, lo sguardo sull’infinità del cosmo (tra l’altro nelle opere straordinarie di Augusto Giacometti). Tra gli altri capolavori in mostra, vanno citati almeno il Mezzogiorno sulle Alpi e La vanità di Segantini, Il bosco sacro di Böcklin e Le anime deluse di Hodler.

Fotografo ingnoto, Monte Verità, Ascona, girotondo dei primi vegetariani, 1910 ca. - Bellinzona, Archivio di Stato del Cantone Ticino, Archivio Fondazione Monte Verità, Fondo Harald Szeemann
Fotografo ingnoto, Monte Verità, Ascona, girotondo dei primi vegetariani, 1910 ca. – Bellinzona, Archivio di Stato del Cantone Ticino, Archivio
Fondazione Monte Verità, Fondo Harald Szeemann

Alcune sezioni, poi, rintracciano i legami del Simbolismo con la Rosa-Croce, con l’antroposofia, con la colonia del Monte Verità. E vengono esplorati i rapporti con la letteratura (Baudelaire, Valéry…) e con la musica, da Satie a Wagner.

Stefano Castelli 

Lugano // fino al 12 gennaio 2014
Miti e misteri. Il Simbolismo e gli artisti svizzeri
a cura di Valentina Anker
MUSEO CANTONALE
Via Canova 10
MUSEO D’ARTE
Riva Caccia 5
+41 (0)58 8667214
[email protected]
www.mitiemisteri.ch

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Stefano Castelli
Stefano Castelli (Milano, 1979) è giornalista, critico d'arte e curatore. Si è laureato in Scienze Politiche all'Università degli studi di Milano con una tesi di filosofia politica su Andy Warhol come critico sociale. Ha vinto nel 2007 il concorso per giovani critici indetto dal Castello di Rivoli con un saggio su "Scatologicità e Pop Art in Bruce Nauman". Come giornalista scrive per Artribune, dal 2011, e Arte Mondadori, dal 2007. Come curatore è impegnato nella scoperta di giovani artisti e ha curato una trentina di mostre tra gallerie e musei. Come critico ha scritto tra l'altro per la mostra Big Bang, Museo Bilotti, Roma, 2008. Il suo taglio critico è orientato a una lettura politico-sociale dell'arte e a una lettura dell'estetica come fenomeno non disgiungibile dall'etica.